E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.
Solennità della Santissima Trinità (Anno A)
Solennità del SS Corpo e Sangue di Cristo (Anno A)
XI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Mt 16,13-20
Chi è Gesù per me?
Che posto occupa nel mio cuore, nella mia vita?
“Ma voi, chi dite che io sia?”. Questa domanda di Gesù è centrale nella vita di ogni credente. I discepoli, che seguono il Maestro, sanno che Egli è il Messia che il popolo di Israele attende da sempre. Eppure, l’immagine di Dio che i discepoli avevano, soprattutto quella del Messia, era completamente diversa da quella che Gesù incarnava. Essi volevano e si immaginavano un Messia potente, che avrebbe salvato il popolo di Israele con la forza. Questo contrastava con il modo di agire di Gesù, che era basato sulla predicazione e sull’annuncio del Regno di Dio.
Egli ha rivelato loro chi è Dio, che Dio è Amore e che Egli è venuto a salvarci … Gesù ha sempre agito con mitezza, accogliendo l’altro senza distinzione, ha guarito i malati e ha predicato che bisogna amare i nostri nemici … Davanti alla domanda di Gesù, i discepoli comprendono che Egli attende da loro una risposta personale su chi Egli è per ciascuno di loro.
Chi vuole essere un autentico discepolo deve aver chiara nel suo cuore la risposta personale alla domanda che Gesù gli rivolge: “Chi sono Io per te?”. Ognuno di noi, come i discepoli di duemila anni fa, deve sentirsi interpellato e coinvolto personalmente. Queste parole di Gesù devono toccarci il cuore. È come se Egli ci dicesse: “Tu mi stai a cuore, desidero vivere una relazione vera e profonda con te …”.
Allo stesso modo di come accade anche in ogni relazione interpersonale e profonda che viviamo, è importante porsi questa domanda nella verità: “Chi è lui (o lei) per me?”. La risposta a questa domanda porterà un cambiamento, un discernimento circa il nostro rapporto con la persona, e ci aiuterà a lavorare e costruire insieme in vista del bene comune.
Qual è la nostra risposta alla domanda che Gesù ci fa? … Ecco la risposta di Santa Teresa: “Il Cristo è il mio Amore, egli è tutta la mia vita”. Ed ecco anche quella di San Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. I santi hanno sempre da insegnarci tanto! Per la loro spontaneità e audacia, essi si aprono a Gesù e alla vita della grazia. Il Signore suscita nel loro cuore risposte vere e profonde, tali da modellare sempre di più i loro cuori e rendere le loro vite conformi ai Suoi comandamenti. Essi trovano la loro felicità nel conformare la loro esistenza alla volontà Sua e al Suo progetto di salvezza. E per noi? Quale sarà la nostra risposta?... “Ma voi, chi dite che io sia?” …
Soltanto nella preghiera e ricevendo i sacramenti potremo ricevere dal Signore la risposta a questa domanda. Egli ci aiuterà a far luce nel nostro cuore, nei nostri pensieri e verrà ad illuminare ciò che deve essere illuminato per possiamo rispondere generosamente alla sua chiamata, al Suo amore. Invochiamo lo Spirito Santo, perché ci aiuti a rispondere in verità, a capire ciò che Dio attende da noi, se la nostra risposta corrisponde e se è in armonia con il suo Amore. Questo ci permetterà anche di verificare la qualità della nostra vita di fede. Uno dei numerosi passaggi fondamentali per ogni credente è riconoscere che Dio desidera la nostra felicità. Egli ha desiderato la nostra esistenza dall’eternità e vuole benedirci in ogni istante.
La “porta” che conduce al Cuore di Dio è sempre aperta per noi, sta a noi fare la scelta di entrarvi e rimanere con Lui, oppure di rifiutare il Suo Amore. Il Cristo, il Figlio del Dio vivente, si è offerto per ciascuno di noi, come ci ricorda ogni immagine del Crocifisso con le Sue braccia spalancate e il Suo cuore squarciato dalla lancia. Il Signore Risorto che ci offre Misericordia e Pace vera desidera colmare le nostre vite con la Sua presenza, con la Sua grazia. Sta a noi decidere! Come hanno fatto i santi, siamo invitati a lasciarci trasformare dalla grazia di Dio per diventare delle “pietre vive” per la costruzione del Suo Regno.
"Cristo è il mio Amore, Egli è tutta la mia vita.
É il mio Amato, che mi rapisce gli occhi
e già sento i suoni melodiosi della sua dolce armonia"
Poesia 26,1
Mt 15,21-28
Prego il Signore con fiducia per le necessità dei miei fratelli e delle mie sorelle, per la conversione delle anime e per il bene comune?
Il Vangelo di questa domenica ci permette di riflettere sulla potenza della fede in Dio. Una donna pagana chiede insistentemente a Gesù di guarire sua figlia che è tormentata da un demonio. Gesù le risponde con un rifiuto categorico, almeno in un primo momento. La donna non si scoraggia e insiste nel chiederGli aiuto. Gesù manifesterà tutta la Sua ammirazione per la fede di questa donna e le accorderà la guarigione di sua figlia.
Leggendo questo episodio evangelico, inizialmente potremmo restare turbati davanti alla durezza del Figlio di Dio. Avendo cura di studiare più attentamente il testo, constatiamo che Gesù instaura un dialogo personale con la donna, per formare e far crescere la sua fede, rifiutando inizialmente la sua richiesta di guarigione.
“La preghiera è uno slancio del cuore”, dice santa Teresa, ma allo stesso tempo essa è “un grido … nella prova come nella gioia”. Il dolore che proviamo quando una persona cara soffre è a volte insopportabile e ci spinge a fare grandi cose. Nel caso di questa figlia che è tormentata, sua madre agirà con grande audacia verso Gesù e sarà capace di sperare contro ogni speranza. La donna pagana cerca Gesù perché ha sentito parlare di Lui e dei miracoli che Egli compie. Ella pensa che, davanti al suo dolore, il Maestro, che ha guarito le infermità di tante persone, non potrà restare insensibile.
E così, anche se secondo la Legge ella non avrebbe diritto a ricevere miracoli da parte Sua, in quanto pagana, la donna insiste, osa, supplica e, in un certo senso, arriva a toccare il cuore del Figlio di Dio. Egli è colui il cui cuore è più tenero di una madre, come dice in numerosi passaggi la Sacra Scrittura. Gesù si lascia intenerire dal “grido” di questa preghiera e dalla fede di questa donna. La donna ottiene così molto di più di quanto potesse sperare. L’evangelista ci racconta che la guarigione della figlia avviene in modo istantaneo, ma soprattutto ella ha fatto l'incontro con Gesù, e lo riconosce come suo Signore. Non vede più in Gesù un guaritore ma il Salvatore.
Alla luce di questa situazione, sembra che la nostra preghiera abbia il potere di muovere a compassione il Signore e far sí che Egli ci esaudisca. Non dimentichiamo che il Signore ci precede e viene a suscitare nei nostri cuori pensieri giusti e il desiderio di pregarlo. La preghiera, per santa Teresa, è la capacità dell’anima di uscire dalle proprie chiusure, dalla propria volontà, dai propri pensieri e desideri e unirsi intimamente al Signore, affinché Egli faccia corrispondere la nostra volontà alla Sua.
Non dobbiamo chiedere qualcosa al Signore perché vogliamo ottenerla a tutti i costi, o perché pensiamo che sia una cosa buona per noi, ma perché il bene che stiamo desiderando per noi o per gli altri, deve essere in accordo con la volontà di Dio. La disposizione del cuore ad accogliere la volontà divina può nascere soltanto da una grande fiducia verso il nostro Creatore e Salvatore.
In alcuni casi, tale fiducia ci aiuterà a rivolgere il nostro sguardo verso il Cielo, come dice Santa Teresa, con la certezza di essere esauditi. In altri casi, la fede in Dio ci farà “gridare forte”, perché ci sembrerà che Egli non ci ascolti. In verità, il Signore non ha bisogno che noi esprimiamo i nostri pensieri e i nostri desideri, perché Egli li conosce prima ancora che noi ne prendiamo consapevolezza. Egli vuole purificare la nostra fede, i nostri desideri, la nostra preghiera... tutto questo in vista del Cielo e della nostra relazione con Lui e con i nostri fratelli e sorelle in umanità.
La preghiera è tanto importante, perché essa ci permette di entrare in relazione con Dio e di conformare la nostra volontà alla Sua. Gesù, che è Dio, ci ha mostrato l'esempio. Egli ha trascorso gran parte della sua vita sulla terra pregando il Padre. La preghiera ci fa riconoscere la nostra piccolezza davanti a Dio, ci rende umili e, ancora di più, ci fa crescere nella fede e nell’abbandono nella Sua Provvidenza. Lo Spirito Santo, che “intercede per noi con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26), infiammi il nostro cuore di amore per il Signore e faccia di noi degli intercessori ardenti presso il Padre per i bisogni di tutti i nostri fratelli e sorelle.
"Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il Cielo. E' un grido di riconoscenza e di amore nella prova come nella gioia; insomma, è qualcosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l'anima e mi unisce a Gesù".
Manoscritto C 25 v
Mt 14,22-33
Quando io attraverso le tempeste della vita mi lascio afferrare dalla mano di Dio che è pronto a venirmi in soccorso e a salvarmi?
Nel Vangelo di questa domenica ci troviamo davanti ad un’esperienza molto forte che i discepoli, e soprattutto Pietro, hanno vissuto con Gesù. Dopo aver congedato la folla, il Figlio di Dio si ritira in preghiera, da solo sulla montagna. La barca con i discepoli si allontana dalla riva e comincia ad essere agitata a causa delle onde. Gesù comincia ad avvicinarsi ai discepoli, camminando sull’acqua. In un primo momento, Pietro compie un atto di audacia e di affidamento, seguito immediatamente dalla sfiducia e dalla paura di affondare, perché non guarda più al Maestro, ma a se stesso.
Questo episodio, raccontato dall’evangelista San Matteo è, in un certo senso, una metafora della nostra esistenza. Molte volte le tempeste della vita sopravvengono in maniera inaspettata, ci fanno perdere “l’equilibrio”, e la nostra fede comincia a vacillare. Spesso, in questi momenti, pensiamo che tutto è perduto e che non c’è via di uscita. Facilmente rischiamo di lasciarci dominare dalla paura o di pensare che dobbiamo salvarci con le nostre sole forze. Dimentichiamo o ci rifiutiamo di chiedere aiuto ai nostri fratelli in umanità, ma soprattutto al Signore, che è l’Unico che può davvero salvarci e guidarci.
In un primo momento, Pietro ha dimostrato una grande fiducia verso Gesù, quando Egli ha cominciato ad entrare in dialogo con Lui e gli ha chiesto di raggiungerLo, camminando anche lui sulle acque; poi, però, quella fiducia iniziale ha vacillato subito e il soccorso di Gesù è divenuto indispensabile. L’esperienza che Pietro ha vissuto ci rivela molte cose sul nostro modo di vivere la fede e il rapporto con Dio.
È facile professarci “credenti” quando la nostra “barca” naviga su un mare calmo in pieno giorno. È quando sopravviene il buio della notte e il mare si agita che tutto diventa più difficile. Eppure, mentre i discepoli erano nella barca, Gesù era sul monte, stava pregando Suo Padre e stava pregando per loro.
Questo ci fa capire che il Signore non vuole risparmiarci i momenti di prova, anche se Egli sa che, quando incontriamo grandi difficoltà, ne siamo destabilizzati. Tuttavia, il Signore ci mostra anche che
Egli non cessa di pregare e di intercedere per noi e ci viene in aiuto prima ancora che glielo chiediamo. Santa Teresa ha vissuto lunghi periodi di prova della fede, durante la sua breve vita. La sua esperienza personale è ricca di insegnamento per noi, al fine di aiutarci a preparare bene il nostro cuore per affrontare tali prove e comprendere come viverle! Quando nel suo cuore infuriava la tempesta, Santa Teresa guardava Gesù, non faceva altro che mettere la sua fiducia in Colui che può tutto! Ella aveva gli occhi fissi sul Suo Signore e il Suo Sposo, e compiva un atto di volontà e di fede, credendo fermamente nel Suo amore di Padre.
La nostra giovane Carmelitana sapeva di essere figlia amata del Padre. Ella si sentiva consolata nella prova al pensiero che Egli “aveva fatto i cieli per lei”, come dice lei stessa in una sua poesia. Ciò significa che il Signore ha preparato la ricompensa della vita eterna con Lui, in Cielo, per i figli che Lo amano e si abbandonano a Lui fin d’ora su questa terra.
Santa Teresa, allora, esclamava: “La paura mi fa indietreggiare, con l’amore non soltanto vado avanti, ma volo!”. Abbiamo visto, infatti, quanto è successo a Pietro: la paura l’ha fatto affondare. Anche per noi è così. Tutte le volte che la fede comincia a vacillare in noi, perché perdiamo la nostra fiducia in Dio, perché dubitiamo del Suo amore, allora cominciamo ad avere paura, perdiamo il controllo, facciamo il male …prendiamo strade di morte, ci smarriamo, diventiamo una contro testimonianza e perdiamo la pace.
Nelle diverse situazioni, comprese quelle in cui ci succede qualcosa che non accettiamo, che rifiutiamo, o quando siamo nell'illusione, ce la prendiamo con una persona o un'altra o addirittura con Dio, rendendolo responsabile di tutti i nostri mali. Sbagliamo enormemente quando ci lasciamo prendere dall’orgoglio, dalla superbia, dall’angoscia, dalla paura … Dovremmo rivolgere il nostro sguardo verso il Padre e ricordarci che Egli continua ad amarci come ha fatto da sempre e per sempre. In questi momenti di difficoltà, come ci insegna Santa Teresa, dobbiamo compiere un solo gesto: alzare lo sguardo verso Dio e cercare il Suo e cercare quello di Dio, che non smette di cercarci per offrirci il Suo aiuto e il Suo Amore.
"Quando nel mio cuore infuria la tempesta, verso
di Te, Gesù, io alzo la testa e nel tuo sguardo misericordioso io leggo : "Figlia, per te io ho fatto i Cieli".
Poesia 36,4
“La paura mi fa indietreggiare, con l’amore non soltanto vado avanti, ma volo!”
Manoscritto A 80 v
Mt 14,13-21
Quali sono le mie fragilità?
Le affido al Signore e alla sua misericordia?
Il Vangelo di questa domenica ci presenta l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Nel racconto, l’Evangelista san Matteo mette in luce la sollecitudine e la compassione di Gesù per una folla numerosa di persone, che lo seguono a piedi pur di ascoltare la Sua parola, di ricevere il Suo insegnamento e, per i malati, di essere guariti. Il Figlio di Dio si prende cura di ciascuno di loro, secondo i loro bisogni. Giunta la sera, Egli non manda via le persone perché provvedano ad andare a comprare del cibo, come i discepoli gli avevano proposto.
Gesù provoca i discepoli, chiedendogli di dare loro stessi da mangiare alla folla. Essi restano sorpresi davanti a questa richiesta del Maestro. Quello che hanno come cibo è troppo poco per tutta quella gente! Essi non hanno altro che cinque pani e due pesci.
Eppure, Gesù vuole servirsi di quel “poco” per nutrire la folla. Il Suo agire è ricco di insegnamenti per noi. Dio può tutto, ma desidera e chiede la piccola parte che possiamo fare. Chiede la nostra collaborazione. Qual è la nostra risposta? Egli interviene, moltiplica i pani e i pesci al punto che ciascuno mangia a sazietà e, con quello che rimane, riempiono dodici ceste.
L’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci richiama evidentemente l’istituzione dell’Eucarestia: Il Pane Eucaristico ci sazia, ci dona la Vita Divina, ristabilisce la nostra comunione intima con la santissima Trinità. Gesù Ostia si dona pienamente a noi in questo sacramento d'amore. L’Eucarestia nutre noi, che siamo il popolo di Dio, e siamo chiamati a camminare seguendo il Maestro durante tutto il corso del nostro pellegrinaggio terreno.
A partire da questo brano evangelico, possiamo mettere in evidenza anche un altro insegnamento. A volte pensiamo che il Signore attende da noi grandi opere, grandi sacrifici, grandi azioni, che sono al di là delle nostre forze. In verità, il Signore ci chiede di accettare e riconoscere la nostra povertà e la nostra impotenza e metterle nelle Sue mani. Il Maestro ci chiede di essere umili e di riporre la nostra fiducia in Lui, di seguirLo senza dubitare e di amarLo con tutto il nostro cuore, come Egli ci insegna nel Deuteronomio.
Santa Teresa ha sperimentato lo scoraggiamento e la desolazione soprattutto quando ha pensato di poter contare sulle proprie forze per andare incontro alle necessità dei suoi fratelli e delle sue sorelle in umanità. Ella ha compreso che soltanto il Signore, nella Sua amore infinito e nella Sua grande misericordia, può saziare i bisogni esistenziali, i desideri profondi, le più grandi necessità di cui ciascuno ha bisogno. Egli, tuttavia, desidera che collaboriamo alla Sua opera di salvezza.
Il Divino Maestro vuole fare di noi degli strumenti attraverso i quali la Sua misericordia può raggiungere le anime. Occorre, però, che noi gli offriamo il nostro amore, come dice Santa Teresa. Il nostro amore è incostante, povero, spesso egoistico. Ci sembra troppo poco, ma è tutto ciò che possediamo. Se consegniamo a Lui la nostra povertà, Egli realizzerà quanto per noi è impossibile.
I nostri piccoli atti d’amore, che a volte abbiamo fatto con fatica, in modo sbagliato e magari attendendo qualcosa in cambio, le nostre piccole rinunce, fatte per amore di un fratello o di una sorella, l’ascolto che abbiamo offerto a qualcuno che ne aveva bisogno, ma a cui avremmo potuto dare del tempo in più, il perdono che abbiamo donato credendo di aver superato il nostro orgoglio …
Tutte queste occasioni sono preziose, se siamo capaci di riconoscerle e affidarle a Dio. Prendendo coscienza della nostra debolezza, siamo invitati ad aprire a Lui i nostri cuori con una fiducia infinita, come Santa Teresa ci insegna. Il Signore ci conosce profondamente, molto più di quanto noi conosciamo noi stessi. Ci ama e desidera far parte delle nostre vite, riempirci del Suo amore. Apriamogli il cuore, doniamogli tutto l’importanza che gli spetta, diamogli tutto ciò che ci appartiene (i nostri doni, la nostra preghiera, le nostre buone azioni...).
Pensare alle nostre incapacità significa chiuderci su noi stessi. Significa dimenticare chi è Via, la verità e la luce …significa non guardare più Colui che è l’unico che deve contare, Colui che salva! OffriramoGli tutto, custodiamo la fiducia in Lui, apriamoci alla Grazia di Dio e lasciamoGli compiere in noi e per mezzo di noi ciò che Egli vuole per ciascuno dei nostri fratelli e sorelle.
"Egli non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore, perché questo stesso Dio che dichiara di no aver affatto bisogno di dirci se ha fame, non ha esitato a mendicare un po' d’acqua alla samaritana ... Era l’amore della sua povera creatura che il Creatore dell’universo invocava"
Manoscritto B 1v
Mt 13, 44-52
Ho trovato la “perla preziosa” che è l’Amore di Dio e che dà il vero senso a tutta la mia vita?
Cos’è per noi il Regno di Dio? Tante volte abbiamo ascoltato Gesù che ne parla nel Vangelo, tante volte abbiamo ripetuto nel “Padre Nostro”: “Venga il tuo Regno”. Quando pronunciamo queste parole non abbiamo la piena consapevolezza di ciò che stiamo chiedendo al Signore.
Nel Vangelo di oggi, Gesù parla del Suo Regno paragonandolo ad un tesoro nascosto, ad una perla preziosa, ad una rete piena di pesci. Queste immagini, utilizzate da Gesù, sono piene di senso.
Il Regno di Dio è una realtà molto preziosa, che è vera, eppure non è visibile per tutti. Esso si sviluppa silenziosamente e discretamente, come le radici di un albero sotto terra, che crescono in modo nascosto. In qualità di discepoli del Signore, dovremmo essere esperti e attenti a cercare e trovare questi segni di Dio nella vita di ogni giorno e farli scoprire anche ai nostri fratelli e sorelle.
Santa Teresa ripete più volte nei suoi scritti che il Regno di Dio è nascosto. Ella dice che sono pochi coloro che sanno trovarlo, proprio perché il mondo ama ciò che “brilla”, mentre invece occorre uno sguardo attento che sappia cogliere i segni della presenza del Regno sulla terra, nei nostri cuori.
Talvolta capita che ci lasciamo annebbiare la vista dai falsi “tesori”, come il successo, le ricchezze materiali, il potere, il prevalere sugli altri. Eppure, tutte queste cose non ci danno altro che una felicità effimera che non ci riempie e in più ci allontanano dal vero bene.
Al contrario, l’uomo che ha scoperto il tesoro nascosto nel Vangelo è pieno di gioia grazie alla scoperta di un bene così prezioso. Senza pensarci due volte, egli va subito a vendere tutto ciò che possiede, per comprare quel campo. È così di chiunque ha trovato in Gesù l’unica vera ricchezza. Questa perla è così preziosa perché è capace di dare alla nostra vita il suo vero valore. Se abbiamo scoperto la grandezza, la profondità, l’unicità dell’amore di Gesù, Figlio unigenito di Dio, per noi, allora non abbiamo paura di mettere nelle Sue mani tutti i nostri beni.
Tutto quello che possediamo, materiale o spirituale che sia, appartiene a Lui. È Lui che ci ha affidato questi doni: i legami più belli e preziosi che abbiamo costruito con i membri delle nostre famiglie, le amicizie, i doni spirituali e umani di cui il Signore ci ha arricchito, a servizio della relazione con l’altro e per il bene comune … Se abbiamo compreso il valore infinito che ciascuno di noi ha agli occhi di Dio, non manchiamo di accogliere Gesù Cristo come l’unico bene, Lui, il Salvatore di ogni vita.
La terza immagine utilizzata da Gesù nel Vangelo parla di una rete piena di pesci. Alla fine del mondo, i “pesci” saranno divisi dagli angeli secondo le opere che avranno compiuto, in “pesci buoni” e “pesci cattivi”. Tali parole ci invitano a vivere fin d’ora la nostro vita personale con spirito di discernimento e a compiere le buone scelte alla luce dello Spirito Santo e secondo gli insegnamenti del Signore. Tutto questo vale anche per le scelte che sembrano meno importanti o essenziali per la nostra vita spirituale, come ad esempio i nostri acquisti, quello che guardiamo in televisione … ecc
Alleniamo il nostro cuore e la nostra intelligenza a scegliere sempre il bene e a rinunciare al male in tutte le sue forme. Chiediamo l’aiuto della nostra Mamma Celeste, dei nostri amici Santi e degli Angeli, per fare le buone scelte e prendere le decisioni giuste ogni giorno della nostra vita. Al momento del giudizio finale, saranno i nostri pensieri e le nostre buone azioni a essere giudicati e ci permetteranno o meno di raggiungere il nostro Signore e Re in Cielo. Se essi saranno stati vissuti in conformità alla Sua Divina volontà, allora potremo regnare con Lui nel suo Regno, in una gioia infinita, che è fonte di consolazione e di ogni bene.
"Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime sanno trovare, perché Egli è nascosto e il mondo ama ciò che brilla".
Lettera 145
Mt 13,24-30
Quali sono i pensieri, le scelte e le attitudini che il Signore attende da me perché cresca in me il "buon grano" che Egli ha seminato?
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù utilizza delle metafore molto concrete ed eloquenti per parlare del Regno di Dio alle persone che Lo seguivano. La parabola del grano e della zizzania che Gesù utilizza, ci fa subito pensare ai molteplici contesti relazionali nei quali siamo chiamati a vivere, in famiglia, al lavoro, tra amici, in parrocchia, ecc. Ci rendiamo conto che il “grano” e la “zizzania” crescono insieme anche nella nostra epoca. Questa parabola i parla del problema della coesistenza del bene e del male.
Talvolta ci ergiamo a giudici del nostro prossimo e vorremmo che il Signore “rimuova” o “sposti” quelle persone che noi gradiamo poco o per niente. Queste persone le consideriamo come “zizzania”, come cattive, dannose, sgradevoli …secondo i nostri criteri personali.. La nostra visione della realtà è parziale, egoistica e limitata per quanto riguarda i nostri fratelli e sorelle in umanità. Solo Dio può e ha il diritto di giudicare. Talvolta pensiamo che il male esista soltanto nelle altre persone, ma non ci rendiamo conto è nel nostro stesso cuore che può regnare la “zizzania”. Ricordiamoci che la Parola di Dio si rivolge in maniera personale a ciascuno di noi se facciamo lo sforzo di ascoltarla. Essa si rivolge a ciascuno di noi e ci invita alla nostra conversione personale.
Santa Teresa ci insegna a guardare in profondità e nella verità le relazioni che viviamo e a discernere ciò che viviamo nell’intimità della nostra anima. A tal proposito, ella racconta nei suoi scritti di una consorella i cui modi di fare le erano molto sgradevoli. Questa Sorella le suscitava una naturale antipatia, al punto da procurarle delle lotte interiori che la infastidivano ed erano per lei davvero spiacevoli, soprattutto quando si trovava a svolgere dei compiti insieme a questa religiosa. Davanti a tali difficoltà, Suor Teresa pregava, offrendo a Dio tutti i meriti e le virtù della consorella, pur non vedendoli.
In questo modo, Suor Teresa andava oltre il giudizio e i suoi sentimenti. Ella si esercitava a guardare la sua consorella con gli occhi di Dio. Chiedendo la luce dello Spirito Santo nella preghiera, ella comprendeva che la Sorella che le sembrava antipatica era una creatura amata da Dio esattamente come lei. Come scrive Santa Teresa in uno dei suoi manoscritti, Gesù stesso, “Artista delle anime”, dimorava nascosto in fondo al cuore della sua consorella. Se Gesù l’amava e dimorava in lei, suor Teresa comprendeva che anche lei doveva amarla senza riserve.
Certo, umanamente sembra impossibile trattare con amore e delicatezza qualcuno che non sopportiamo, oppure addirittura pregare per questa persona. Eppure, il Signore desidera che lo facciamo e anche che raddoppiamo l’amore per lei, che restiamo umili, perché non sappiamo qual è il progetto d’amore di Dio per la sua creatura.
Egli vuole che riconosciamo la bellezza della Sua creazione, che riconosciamo i segni della Sua presenza, i semi del Suo Regno negli altri. Il Signore desidera che, attraverso la nostra preghiera, il nostro amore e la nostra testimonianza, noi permettiamo ai semi del “buon grano”, seminati da Lui stesso, di crescere dentro di noi e negli altri.
La “zizzania”, in un primo momento, potrà sembrarci un ostacolo, qualcosa o qualcuno che vorremmo evitare. Tuttavia, il Signore si serve di tutto, non dimentichiamolo. È importante che comprendiamo che sarà il Signore ad occuparsi della “zizzania”, secondo i suoi progetti. Da parte nostra, noi dobbiamo preoccuparci piuttosto di prenderci cura di far crescere in noi e intorno a noi il “buon grano” che Egli ha seminato dentro di noi.
Il Signore ci doni il Suo Spirito di intelligenza e di discernimento per guardare le persone e le situazioni della vita come fa Lui, con profondità e delicatezza, senza rimanere su un piano superficiale o sentimentale. Egli ci conceda il dono della fortezza, per avere il coraggio di agire in verità verso il nostro prossimo e verso noi stessi. È importante che noi vediamo in ogni essere umano le meraviglie che la grazia di Dio opera in lui e attraverso di lui. Il Signore ci chiede di sperare al di là di ogni attesa, che, aiutato dalla Sua grazia, il seme buono può crescere e portare molti frutti in ciascuno e per la salvezza delle anime. Con la grazia di Dio, i frutti sono chiamati a durare e aumentare.
"C'è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto ... eppure è una santa religiosa che deve essere
molto gradita al buon Dio... Ogni volta che la incontravo pregavo per lei il buon Dio, offrendoGli tutte le sue
virtù e i suoi meriti... Gesù, l'Artista delle
anime, è felice quando non ci fermiamo
all'esteriorità, ma penetriamo fino al
santuario intimo che Egli si è scelto come
dimora e ne ammiriamo la bellezza".
Manoscritto C 14 r
Mt 13,1-23
Permetto al Signore di agire nel mio cuore affinché io diventi terreno fecondo, pronto ad accogliere la Sua parola e a portare frutto?
La liturgia di questa domenica offre alla nostra contemplazione la parabola del seminatore.
Nel racconto di san Matteo, Gesù ci parla di un seminatore che semina a tempo e fuori tempo, instancabilmente, quasi ostinatamente. Egli è convinto che i semi che ha seminato ovunque finiranno, prima o poi, per portare dei frutti. L'immagine di questo seminatore ci sorprende e ci invita a meravigliarci.
Il fatto che il seminatore getti il suo seme lungo la strada, come tra i rovi o tra le pietre, come dice la parabola, può persino farci pensare che questo contadino stia sprecando stupidamente il seme su "terreni" che non sono adatti, che apparentemente non daranno mai i frutti sperati. Effettivamente, questo è un rischio reale. In questa parabola, il seminatore di cui parla Gesù, è Dio stesso e il seme è la Sua Parola. Gesù vuole farci comprendere che il Signore non priva nessuno del dono prezioso che è la Sua Parola. Egli attende, contro ogni umana speranza, che ciascuno voglia accoglierlo e che Gesù venga a portare frutto nella propria vita per la sua salvezza.
Santa Teresa ama molto la Parola di Dio. Ella lascia che questa Parola preziosa guidi ogni suo passo, ogni suo pensiero. Porta sempre un piccolo libro dei Vangeli vicino al suo cuore.
La Parola le permette di orientare tutte le sue scelte, meditandola trova le risposte a tutte le sue domande. La nostra amica Santa permette che il seme del “Divino Seminatore” penetri a fondo nel suo cuore e porti numerosi frutti in lei. Ella apre il suo cuore, per ricevere pienamente il “buon seme”. Ella lo cerca nella lettura quotidiana del Vangelo, lo medita con cura, come fa Maria, la nostra Madre Celeste, custodendola nel suo cuore. Santa Teresa lascia agire questa Parola affinché "bruci" in lei tutto ciò che può ostacolare la realizzazione della volontà di Dio nella sua vita.
I santi cercano costantemente di compiere la volontà di Dio. Essi si lasciano trasformare da essa. In essa trovano il vero nutrimento per crescere nella comunione con il Cristo. I santi si impegnano a compierla pienamente, vi trovano la vera gioia, quella che può saziare ogni uomo. Quante volte rischiamo di essere presi in mille distrazioni? Quante volte siamo occupati a pensare solo a noi stessi e alle tante cose che abbiamo da fare? Sono certamente cose importanti, ma sono essenziali in questo momento, sono prioritarie?
Viviamo spesso in modo frenetico e ansioso, correndo dietro al tempo. Così facendo, rischiamo che le diverse preoccupazioni sottraggano la nostra attenzione dalla Parola così preziosa e vitale, che Dio ha seminato in noi. Oppure, ci facciamo prendere dalla paura o dallo scoraggiamento a causa di ciò che il Vangelo esige da noi, in termini di conversione di vita e di impegno personale di annuncio della Buona Notizia del Vangelo. È facile entusiasmarci quando la Parola di Dio ci consola e ci incoraggia. È più difficile accoglierla quando ci chiede di convertirci, di cambiare le nostre abitudini, di santificarci, perché ci mette davanti alle nostre responsabilità, di fronte alla realtà. Essa, tuttavia, è liberante e salutare per coloro che vogliono mettersi alla sua scuola.
Non dimentichiamo di custodire nel cuore questa grande consolazione: il Signore prepara il seme per ciascuno con grande cura e amore infinito. Egli conosce bene la qualità del "terreno" che il nostro cuore contiene. Si impegna a lavorare con pazienza anche quando questo terreno è il più duro e arido, affinché, a suo tempo, la Parola possa germogliare, crescere e portare molti frutti in noi.
Il Buon Dio conosce il momento in cui ognuno sarà capace di portare frutto e in abbondanza. Egli aspetta pazientemente, concedendoci una grande fiducia e donandoci la Sua grazia, perché senza di Lui non possiamo fare nulla.
Santa Teresa ci ricorda che la Parola di Dio è Gesù, il Cristo, la seconda Persona della Santissima Trinità, il Verbo che si è fatto carne per salvarci e ristabilirci nella comunione d'amore con Lui.
Accogliere la Parola di Dio nelle nostre vite significa accogliere Gesù stesso. Chiediamo allo Spirito Santo la grazia di venire a preparare e coltivare "il terreno del nostro cuore" affinché diventiamo accoglienti e fecondi e la nostra vita porti i frutti che il Signore aspetta da ciascuno di noi.
"E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante
le mie orazioni, in esso trovo tutto ciò che è
necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi".
Manoscritto A 83 v
"Mi sembra che la Parola di Gesù sia Lui stesso... Lui,
Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!"
Lettera 165
Mt 11, 25-30
Cosa mi impedisce di consegnare al Signore con fiducia i pesi e le difficoltà
che porto nella mia vita?
Il Vangelo di questa domenica ci mostra l’amore di predilezione del Signore per i “piccoli”. Essi sono coloro che non presumono delle proprie forze, ma che conservano uno sguardo limpido sulla realtà della loro incapacità di amare o gestire la loro vita da soli, senza l’aiuto di Dio. Essi sono consapevoli che è Lui che agisce nella loro vita e in quella degli altri.
Santa Teresa ha meditato molte volte questo testo evangelico e ha compreso che i “piccoli”, di cui Gesù parla, sono coloro che hanno l’umiltà di chiedere aiuto al Signore, soprattutto quando il fardello che portano si fa troppo pesante e la stanchezza diventa insopportabile, ma anche in tutte le altre circostanze delle nostre vite. La fiducia e l’abbandono nel Signore sono le loro risorse e toccano il cuore di Dio. Essi, come dice il Vangelo, trovano in Lui rifugio, ristoro, conforto. I “piccoli” imparano da Gesù come portare i propri pesi con umiltà e nella consapevolezza di non poter fare a meno dell’aiuto di Dio. Essi trovano la pace e sono alleggeriti dai loro fardelli grazie all'Amore del Divino Salvatore.
Quante volte vorremmo essere alleggeriti delle difficoltà che viviamo! Vorremmo che il Signore ci risparmi dal portare certi pesi! In quante occasioni ci sembra di essere al limite delle forze? Se un amico si avvicina a noi e ci aiuta o semplicemente ci fa dono di un po' del suo tempo per ascoltarci, allora tutto sembra essere meno faticoso e ci sentiamo sollevati. Quanto più se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera, impareremo a portare i nostri pesi con Lui e non più da soli, ma potremo anche aiutare a portare quelli dei nostri fratelli!
Non siamo soli ad attraversare le fatiche che la vita ci presenta. Non dobbiamo pensare che il Signore permetta che viviamo prove più grandi di quelle che siamo capaci di sopportare. Al contrario, esse sono proporzionate alla nostra capacità di gestirle e il Signore è sempre accanto a noi. Egli ci viene incontro e vuole sostenerci ogni volta che Lo invochiamo.
A volte, abbiamo una percezione sbagliata delle cose, soprattutto quando ci troviamo in situazioni difficili, nella confusione del momento e rischiamo perfino di pensare perfino che Dio sia lontano, che non si occupi di noi o addirittura che ci abbia abbandonato. Ecco perché lo sguardo umile ma profondo dei “piccoli”, che vedono al di là delle apparenze è così importante per noi. Occorre saper riconoscere che la volontà di Dio passa, a volte, anche attraverso avvenimenti che in un primo momento non comprendiamo.
La fiducia in Dio, l’abbandono in Lui, la possibilità di poggiare il nostro fardello “sulle Sue spalle”, ci donano la pace. Comprendiamo e sperimentiamo che non siamo soli. C’è un Padre Celeste che ci ama e si prende cura di noi. Gesù, il Figlio di Dio, è venuto a rivelarci il Suo amore, perché non avessimo più paura di Lui e crescessimo nella fiducia profonda che siamo Suoi figli amati. Santa Teresa ci insegni la sua “piccola via”, la via evangelica di coloro che si sentono profondamente amati dal Padre e che con infinita fiducia rimettono, istante dopo istante, la propria volontà nelle Sue mani. Nel compiere la Sua volontà, trovano la pace e il riposo.
Lo Spirito Santo illumini il nostro sguardo perché possiamo vedere la presenza del Signore in ogni cosa. Egli ci sostiene con premura e delicatezza, non solo nelle grandi difficoltà, ma anche in quelle piccole e apparentemente insignificanti. Anche se non ci accorgiamo o non sentiamo la Sua presenza, Egli è sempre accanto a noi.
"Ascolto con delizia questa parola di Gesù che mi dice tutto ciò che devo fare: "imparate da me che sono dolce e umile di cuore"; allora ho la pace, secondo la sua dolce
promessa..."
Ultimi Colloqui 15.5.3
"Ricordati che la tua volontà santa è mio riposo, la mia unica gioia. Mi abbandono e mi addormento senza paura nelle tue braccia, o mio divino Salvatore"
Poesia 24,32
Mt 10,37-42
Sono pronto a seguire il Signore sulla via dell'abbandono e della fiducia, donandomi totalmente al Suo progetto d’amore?
Gesù, l’Unigenito Figlio di Dio, ci chiama a seguirLo. La Sua chiamata è esigente. Egli ci invita ad una scelta radicale e totale. Gesù è molto chiaro, a tal proposito, quando parla ai suoi discepoli. Il loro legame con il Signore deve essere totale, vero e autentico. Egli esige da loro, come da ciascuno di noi, di mettere la propria vita completamente a servizio del progetto di Dio, per la salvezza delle anime. Certamente, Gesù non disprezza i legami familiari, che sono importanti, ma desidera ed esige da noi un amore per Lui al di sopra di ogni altro amore, che sia prioritario e senza compromessi. Tale amore deve vivere e crescere in noi al punto da orientare, santificare, purificare ciascuna delle nostre relazioni, siano esse d’amore o di amicizia.
Invece di scoraggiarsi davanti a questo alla radicalità da parte di Gesù a donarsi a Lui e a seguirLo, santa Teresa ha sentito accendersi nel suo cuore un desiderio ancora più grande di amarLo.
Se riflettiamo su che cos’è l’amore umano, comprendiamo che, quando esso è vero, profondo e fortemente radicato nell’amore divino, allora esso ha come priorità il dono totale di se stessi in vista del bene comune e del bene dell’altro, sia nell’amore di coppia, sia nell’amicizia, sia nelle relazioni lavorative.
Ancor di più, se diciamo di voler amare il Signore, dobbiamo essere disposti ad offrire la nostra vita, a “perderla”, per ritrovarla, affinché essa sia rinnovata, santificata, trasformata da Lui e in Lui. Santa Teresa ci fa comprendere, però, che è soltanto il Signore che può donarci quell’amore autentico, profondamente disinteressato, costante, incondizionato, che non è umano, ma pienamente divino. Egli è l'unica fonte, tutto viene da Lui. È l'Amore incarnato.
Questa capacità di amare voluta dal Signore è realizzata da Lui e in Lui, ci permetterà di amare con un amore-agape, perché sarà Lui che amerà in noi e attraverso di noi. Pur essendo creature umane fragili, spesso incostanti e infedeli, siamo chiamati a lasciarci ricreare nuovamente dal nostro Salvatore, per divenire sempre più simili a Lui. Egli, però, non fa nulla senza il nostro consenso, perché rispetta infinitamente la nostra libertà. Spetta a noi dare a Lui il nostro sì totale e gratuito.
Se decidiamo di restare chiusi nei nostri egoismi, nelle nostre dipendenze, nelle nostre ferite, nei nostri progetti puramente umani e centrati su noi stessi, tutto questo bloccherà la nostra apertura al progetto che Dio ha per noi. Il Signore non ci costringe ad accogliere a tutti i costi il Suo amore, siamo liberi di accettarlo o di rifiutarlo. Se, però, apriamo il nostro cuore all’amore di Dio e gli permetteremo di agire in noi, Egli ci aiuterà a compiere meraviglie nel Suo Nome. Siamo invitati a realizzare numerosi atti d’amore verso il nostro prossimo, ogni volta che la provvidenza ce lo domanderà.
Queste azioni avranno un grande valore ai suoi occhi, perché è il Signore stesso che agirà in noi e attraverso di noi. Il nostro prossimo deve essere per noi un altro Cristo da servire. Donare un bicchiere d’acqua ad un assetato, oppure donare accoglienza e ascolto ad un fratello, metterci in vari modi a servizio del prossimo, senza attendere niente in cambio, ecco il nostro compito da cristiani e da figli amati del Padre celeste.
Invochiamo lo Spirito Santo perché apra i nostri occhi e ci permetta di vedere con chiarezza ciò che Egli vuole operare in noi e attraverso di noi. Che Egli ci doni la grazia di rispondere alla chiamata che Egli ci affida, con gioia e donazione piena.
"E' il tuo amore, Signore che io desidero, è il Tuo amore che deve trasformarmi. Metti nel mio cuore la tua fiamma consumante ed io potrò benedirti ed amarti.
Si, potrò amarti e benedirti come si ama e si benedice
in Cielo. Ti amerò dello stesso amore con il quale Tu
mi hai amato, Gesù Verbo Eterno".
Poesia 41,2
Mt 10,26-33
Quali sono le paure che mi tengono prigioniero e mi impediscono di consacrarmi interamente alla missione affidatami da Dio?
Il brano evangelico di questa domenica ci racconta alcune istruzioni che Gesù ha dato ai dodici apostoli, dopo averli chiamati a seguirLo. “Non abbiate paura”. Gesù ripete per tre volte quest’esortazione in pochi versetti. Essa ci sorprende e deve interpellarci. Il Signore sa bene che essere missionari della buona novella nel mondo comporterà persecuzioni di ogni tipo, dissensi, contrasti con coloro che non credono al progetto di salvezza di Dio per tutti, realizzato in Gesù. Il rischio più grande che corrono i discepoli è quello di subire il martirio, seguito dalla morte terrena, così come l’ha vissuto il Figlio di Dio prima di noi. Egli, tuttavia, li rassicura: “perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”.
Queste parole ci insegnano l'infinita delicatezza di Dio nei nostri confronti e che non dobbiamo avere paura. Egli è con noi. La fiducia e l'abbandono ci danno la direzione per camminare sulla strada della vita. Santa Teresa ne rimane stupita e affascinata. Ella afferma che veramente il Signore si occupa di ogni anima come se essa fosse unica al mondo!
Santa Teresa accoglie questa chiamata alla missione come qualcosa che è indirizzato a lei personalmente in quanto sposa di Cristo. Ella desidera abbracciare la sua missione di consacrata in mezzo al mondo, con una fiducia incrollabile in Dio, con coraggio e con audacia. La fiducia nasce nel suo cuore dalla consapevolezza che nessuno potrà mai separarla dall’amore del Signore. Il suo coraggio è quello di una combattente, come ella scrive in una sua poesia intitolata “Le mie Armi”.
Santa Teresa porta le “armi” della povertà, della castità e dell’obbedienza. Sono i voti religiosi che le permettono di essere unita più intimamente a Cristo e la rafforzano nel combattimento spirituale del quotidiano. L’audacia è una caratteristica singolare della nostra amica Santa che si dichiara pronta a qualunque sacrificio, pur di conquistare al Signore i cuori degli uomini e ricevere insieme a loro come ricompensa il regno dei Cieli. L’armatura della piccola Teresa è simile a quella di San Paolo. Essa non è frutto di una conquista personale, non è qualcosa che otteniamo con le nostre proprie forze, ma è un dono, una grazia che riceviamo da Dio. È importante disporre il nostro cuore ad attendere tutto da Lui, in un abbandono e fiducioso. Dobbiamo restare aperti per accogliere il soccorso della Sua grazia.
Uno dei più grandi pericoli che possiamo incontrare è di non comprendere che la nostra vita ha un valore infinito agli occhi di Dio, che la nostra vita ha senso per Lui e per il Suo progetto di amore.
Rischiamo di scendere a compromessi con tutto quello che la società esige da noi. Il mondo e le persone non devono distoglierci dal vero bene della nostra esistenza, che è la vita eterna. Santa Teresa, nostra amica e maestra spirituale, ci aiuti a vivere il combattimento spirituale quotidiano con totale fiducia in Dio, coraggio e audacia, affinché il Signore ci doni la grazia di vincere le nostre paure e consacrarci interamente alla missione di annunciare il Suo amore a tutti.
"Dell'Onnipotente ho vestito le armi. La sua mano si è degnata ornarmi e ormai quaggiù nulla mi mette più in allarme. Dal suo amore chi potrà separarmi? Lanciandomi al Suo fianco nell'arena io non temerò né ferro né fuoco. I miei nemici sapranno che sono regina e che
sono la sposa di un Dio!".
Poesia 48 "Le mie armi"
Mt 9,36-10,8
Come rispondo concretamente alla chiamata del Signore
ad essere un operaio
per la Sua messe?
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù chiama i dodici apostoli e li invia, donando loro il potere della guarigione fisica e spirituale delle persone. Nel racconto evangelico, Gesù osserva la folla che Lo segue. Egli si accorge della loro stanchezza. Non si tratta di una semplice stanchezza fisica. Gesù comprende che queste persone sono sbandate, che sono schiacciate sotto il peso della loro vita che non è sempre conforme al progetto di Dio.
Esse vivono senza avere una vera guida, come un gregge senza pastore. Lo sguardo del Figlio di Dio scende in profondità su ciascuno, perché Egli conosce i cuori, dal momento che Egli è Dio. Gesù non si ferma soltanto alle persone che Egli ha davanti a sé, ma guardando le folle che lo seguono, Egli pensa all’umanità intera del Suo tempo e di tutti i tempi, Gesù non si ferma solo alle persone che ha davanti, alla folla, ma pensa all'umanità intera, dal suo tempo fino al Suo ritorno nella gloria. Gesù guarda nel cuore di ciascuno di noi. Il Maestro afferma: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Anche noi oggi, ascoltando questo Vangelo, ci sentiamo toccati e raggiunti dallo sguardo del Signore, che guarda la nostra povertà, la nostra debolezza, le nostre difficoltà, i nostri bisogni, le nostre fatiche, la nostra incapacità a seguirlo ... Anche noi riceviamo un mandato da parte di Gesù. Egli ci invita a pregare il Padre e chiedere “operai per la sua messe”.
Santa Teresa si stupisce nel meditare su questa richiesta di Gesù. Ella si domanda come mai il Signore, pur essendo onnipotente, chiede a noi, povere creature, di pregare il Padre perché mandi operai nella Sua messe. Santa Teresa ama e conosce Gesù; ella intuisce qualcosa che inizialmente può sembrare incomprensibile. Il Signore desidera che ciascuno di noi prenda parte con Lui all’opera di salvezza delle anime. Ella comprende che Dio viene a chiedere il nostro aiuto, la nostra intercessione e ad alcuni chiede di donare la propria vita scegliendo una vocazione particolare, come sacerdote, come religioso...
A volte, anche noi ci chiediamo come mai il Signore, che è onnipotente, non interviene in tante situazioni che viviamo quotidianamente. Spesso ci domandiamo perché Egli non cambia il cuore delle persone, perché Egli non cambia il nostro cuore. Eppure, Egli manifesta loro il Suo amore e si rivela apertamente a tutti, come l’unico Salvatore. Il Signore desidera “la preghiera di una povera piccola anima per salvare le altre anime”, come dice santa Teresa. Il nostro cuore si riempie di pace e di gioia nel sapere che il Signore si prende cura di ciascuno di noi. Egli desidera che cresciamo nell’amore per i nostri fratelli e le nostre sorelle in umanità, ci impegniamo personalmente, e che intensifichiamo la nostra preghiera per loro.
Il Signore attende che noi entriamo più in profondità nella nostra relazione con Lui, fino a comprendere i Suoi sentimenti e farli nostri, fino a condividere il Suo stesso amore per gli uomini. Rivolgiamo la nostra preghiera al Padre chiedendo le vocazioni, come Gesù ci chiede, perché Egli chiami e mandi numerosi operai alla Sua messe, che siano santi, secondo il Suo cuore. Essi avranno la missione di guidare l’umanità che è disorientata e confusa a causa delle molteplici proposte del mondo, delle cose che non sono essenziali e che sono impregnate dello spirito del mondo. Essi saranno chiamati a guidarla verso l’unica meta che dà il vero senso al nostro pellegrinaggio sulla terra: la vita eterna in Dio. Lo Spirito Santo ispiri la nostra preghiera, le nostre scelte e ci aiuti a far nostra la passione di Gesù per il Regno di Dio.
"Gesù ha per noi un amore così incomprensibile da volere che noi prendiamo parte con Lui alla salvezza delle anime. Egli non vuol far nulla senza di noi. Il creatore dell'universo
aspetta la preghiera di una povera piccola anima per
salvare le altre anime riscattate come lei al prezzo di tutto il suo sangue".
Lettera 135 a Celina
Gv 6,51-58
Come quali mezzi preparo il mio cuore a ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo in ogni Messa?
Nella Solennità del Corpus Domini, la Chiesa celebra il Sacramento dell’Eucarestia. In questo divino sacramento è contenuto il mistero di Dio che si è fatto uomo, che è morto e risorto per noi, Gesù si fa Pane per nutrire noi, suoi figli, della Sua vita divina. Per questa festa, le strade dei nostri paesi e delle nostre città si riempiono di fiori dai molteplici colori e disegni, che fanno da tappeto durante le processioni del Santissimo Sacramento. Queste “strade fiorite” rappresentano bene ciò che vogliamo esprimere a Gesù, cioè che il nostro cuore desidera essere accogliente, preparato con cura, per ricevere degnamente il Divino Ospite. La comunione eucaristica ci aiuta a donarci completamente a Gesù.
Santa Teresa ha messo l’Eucarestia al centro della sua vita fin da bambina. Da religiosa, ella ha parlato spesso di Gesù-Ostia nei suoi scritti. Ella vi esprime il proprio desiderio di onorare sempre la presenza di Gesù prigioniero nel tabernacolo, affinché Egli sia onorato e amato per questo dono inestimabile. Ella vorrebbe che ogni anima fosse infiammata dall’amore per il Signore.
Consapevole, tuttavia, dei propri limiti e debolezze, Santa Teresa invoca spesso la Vergine Maria, perché Ella l’aiuti ad amare il Suo Figlio come l’ha amato Lei. In una delle sue poesie, utilizzando l’immagine del corporale, ella chiede alla Vergine che cambi il suo cuore perché diventi “un corporale puro e bello”, per poter accogliere il Signore nel modo più degno possibile. In altri suoi scritti, la nostra Santa dice che desidera diventare ella stessa un “ostensorio vivente” per portare sempre in sé la presenza di Gesù. L’amore infinito del Signore per le Sue creature l’ha sedotta. Egli ha mostrato il Suo grande amore per gli uomini fino ad incarnarsi.
Egli non ha cessato di farsi umile e povero attraverso la Sua passione e la Sua morte in croce, ma il colmo del Suo annientamento, come dice Santa Teresa, si è realizzato nell’Eucarestia. Nel divino mistero del Pane Eucaristico, il Signore non poteva scendere più in basso. Egli sceglie di farsi Cibo per donarsi a noi nel modo più semplice, affinché cresciamo nella vita spirituale. L’Eucarestia ci guarisce da tutto ciò che ci allontana da Dio e ci trasforma in Lui, al fine di prepararci all’eterna comunione con Lui, quella che vivremo in Cielo.
Santa Teresa si sente chiamata ad imitare il Suo Signore, in risposta all’Amore che riceve da Lui e, a sua volta, ad offrire tutta la sua vita come i “grani di frumento” che vengono macinati per diventare pane. Sant'Ignazio di Antiochia ne parla nei suoi scritti. Santa Teresa desidera questa unione con il Signore già qui su questa terra, nel Santissimo Sacramento dell’altare. Questo è ciò che ognuno deve chiedere e desiderare per sé stesso, ma anche per i nostri fratelli in umanità. Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria e di Santa Teresa, perché esse risveglino in noi desideri santi. Troppo spesso la nostra partecipazione alla Santa Messa è diventata un’abitudine, per alcuni è diventata una distrazione, un atto ordinario, mentre lo straordinario entra nella normalità della nostra vita.
Troppo spesso dimentichiamo di essere chiamati a partecipare alla vita di Dio, in Dio. Dobbiamo offrire noi stessi al Padre, uniti intimamente al Sacrificio di Gesù e grazie all’opera dello Spirito Santo. Questa partecipazione reale e attiva ad un mistero così grande ha il suo culmine nel momento in cui riceviamo l’Ostia Santa e alimenta e fa crescere la nostra vita spirituale.
L’Eucarestia ci fa crescere come figli di Dio e dilata il nostro cuore fino alla misura del Cuore di Cristo, secondo la nostra capacità di lasciarci plasmare. È questo ciò che i Santi hanno vissuto e vivono pienamente in Cielo! Questo è ciò che siamo chiamati a vivere fin da ora e in ogni sacramento, specialmente quello dell'Eucaristia. L’Eucarestia ci prepara per la vita eterna, purificando, modellando e trasformando sempre di più la nostra fragile umanità. Noi non siamo stati creati per la vita terrena, ma per la vita eterna, cioè la vita in Dio. Prepariamo bene i nostri cuori e teniamo fissi i nostri sguardi al Cielo, perché è solo in Dio che gusteremo quella gioia vera che non finirà mai.
"Cambia il mio cuore, o Vergine Maria, in un corporale puro e bello affinché possa ricevere la bianca ostia, nella quale
si nasconde il Dolce Agnello. Ah, che gioia! Io sono prescelta fra i grani di Frumento puro che perdono per Gesù la vita! ... Mio Amato, vieni a vivere in me, vieni, la tua
bellezza mi ha rapita. Degnati di trasformarmi in Te! ...
Poesia 25,4,8
Gv 3,16-18
Come mi lascio trasformare dall'amore del Signore
per divenire sempre più capace di amare come mi ama Lui?
In questa domenica, la Chiesa celebra la Solennità della Santissima Trinità. Siamo chiamati ad entrare in questo grande mistero con la preghiera, la contemplazione e l’amore, piuttosto che con la nostra intelligenza umana. Questo mistero è insondabile proprio perché le nostre parole umane sono troppo povere per poterlo spiegare e la nostra intelligenza è troppo limitata, dal momento che siamo creature ferite dal peccato, per poterlo comprendere in tutta la sua profondità e grandezza. Eppure, tale mistero non è estraneo a noi. È tutto il contrario, la relazione d’amore che intercorre fra le tre Persone Divine - il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – influenza o trasforma la nostra vita e tutto ciò che la riguarda nei minimi dettagli. Noi siamo uniti a Dio, perché, come dice l’autore degli Atti degli Apostoli: “In Lui viviamo, ci muoviamo, esistiamo” (At 17,28).
Questa solennità ci immerge nel cuore della nostra fede cristiana. Abbiamo un Dio che è Padre e Creatore. Gesù, il Figlio di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, ha dato la Sua vita per amore, per ciascuno di noi. Egli ci ha rivelato l’amore del Padre e l’ha diffuso nei nostri cuori, attraverso il dono dello Spirito Santo. La terza Persona della Santissima Trinità è lo Spirito Santo, che ci accompagna e ci guida in ogni istante. Egli ci fa partecipare, vivere, comunicare all'Amore stesso di Dio.
Santa Teresa, come tanti altri santi, ha profondamente compreso questo amore incondizionato che Dio ha per lei e a Lui si è donata con gioia e senza riserve. Questo ha provocato un cambiamento in lei. Il dono totale della sua persona a Dio è diventato più profondo e senza alcuna riserva da parte sua, senza alcun ripiegamento su se stessa. Ogni istante, Dio continua ad offrirci gratuitamente il Suo amore, se noi accettiamo di accoglierlo nelle nostre vite. Siamo invitati a seguirLo al fine di vivere una relazione più autentica e profonda con Lui. E se, purtroppo, facciamo la scelta di rifiutarLo, Egli, al contrario, continuerà ad amarci instancabilmente.
Fin dall’eternità il Signore desidera portare a compimento la salvezza dell’umanità, che ciascuno di noi sia salvato. Nei nostri rapporti quotidiani con gli altri, anche con coloro che ci sono più vicini, viviamo un tipo di relazione d'amore che spesso rischia di essere egoista e centrata su noi stessi. La Trinità ci insegna a vivere un amore che sia il più possibile simile all’amore divino: un amore che si dona, che si offre senza attendere nulla in cambio, che desidera il bene dell’altro e lo mette al di sopra del proprio bene. Se in qualcuno dei nostri legami, facciamo esperienza di un amore simile a questo, allora stiamo certi che, in quelle situazioni, è Dio in persona che agisce.
Santa Teresa aveva un grande desiderio di crescere nell’amore vero, ma si scontrava spesso con le proprie fragilità, i propri limiti. Ella ha capito e sperimentato che la soluzione per raggiungere il suo fine ultimo è amare gratuitamente e pienamente il suo Signore e il prossimo. Ella doveva mettere la propria debolezza nelle mani di Dio e offrirgli tutto per lasciarsi trasformare dall’Amore divino. Il Signore venne in soccorso della sua piccola creatura e riempì il cuore della Sua sposa con il Suo amore che è relazione. In seguito a questa esperienza trasformante, nata dalla sua relazione con Dio, Santa Teresa ottenne la grazia di poter riversare questo amore su tutti i fratelli e sorelle in umanità, sparsi nel mondo intero, fino ad oggi, grazie alla sua preghiera fiduciosa e restando nel suo piccolo convento.
Lo slancio missionario della piccola Teresa è nato dall’Amore che regna nel cuore della Trinità. È lì che ella ha scoperto e sperimentato di essere amata profondamente, intimamente e da tutta l’eternità da Dio. Anche noi, come lei, siamo piccole creature amate infinitamente e incondizionatamente dalla Santissima Trinità. Anche noi possiamo seguire la sua stessa via: mettere il nostro “niente”, le nostre fragilità, le nostre ferite, le nostre mancanze di amore … nelle mani del Buon Dio, con fiducia e abbandono e ricevere da Lui fiumi d’amore e di misericordia che ci riempiranno e ci faranno diventare discepoli del Signore. A nostra volta, noi potremo donare tutto ciò che abbiamo ricevuto ai nostri fratelli e sorelle.
"O mio Dio, Trinità Beata, io desidero Amarti e farti amare ... Poiché mi hai amata fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei
suoi meriti sono miei ed io te li offro con gioia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di Gesù e nel suo cuore ardente d'Amore".
"Offerta all'Amore Misericordioso" - Preghiera 6
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