Il Vangelo con
gli occhi di Santa Teresa


E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.



XXII Domenica del Tempo Ordinario

Lc 14,1.7-14
So apprezzare le persone che il Signore mette sul mio cammino?

Signore, insegnaci a scegliere "l'ultimo posto"!

L’umiltà è una virtù di cui, oggi, non si parla quasi mai. Il più delle volte, l’essere umile viene equiparato all’essere debole a non essere capace di far valere i propri diritti. È ovvio che qui c’è un malinteso! L’umile è una persona che è consapevole di chi è. È forte interiormente e ha fiducia nelle proprie capacità, pur avendo la consapevolezza di ricevere tutto da Dio. Non ha bisogno di ostentare agli altri il proprio valore e, soprattutto, conosce e accetta i propri limiti, senza tuttavia lasciarsene scoraggiare.

La persona umile sceglie l’ultimo posto, proprio come Gesù ci invita a fare, attraverso la parabola, del Vangelo di questa domenica. Il padrone rappresenta Dio stesso, nella parabola. Egli conosce molto bene ogni invitato e ne onora il valore, rispettando ciascuno secondo ciò che egli ha fatto. Dopo aver ascoltato e compreso questo insegnamento di Gesù, Santa Teresa scrive a sua sorella Celina, manifestandole tutto l’entusiasmo della sua vocazione. Ella invita sua sorella a tenersi per mano e a correre insieme verso l’ultimo posto, quello che nessuno vorrà contendere loro.

La mentalità del mondo ci spinge a correre verso i primi posti in qualunque ambito… professionale, scolastico o anche nella Chiesa… Guai, per molti di noi, ad arrivare secondi, terzi o, addirittura, ultimi! La “corsa” di cui parla la piccola Teresa ci ricorda quella di cui parla anche San Paolo. È la corsa che vale davvero la pena fare, quella verso il Cielo!

Questa metafora sottintende la necessità di un impegno personale, deciso e costante, nel volersi esercitare nella virtù dell’umiltà. L’esempio che i Santi hanno scelto è Gesù! Lui, il Signore, ha scelto l’ultimo posto, quando è venuto sulla terra per salvarci, soffrendo per noi, per amore. Scegliamo anche noi, sul suo esempio, di essere umili, per amore di Colui che si è fatto il servo di tutti. Più cresceremo nell’umiltà, più saremo allenati a vedere ciò di cui i nostri fratelli e le nostre sorelle hanno bisogno, come dice Gesù nel Vangelo.

Impareremo a condividere con loro i beni che possediamo, siano essi materiali o spirituali. Tutto ciò che possediamo, non è una nostra proprietà, ma è dono di Dio. Non dobbiamo conservarlo in modo egoistico, ma dobbiamo condividerlo, affinché serva a coloro che ne hanno bisogno e diventi un bene, una fonte di grazia per gli altri.

Santa Teresa invita anche noi a correre per “conquistare” l’ultimo posto, prendendoci per mano come suoi fratelli e sorelle spirituali. E noi, a nostra volta, invitiamo coloro che ci sono vicini a fare lo stesso. Quando corriamo insieme è più facile di quando corriamo da soli: nell’essere insieme noi troviamo la motivazione e un nuovo slancio, anche quando ci sono delle prove o delle difficoltà.
Quando, invece, ci assalgono i dubbi, i ripensamenti e siamo tentati di dar credito ad una voce che ci ripete: “Chi te lo fa fare?”, non ascoltiamola! Non lasciamoci confondere! Ascoltiamo piuttosto le parole di Gesù: “Sarai beato … riceverai la tua ricompensa alla resurrezione dei giusti”.

"L'unica cosa che non è affatto invidiata è l'ultimo posto (...) Prendiamoci per mano, sorellina adorata, e corriamo verso l'ultimo posto ... nessuno verrà a contendercelo ..." 

Lettera a Celina 243
"Tu, Signore, sei venuto a reclamare presso di noi l'ultimo posto, scegliendo di soffrire, scegliendo di amare!"
Poesia 29,8


XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Lc 13, 22-30
Quali sono le " porte strette" che il Signore mi invita ad attraversare ogni giorno?

Signore, insegnaci a passare per la "porta stretta"!

Il Vangelo di questa domenica ci invita a fissare i nostri sguardi verso la meravigliosa realtà del Regno dei Cieli. Attraverso questi versetti, Gesù ci presenta il Regno dei Cieli come una tavola imbandita alla quale siederanno uomini e donne che provengono da ogni parte del mondo. Ma qual è il criterio per essere ammessi alla mensa del Regno? È necessario sforzarsi di entrare per la “porta stretta”. Questo significa liberarci di tutto ciò che non è Dio ..

Ci può sembrare che il Signore ci stia chiedendo qualcosa di difficile, soprattutto se pensiamo che la società attuale ci propone la scelta di una vita facile e comoda, centrata sui beni materiali e sull’essere ripiegati su se stessi … Gesù dice che molti cercheranno di entrare nel Suo Regno, ma non ci riusciranno! Perché? Passare per la “porta stretta” non è né qualcosa di facile, né di naturale! Dobbiamo allenarci giorno dopo giorno sotto lo sguardo d’amore del Signore e aiutati dalla Sua Grazia.

Passiamo quotidianamente per innumerevoli “porte strette”: quando rinunciamo al nostro comodo per il bene di un'altra persona, quando scegliamo di non far valere le nostre ragioni o le nostre idee, ma di restare in silenzio per pacificare un conflitto, quando scegliamo di privilegiare la logica dell’amore di Dio piuttosto che di compiere delle scelte egoiste nel nostro quotidiano, al lavoro, nella Chiesa…
Ogni volta che permettiamo che l’amore prevalga in noi sull’egoismo e sull’odio, esercitiamo la virtù del dono gratuito di noi stessi. Sforzandoci di viverla il più possibile, ci alleniamo ad attraversare innumerevoli “porte strette”, nella speranza che potremo attraversare un giorno, con la grazia di Dio, l’ultima porta, quella che ci permetterà l’ingresso nel Regno di Dio.

Se vivere con queste disposizioni interiori ci sembra difficile e ci costa, ci viene in aiuto la testimonianza di vita dei santi e in particolare quella della nostra Santa Teresa. Ella leggeva il Vangelo osservando come viveva la Vergine Maria. La nostra amica Santa era rincuorata e illuminata dall’esempio di Maria. Guardando alla Sua vita terrena, Santa Teresa comprende che la Madre di Dio ha percorso il cammino difficile dell’umiltà, di una vita semplice nel quotidiano e dove l’amore è sempre al centro di ogni cosa. Si tratta della “piccola via” di cui parla santa Teresa o della “porta stretta” di cui parla Gesù. È la via della fiducia e dell’abbandono, del “si” a Dio anche quando questo ci risulta difficile.
É imparando da Maria come agire in ogni circostanza, comprese le circostanze inattese e le difficoltà, che Teresa ha imparato a vivere la “piccola via”.

Guardando e seguendo la Vergine, ella ha scoperto un tesoro che, purtroppo, è incomprensibile o inaccettabile per molte persone, credenti e non credenti. Questo tesoro consiste nell’ascoltare e seguire Dio nel quotidiano delle nostre vite. Dobbiamo affrontare i piccoli e grandi ostacoli, superare le prove, fare la scelta di rinunciare ad alcune cose che ci allontanano da Lui, quando ciò è necessario.
Dio permette delle difficoltà, a volte anche delle “cadute” o degli allontanamenti da parte nostra, perché noi ci alleniamo a vivere nell’Amore e a corrisponderGli generosamente già su questa terra. Potremo rallegrarci delle piccole conquiste che abbiamo ottenuto e su noi stessi, senza, tuttavia, inorgoglirci, ma essendo consapevoli che tutto è grazia e dono di Dio!


"O Regina degli eletti, Tu me lo fai sentire che non è impossibile percorrere, sui tuoi passi, la strada stretta del Cielo, tu l'hai resa visibile praticando ogni giorno le virtù più umili.
Vicino a te, Maria, amo restare piccola, vedo la vanità delle grandezze di quaggiù, presso sant'Elisabetta che riceve la tua visita, imparo a praticare una carità ardente".


(Poesia 54, "Perché t'amo, o Maria!"


XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Lc 12, 35-40
Con quali disposizioni
del cuore svolgo il mio servizio?


Signore, insegnaci a farci servi per amore!

Il Vangelo di questa domenica ci invita ad adottare l’attitudine del servo buono e fedele. Questi è colui che ascolta ed esegue le consegne del padrone con un cuore umile e riconoscente, nell’attesa del suo ritorno. Tuttavia, il padrone di cui parla Gesù ha un atteggiamento un po' “insolito”. Al suo ritorno, il Padrone si metterà il grembiule, farà sedere i servi e passerà a servirli personalmente.

Quale padrone si comporterebbe così? È evidente che questo racconto rispecchia il pensiero e il modo di agire di Dio e non quello della natura umana. Non è la prima volta che apprendiamo, dalla Parola di Dio, che la logica di Dio si contrappone alla nostra logica umana. Secondo la promessa del Signore, chiunque di noi avrà vissuto la propria vita, consacrandola interamente al servizio di un amore-agape, riceverà una ricompensa infinitamente più grande di quanto egli avrebbe potuto immaginare.

Saremo ricompensati da Dio in persona, che ci dirà: “Mi hai servito, amandomi per tutta la vita, aiutato dalla mia grazia e facendo la mia volontà, adesso siediti, perché voglio servirti io!”

Nel contemplare questa scena raccontata da Gesù, Santa Teresa è colpita dall’immagine del padrone di casa che desidera farsi servo dei suoi servi. Egli li ama perché essi sono suoi figli. Egli li ha chiamati da sempre a compiere una missione che, per ciascuno di essi, è unica. Una tale missione richiede impegno totale, una fedeltà costante. Essa può generare fatica, incomprensioni, umiliazioni, giudizi, …… Il servo, però, deve imparare a vivere nella pace del cuore le difficoltà incontrate.

Egli deve mantenersi sempre pronto e vigilante nell’attesa del ritorno del Padrone divino, conservando sempre accesa la lampada dell’amore, che alimenta la propria speranza e dà senso ad ogni sacrificio, piccolo o grande che sia.

Santa Teresa invitava le sue Sorelle a compiere con attenzione e delicatezza ogni servizio, soprattutto quello che riguarda la cura dei malati, proprio come se lo si stesse facendo a Dio stesso. Agire con tali disposizioni del cuore in ogni circostanza richiede quella pazienza costante che è propria di chi ama gratuitamente, perché sa che, all’origine, è stato amato infinitamente e da tutta l’eternità. Questo amore non può tenerlo per sé, non può non diffonderlo a sua volta.

Cos’è che ci tiene svegli durante le certe “notti”? Spesso, ci assalgono i pensieri o le preoccupazioni per qualcosa o per qualcuno. Altre volte restiamo svegli perché pensiamo ad un progetto che stiamo per realizzare o attendiamo un evento lieto, l’arrivo di una persona cara …In generale, ciò che ci tiene svegli e permette che siamo pronti è l’amore! Se il “padrone di casa” tornerà e ci troverà impegnati a pronti a “rendere amore per amore”, beati noi, come dice il Vangelo! Che il Signore ce ne conceda la grazia!

Suor Teresa mi raccomandava molto di prendermi cura dei malati con amore, di non compiere quest'opera come un'altra qualunque, ma di compierla con cura e
delicatezza come se realmente si rendesse un servizio a Dio stesso. Un giorno, mi scrisse questo piccolo biglietto: "Voi portate continuamente delle piccole tazze a destra e a sinistra, un giorno, Gesù "andrà e verrà" per servirvi".


(Note al processo dell'Ordinario- Celina)


XVII DOMENICA
DEL TEMPO ORDINARIO

Lc 11,1-13
Cosa chiedo al Signore nel dialogo intimo con Lui? Invoco il dono dello Spirito Santo?

Signore, insegnaci a pregare!

La Liturgia della Parola di questa domenica ci invita alla preghiera perseverante e che sia piena di fiducia. I discepoli di Gesù osservano spesso il loro Maestro quando prega. Essi sono realmente attratti da come Egli vive quei momenti di intimità con Dio, Suo Padre, al punto da chiedergli di insegnare loro a pregare come Lui. La preghiera, però, non è qualcosa che si insegna.

La preghiera si vive! Essa nasce, si alimenta e cresce attraverso la relazione con Dio, nel dialogo quotidiano con Lui, in un rapporto di fiducia e di abbandono. Occorre fare personalmente esperienza della preghiera. Ecco perché Gesù consegna ai discepoli il “Padre Nostro”. Egli desidera che ci rivolgiamo a Dio con un cuore di figli, avendo la certezza che le nostre richieste saranno ascoltate. Ma che cosa dobbiamo chiedere? E come dobbiamo chiederlo?

Santa Teresa si lascia interpellare da questo brano evangelico ed è colpita profondamente dalle parole di Gesù. Ella comprende che il Signore desidera che gli chiediamo il Suo aiuto; Egli vuole che preghiamo gli uni per gli altri e che non dimentichiamo nessuno, soprattutto coloro che sono più lontani dal Signore.

Spesso, nella nostra preghiera, chiediamo qualcosa che non è un vero bene per noi o per gli altri e il Signore non ce la concede, perché non è buona per noi. In altre occasioni, il Signore non ci esaudisce subito, lo fa al momento opportuno, oppure non ci esaudisce nel modo in cui noi avremmo pensato.
È evidente che, spesso, i nostri pensieri non sono in sintonia con quelli di Dio. È vitale, allora, contare sullo Spirito Santo, è a Lui che dobbiamo rivolgerci.

Madre Agnese, sorella di Santa Teresa e priora del monastero, racconta in una testimonianza che la Santa era sorpresa dalla semplicità delle parole di Gesù a proposito della necessità di chiedere lo Spirito Santo. Teresa stessa esortava madre Agnese, dicendole che se, come il Vangelo afferma, il Padre dona lo Spirito Santo a chiunque lo domanda, noi non dobbiamo fare altro che chiederlo con fiducia!

Ecco la risposta alla nostra domanda. Cosa dobbiamo chiedere? Lo Spirito Santo! Egli è Dio, è la terza persona della Santissima Trinità, conosce i pensieri del Padre. Egli conosce tutti i nostri pensieri e sa come guidarci e ispirarci perché siamo in armonia con la Volontà di Dio. La preghiera incessante e importuna, di cui ci parla il Vangelo, deve essere, quindi, preceduta ed accompagnata dalla richiesta più importante: Donaci, Signore, il Tuo Santo Spirito di Sapienza, di Intelligenza, di Consiglio, di Fortezza, di Scienza, di Pietà e di Timor di Dio.

Comprendiamo facilmente che, se la preghiera è vissuta con queste buone disposizioni, essa cambia prima di tutto il nostro cuore e ci dona la luce necessaria per vedere in profondità le necessità nostre e dei nostri fratelli e sorelle. Essa ci mette in una disposizione di apertura e disponibilità, per ricevere da Dio tutto ciò che vuole donarci. Abbandoniamoci fiduciosi, aiutati da Santa Teresa, e osiamo domandare, con cuore di figli che sanno di essere amati dall’eternità da Dio Padre.


"Gesù ci insegna che basta bussare perché ci venga
aperto, basta cercare per trovare e tendere umilmente
la mano per ricevere quello che chiediamo..."
Manoscritto C 35v

"Ho letto nel Vangelo che il Padre celeste dona lo Spirito Santo a quelli che glielo domandano. Madre mia! Egli ce lo donerà se glielo domandiamo! Non dobbiamo fare altro che chiederlo!"
Note preparatorie al processo apostolico, Fede


XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gv 16, 12-15 
Come preparo il mio cuore perché il Signore venga a dimorarvi?

Signore, Tu vuoi che scegliamo la "parte migliore"!

La casa di Betania è un luogo familiare per Gesù. Egli ama ritornarvi spesso. É accolto da due sorelle, Marta e Maria, e dal loro fratello Lazzaro, che non è menzionato nel Vangelo di oggi. Le due donne mettono in pratica un’ospitalità che vuole essere piena di attenzioni e delicatezza: Marta lo fa preoccupandosi del cibo e di diversi servizi, Maria, invece, si concentra completamente sul Maestro e ne ascolta attentamente la parola, in una disposizione del cuore ispirata da grande fiducia e da un’intimità profonda.

È proprio nel cuore di coloro che gli sono intimi, che il Signore può mettere il seme della Sua Parola. Avendo trovato un terreno favorevole, Egli sa che crescerà e porterà molto frutto. Da quello che l’evangelista Luca ci racconta, è Marta colei che ospita Gesù nella sua casa; forse perché era la sorella maggiore o forse perché, fra i tre, era lei quella che prendeva l’iniziativa. Maria, invece, è colei che, prima di ogni cosa, ha scelto di accogliere Gesù nel proprio cuore. Ella ama il Signore e la Sua Parola : entrambi così preziosi nella sua vita! Ad un primo sguardo, potremmo pensare che Maria sia egoista, ma le parole di Gesù ci svelano tutto il contrario: “Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Come osserva Santa Teresa, meditando su questo Vangelo, Maria è tutta protesa verso l’Ospite privilegiato della sua casa e dimentica se stessa per mettere al centro Lui. Grazie al clima di amicizia e familiarità che si è creato fra di loro, Marta si rivolge in tutta sincerità a Gesù facendogli quasi un rimprovero. Egli le risponde con una certa fermezza, ma con una grande carità, affinché, comprendendo l’insegnamento di Gesù, Marta possa crescere nella libertà e nell’amore.

Gesù la richiama all’essenziale e tocca un punto debole di Marta: il fatto di preoccuparsi di dover fare mille cose con ansia, affannandosi e brontolando. Santa Teresa comprende che Gesù vuole correggere l’inquietudine dell’amica, la quale, tuttavia, ha certamente ragione di occuparsi del cibo e di tutto il resto. Marta, però, sembra che abbia il cuore chiuso alla presenza di Dio. Quel che deve cambiare in lei è sicuramente il modo di vivere questo servizio.

Gesù chiama anche Marta a scegliere “la parte migliore”, non lasciando le sue occupazioni, ma vivendo quel servizio, che ha scelto, con amore e per amore, con tutta se stessa. Quante volte ci capita di svolgere le nostre “missioni quotidiane” con ansia, magari invidiando anche quello che gli altri fanno o non fanno e rischiando di perdere la pace interiore! Le nostre relazioni con gli altri e la nostra relazione con Dio hanno bisogno di una continua purificazione dalle nostre inclinazioni sbagliate, verso il male e i giudizi, dalle cattive disposizioni del cuore … Gesù chiama anche noi a scegliere “la parte migliore”. Egli desidera che mettiamo Lui al centro delle nostre preoccupazioni.

Egli vuole che Gli lasciamo veramente il primo posto nella nostra vita, lasciandoci trasformare dalla Sua Parola e dai suoi insegnamenti. Affinché questo sia possibile, abbiamo bisogno di metterci ai piedi del Maestro, come Maria di Betania, e lasciarci guardare da Lui. Anche noi siamo chiamati, a nostra volta, a diventare una piccola dimora, come a Betania, nella quale Gesù possa trovare l'amicizia, l'accoglienza, l'ascolto che Egli desidera vivere in maniera unica e personale con ciascuno di noi. Lo Spirito Santo opererà un cambiamento nel nostro cuore e ne farà una dimora per il Signore. Siamo chiamati a dimorare con Lui nel mezzo delle occupazioni più diverse o nei momenti di silenzio e di preghiera. Il Signore ci chiama a questa intimità con Lui, proprio come Egli fa con Marta nel Vangelo. Troppo facilmente, rischiamo di essere distratti anche noi da ogni genere di preoccupazioni e di perdere “la parte migliore”, quella che il Signore ci propone. Noi dovremmo coltivarla e custodirla come la cosa più importante, la più preziosa!


“Un’anima infiammata d’amore non può restare inattiva: certo, come Maria, ella resta ai piedi di Gesù, ascolta la sua parola dolce e piena di fuoco. Anche se sembra che ella non dà niente, ella dà ben più di Marta che si agita per molte cose e vorrebbe che la sorella la imitasse. Non sono i lavori di Marta che Gesù biasima (...) E’ solo l’inquietudine della sua ardente padrona di casa che Egli
vorrebbe correggere”.

Manoscritto C 36r

“Gesù, mio unico amore, voglio restare ai tuoi piedi e fissare lì la mia dimora”.

Pie Ricreazioni 4,1


XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Lc 10,25-37
Come posso aiutare il Signore a curare le ferite dei fratelli e delle sorelle che egli mette sul mio cammino?

Signore, Tu mi chiami a farmi prossimo!

Il Vangelo di questa domenica ci presenta un dottore della Legge che si avvicina a Gesù per metterlo alla prova. Pur conoscendo la Legge mosaica nei minimi dettagli, egli non ne ha compreso l’essenza. Lo scriba desidera ereditare la vita eterna, ma non ha compreso come mettere in pratica il comandamento dell’amore nella propria vita. Gesù gli racconta la parabola del buon samaritano, che per lui è illuminante. Mentre prima lo scriba si chiedeva chi fosse il suo prossimo, ora, invece, dopo aver ascoltato Gesù, comprende che è lui a doversi fare prossimo di coloro che egli incontra sul proprio cammino.

C’è un cambio di prospettiva, che richiede anche un cambiamento radicale nella sua vita. Anche se non possiamo esserne certi, perché il Vangelo non ne parla, è bello pensare che questa conversione sia realmente avvenuta nella vita dello scriba, dopo il suo incontro con Gesù.

Santa Teresa, come lo scriba, si era interrogata sul comandamento dell’amore, con il desiderio di corrispondervi pienamente. Anche lei, in un primo momento, aveva capito questo insegnamento di Gesù in modo parziale, pur sforzandosi già di viverlo. Negli ultimi anni della sua vita, aveva compreso in modo più profondo quello che il Signore attendeva da lei quando Egli diceva: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Santa Teresa, nel meditare il Vangelo, si poneva in una reale disposizione di ascolto verso Gesù. Un’altra grazia che Ella ha ottenuto è che il Signore andava formando in lei un’apertura di cuore nuova verso le Sorelle della sua comunità.

Ad un certo punto della sua esistenza, ella aveva preso consapevolezza del fatto che non amava le Sorelle del Carmelo come il Signore le chiedeva di amarle. Ella aveva scoperto che non doveva amarle soltanto quando esse lasciavano trasparire la loro bellezza interiore o le loro qualità, ma anche e soprattutto quando si trovava davanti ai loro difetti e alle loro fragilità umane. In queste occasioni, la sfida dell’essere fedele al comandamento dell’amore era indubbiamente ardua per Teresina, come lo è anche per noi.

Da un lato, il comandamento dell'amore richiede tutta la nostra forza interiore e la nostra volontà: “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”; dall’altro lato, però, richiede anche la constatazione e l’accettazione della nostra debolezza. La nostra amica Santa ha sperimento che l’amore verso le Sorelle poteva nascere solo dalla sua unione con Gesù e dal Suo Amore. È Lui il vero e Buon Samaritano, che si prende cura delle nostre ferite e che ci risolleva, quando il peccato ci butta a terra. È il Signore che ci riconosce e ci tratta come persone che gli appartengono e che fanno parte della sua famiglia, la famiglia dei figli di Dio. Egli prova una profonda compassione per le nostre fragilità.

Egli non smette di farsi prossimo verso ciascuno di noi, qualunque sia la nostra vita, qualunque cosa abbiamo fatto … Allo stesso modo, il Signore desidera che noi ci facciamo prossimi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, spendendoci totalmente per loro, anche se non otteniamo nulla in cambio, talvolta nemmeno un sorriso oppure un “grazie”. Ognuno dei nostri fratelli e sorelle è amato dal Signore profondamente, dall’eternità e per tutta l’eternità. Egli ha donato la Sua vita per ciascuno di noi. Dice Gesù ai suoi discepoli: “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati”! Il comandamento di cui parla lo scriba si trasforma e si rinnova a partire dagli eventi dell’incarnazione, passione, morte e resurrezione di Gesù. La misura dell’amore, che Egli ci chiede, diventa, allora, altissima e ci sembra quasi impossibile da realizzare. Santa Teresa, tuttavia, ci dona ancora una luce e ci insegna che se siamo uniti a Gesù, niente è impossibile, perché sarà Lui stesso ad amare gli altri in noi e attraverso di noi.


Quest'anno il buon Dio mi ha fatto la grazia di capire che
cos'è la carità.

Prima lo capivo, è vero, ma in modo imperfetto (...)La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che si vedono praticare (...)
Ah, Signore, so che tu non comandi niente di impossibile! Conosci meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, sai bene che mai potrei amare le Sorelle come le ami tu, se tu stesso, o mio Gesù non le amassi ancora in me"

Manoscritto C 11v-12v


XIV Domenica del Tempo Ordinario

Lc 10,1-12.17-20
Vivo la preghiera per la salvezza dei miei fratelli e delle mie sorelle come una missione affidatami dal Signore?

Signore, Tu attendi la mia preghiera!

Dopo aver vissuto un primo, intenso periodo di discepolato, i discepoli del Signore diventano protagonisti dell’annuncio del Regno di Dio. Gesù li invia per questa missione, affinché sperimentino la gioia dell’annuncio del Vangelo. Attraverso la missione essi vivono anche la fatica del rifiuto, della tristezza e dello scoraggiamento, quando la Sua Parola di Salvezza, di pace e di amore viene respinta o fraintesa. Gesù vuole che i suoi discepoli sperimentino la testimonianza della povertà materiale.

Egli li invita ad abbandonarsi in una fiducia totale nella Divina Provvidenza del Padre, che non permetterà che manchi loro il necessario. Essi, insomma, devono imparare “sulla propria pelle” a divenire “strumenti” della Sua grazia, ad essere segni viventi del Suo amore per gli uomini. Nel mandarli a due a due, Gesù offre loro il sostegno che è proprio dell’amicizia vissuta nel Signore e la garanzia incondizionata della Sua presenza, che accompagna ogni loro passo.

Siamo abituati a pensare che evangelizzare o partire per la missione, significhi spostarsi fisicamente da un luogo all’altro per annunciare il Vangelo. Santa Teresa ci insegna che la missione è, prima di tutto, un’intima disposizione del cuore, si tratta di incarnare il Vangelo in noi e vivere ciò che esso insegna. Santa Teresa si nutre della Parola di Dio e trova nella Sacra Scrittura le giuste risposte alle domande più profonde, che porta nel cuore.

Prendiamo come esempio una lettera che ella scrive a sua sorella Celina. In questa lettera, Santa Teresa racconta che si domandava cosa avrebbe potuto fare concretamente per salvare le anime. Ella aveva compreso che l’annuncio della salvezza offerta da Cristo deve arrivare a tutti e che ciascuno deve poterla accogliere e lasciare che il Signore trasformi la propria vita, in vista della vita eterna. La nostra amica Santa è piena di entusiasmo davanti all’annuncio della messe abbondante, di cui parla Gesù nel Vangelo. Ella sente come rivolto a lei l’invito a pregare: “Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe”. La messe appartiene al Signore, i semi che annunciano il Regno, che sono stati piantati nel mondo, essi sono opera di Dio. Egli potrebbe agire senza il nostro aiuto, ma, come dice Teresina, “Egli attende la preghiera di una povera piccola anima per salvare le altre anime …”.

Che mistero! La nostra preghiera ha un valore grandissimo. Essa deve essere in piena sintonia con il progetto di Dio e per la salvezza delle anime. Il Signore attende questa preghiera, la mia, la tua, quella di ciascuno dei suoi figli, in favore dei propri fratelli. Ciascuno di noi, dice la nostra amica Santa, è stato “riscattato al prezzo di tutto il sangue di Cristo”! Pensiamo al prezzo che noi valiamo agli occhi di Dio. Dobbiamo diventare strumenti Suoi, sotto l’azione dello Spirito Santo, attraverso la preghiera e le azioni, perché il Cristo tocchi il cuore di ciascuno e lo apra alla luce salvifica della Grazia.

In un certo sento, in mezzo ai settantadue discepoli di cui parla il Vangelo, ci siamo anche noi. Il Signore attende che ci lasciamo attirare dal Suo amore per compiere questa missione. Santa Teresa, dal suo monastero di clausura, è diventata patrona delle missioni, grazie alla preghiera e all’offerta della sua vita e della sua sofferenza, unite a quelle del Signore. Anche noi siamo chiamati a lasciarci scuotere da questo anelito missionari. Dobbiamo renderci disponibili ogni giorno per annunciare a tutti la buona novella della Salvezza e testimoniare l’Amore misericordioso del Signore, nei luoghi in cui Egli ci chiama a vivere.

Che mistero! ... Gesù non è Onnipotente? Le creature non appartengono a Colui che le ha fatte? Perché dunque Gesù
dice: "Chiedete al padrone della messe che mandi operai"? Perché? ... Ah, il fatto è che Gesù ha per noi un amore così incomprensibile da volere che noi prendiamo parte con Lui alla salvezza delle anime. Egli non vuol fare nulla senza di noi. Il creatore dell'universo aspetta la preghiera di una
povera piccola anima per salvare le altre anime
riscattate come lei al prezzo di tutto il Suo sangue".


Lettera 135 a Celina


SOLENNITA' DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

Mt 16, 13-19
Sono consapevole che attraverso la mia vita sono chiamato ad annunciare il Vangelo?

Signore Gesù, rendici veri apostoli del Vangelo!

La liturgia di questa domenica coincide con la Solennità del santi Apostoli Pietro e Paolo. Simone figlio di Giona (Pietro), un umile pescatore di Galilea e Saulo di Tarso (Paolo), un fariseo pieno di zelo per la fede del suo popolo, sono stati chiamati dal Signore a lasciare tutto e seguirLo come discepoli. Egli ha operato in loro una conversione radicale, al punto da trasformare per sempre le loro vite e fare di loro degli annunciatori e testimoni infaticabili del Vangelo.

San Pietro e San Paolo hanno amato Cristo e la Chiesa. Essi hanno offerto tutta la loro esistenza al servizio di Dio, per annunciare il Suo Amore ad ogni uomo. Essi hanno testimoniato la loro fede e il loro amore a Cristo, con l’aiuto della grazia di Dio, giungendo fino al martirio. Pietro faceva il pescatore. Era un uomo che aveva numerose fragilità. Nel meditare sul Vangelo che la liturgia ci offre in questa solennità, notiamo subito un paradosso: Gesù afferma che affida la Sua Chiesa a Pietro e che le porte degli inferi non prevarranno su di essa. Paolo era un uomo molto istruito riguardo alla religione ebraica. Era al servizio del consiglio degli anziani e del sinedrio. Ha perseguitato i cristiani per molto tempo.

Entrambi, con le loro sole forze, non avrebbero mai potuto trovare il coraggio di affrontare il martirio se non fossero stati chiamati, scelti. La testimonianza e l’opera di annuncio degli Apostoli è ispirata dalla grazia di Dio, dall’azione dello Spirito Santo. Anche oggi, la testimonianza della Chiesa si può vedere e sperimentare attraverso l’autenticità e la radicalità di ognuno di noi, in qualità di credenti. Tutto ciò è possibile soltanto se, attraverso il battesimo e gli altri sacramenti, lasciamo agire in noi lo Spirito Santo, perché ci converta e ci modelli come pietre vive, che si mettono al servizio della comunione e dell’unità fondate sulla pietra angolare che è il Cristo.

L’amore per la Chiesa è stato centrale nella vita di santa Teresa. Quando, nel suo convento di clausura nel quale viveva, ella cercava di comprendere più in profondità la sua vocazione, era stata illuminata dai capitoli 12 e 13 della prima lettera di San Paolo ai Corinzi. In particolare il versetto 31 “Desiderate intensamente i carismi più grandi” (1Cor 12,31). La sua vocazione era l’Amore. Santa Teresa aveva compreso che il suo posto nel Corpo mistico della Chiesa era quello del cuore, così come nel corpo umano il cuore pulsa perché il sangue raggiunga tutte le membra del corpo. Attraverso la sua preghiera e l’offerta quotidiana della sua vita a Dio, voleva contribuire a rendere possibile l’agire di tutte le membra della Chiesa. Santa Teresa ha scelto di pregare e offrire se stessa per tutti, affinché, grazie alla sua offerta, unita a quella di Cristo nell’Eucarestia, il Vangelo fosse annunciato nel mondo ad ogni uomo.

“Nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l’amore”. Questa intuizione spirituale della nostra santa carmelitana può aiutarci a vivere la nostra vita cristiana, la nostra vita di battezzati, di figli di Dio. Noi impariamo da lei ad amare la Chiesa, a pregare per il Papa, per i sacerdoti, i missionari, per coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo e a pregare per ogni uomo … Impariamo ad offrire le nostre fatiche e le nostre sofferenze, piccole o grandi che siano, affinché ogni persona conosca l’amore di Dio, creda in Lui e permetta al Signore di trasformare la propria vita. Attraverso l’esempio dei santi e con il sostegno della grazia di Dio, ognuno di noi è chiamato a diventare apostolo, nel suo quotidiano, dell’Amore di Dio che ha cambiato le nostre vite.


"Capii che solo l’Amore faceva agire le membra della Chiesa: che se l’Amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo...
Capii che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che L’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi! ... Insomma che è Eterno! ...
Sì io ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai dato... nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore... così sarò tutto, così il mio sogno sarà realizzato!!!.
Manoscritto B 3v


CORPUS DOMINI

Lc 9, 11b-17
Accetto di unirmi al sacrificio di Cristo sull'altare, in ogni Eucarestia per essere trasformato in Lui?

Signore Gesù, trasformaci in Te!

Grazie alle diverse solennità, la liturgia ci permette di comprendere e sperimentare quanto l’Amore del Signore per ciascuno di noi sia infinito. Tutto questo deve scaldarci il cuore ed aprirci al rendimento di grazie. La Chiesa celebra oggi la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

Questo mistero è frutto dell’Amore immenso di Dio che, pur vivendo nel seno della vita trinitaria, ha voluto trovare il modo più umile e più nascosto, rendendosi vulnerabile e fragile per restare con noi, per donarsi a noi, sotto l’apparenza del pane, per nutrire la nostra vita per mezzo della Sua stessa Vita. Attraverso il dono totale di se stesso, il Figlio di Dio ci insegna qual è la via ordinaria dell’Amore vero.

L’Amore vero non fa calcoli, si dona per coloro che ama, è pronto a morire per loro, affinché essi abbiano la vita, è pronto a “farsi cibo” per arricchire la loro vita e nutrire di vero senso la loro esistenza. Questa logica è puramente divina; essa è completamente opposta alla mentalità egoistica del mondo e dell’uomo, che è centrata su di sé, sul proprio benessere. Questo Amore divino è, per noi, un appello, una chiamata ad aprirci all’azione della Grazia divina e ad accogliere la vita di Dio in noi, per lasciarci trasformare da Lui.

Il Vangelo di oggi racconta che le folle seguivano Gesù per ascoltarlo e per ricevere una guarigione fisica o spirituale. Davanti alla richiesta dei discepoli di congedare le persone, perché queste trovino un posto per alloggiare e soprattutto trovino del cibo, Gesù risponde: “Voi stessi date loro da mangiare”. I discepoli si stupiscono della reazione di Gesù! Essi non comprendono, perché non vivono ancora la loro vita nel dono totale di se stessi.

Santa Teresa è affascinata dalla missione che il Signore le consegna, in quanto Sua sposa, e prova una grande gioia nel donare se stessa. Ella si sente chiamata ad unirsi a Lui, ad essere un granellino di quel frumento che appartiene a Cristo e che è pronto ad essere macinato per diventare pane a sua volta e a “perdere” la vita per amore Suo. Santa Teresa non appartiene più a se stessa, ma appartiene al Signore: i desideri di Gesù diventano i suoi, la missione di salvezza di Gesù è ormai la sua; per questo ella si lascia prendere completamente dal Suo Amore e non si risparmia in nulla, si offre interamente.

Ecco cosa deve significare per noi nutrirci dell’Eucarestia: permettere che, attraverso questo Sacramento, la Grazia di Dio nutra la nostra vita spirituale, faccia crescere Gesù in noi, perché noi viviamo della Sua vita divina. Grazie a ciò che il Signore opera in noi per mezzo dell’Eucarestia, noi veniamo modellati ad immagine della Santissima Trinità in vista della vita eterna.

La bellezza a la grandezza dell’Eucaristia ci attrae, come dice anche Santa Teresa. Quando adoriamo Gesù presente nel Santissimo Sacramento, siamo attratti dal mistero d’Amore, che emana da Lui. Esso è, allo stesso tempo, nascosto ai nostri sensi e rivelato a noi. Sentiamo che Dio è veramente in mezzo a noi e cammina al nostro fianco. Il Verbo si è fatto carne, il “Pane degli angeli si fa Pane degli uomini”, come dice la sequenza nella liturgia di oggi. Affidiamo al Signore la nostra incapacità di amare pienamente, di accogliere i nostri fallimenti e le nostre cadute, come occasioni per poter crescere. Abbandoniamoci fiduciosi, perché Egli può compiere in noi meraviglie molto più grandi di quelle che possiamo immaginare. Rivolgiamogli, perciò, la stessa preghiera di Santa Teresa: “Vieni … e trasformami in Te”!

Che gioia! Sono scelta tra i grani di Frumento puro
che per Gesù perdono la vita...
La mia estasi è veramente grande!
Sono la Tua sposa amata, mio Amato, vieni a vivere in me! Vieni! La Tua bellezza mi ha conquistata
Degnati di trasformarmi in Te!"

Poesia 25,8


SOLENNITA' DELLA SANTISSIMA TRINITA'

Gv 16, 12-15 
Ho fatto già esperienza dell'amore gratuito e infinito del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che abitano in me?

La Santissima Trinità abita in noi!

Fin da piccoli, ci viene insegnato il segno della Croce, uno dei segni più importanti della nostra fede. Purtroppo, lo facciamo talvolta come un’abitudine o come un gesto superstizioso, svuotandolo del suo significato essenziale. Solitamente, siamo talmente abituati a farlo che soltanto raramente prestiamo attenzione alle parole che diciamo e che, invece, sono ricche di significato: nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Ci segniamo nel Nome della Santissima Trinità. Domandiamo alla Santissima Trinità di proteggerci, gli apriamo la porta della nostra anima. La liturgia ci guida ad entrare gradualmente, ma sempre più profondamente nei misteri meravigliosi della nostra fede. Dopo la Solennità della Pentecoste, dopo essere stati rinnovati attraverso il dono dello Spirito Santo, siamo chiamati a meditare il mistero di amore che unisce le tre Persone Divine, a lasciarci visitare da Loro nella nostra anima, nel nostro cuore e ad affidare Loro tutta la nostra vita. Quanto bene fa al nostro cuore e quando è confortante sapere di essere amati da un Amore infinito, l’Amore che vive nella comunione delle tre Persone Divine!

Santa Teresa fa l’esperienza di questo amore. Rispondendo a Celina, in una lettera, le esprime una profonda comprensione a proposito della condizione di aridità in cui Celina vive. Grazie ad una grande capacità di discernimento, Teresa vede chiaramente che quell’aridità spirituale è un momento di prova e di purificazione, permesso da Dio per il bene di sua sorella. Quando ci troviamo a vivere delle circostanze simili a quelle che Santa Teresa e Celina hanno vissuto, anche a noi può capitare di sentirci abbandonati da Dio. Se, però, lasciamo agire la grazia di Dio, potremo ad ascoltare, come santa Teresa ha fatto, la voce di Dio che ci chiama proprio nel mezzo del nostro apparente “deserto”.

Quale meraviglia scoprire che Dio non attende che siamo perfetti per venirci incontro, ma si accontenta che noi accogliamo la nostra “miseria” e Gliela offriamo! Ciò che desta un grande stupore nella nostra amica Santa, è lo scoprire come tutte e tre le Persone della Santissima Trinità vengano in noi e desiderino dimorare nella nostra anima. Oggi, la liturgia ci permette di meditare su questo mistero immenso: fin dal Battesimo, la Trinità abita in noi.

Possediamo nell’anima il tesoro più prezioso: siamo, in un certo senso, una dimora per Dio, la nostra anima diviene un tempio. Nonostante ciò, andiamo in cerca di tanti altri “tesori” apparenti, che a volte ci rendono schiavi, rivelandosi “falsi” o “dannosi” per la nostra vita spirituale e che ci conducono su strade di morte. Ciò accade perché non sappiamo o dimentichiamo che ciò che è veramente essenziale per noi. Purtroppo, noi lo cerchiamo fuori, in realtà ce lo abbiamo dentro: dobbiamo soltanto scoprirlo. Come dice Sant’Agostino: “Io ti cercavo fuori di me, ma tu eri dentro di me”.

Chiediamo allo Spirito di verità che ci insegni a riscoprire in noi la presenza della Santissima Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questa grazia possiamo ottenerla soltanto nella preghiera, nel silenzio, nel cuore a cuore con Dio. Solo nel dialogo interiore con la Santissima Trinità, che avviene nel segreto del nostro cuore, possiamo percepire la comunione di amore che le tre Persone Divine vivono. Ci sentiremo, allora, amati profondamente e riconosceremo che siamo chiamati dall’eternità a lasciarci coinvolgere nel progetto di Amore e di salvezza voluto dalla Santa Trinità.

Anche noi, come figli e figlie amati da Dio, siamo chiamati a compiere, la nostra missione con la Sua grazia. È questa la nostra piccola parte, il nostro compito, quello che il Signore ha voluto affidarci da sempre, per il quale Egli conta su di noi e senza il quale mancherebbe un “tassello” al grande mosaico della storia della salvezza. Lasciamoci modellare giorno dopo giorno dall’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, affinché, nelle Loro mani, siamo docili strumenti e offriamo, a nostra volta, quell’amore e quella misericordia che riceviamo gratuitamente.


"Celina, è proprio questa l'immagine delle nostre anime: spesso scendiamo nelle fertili vallate in cui il nostro cuore ama nutrirsi, il vasto campo delle Scritture (...) e questo vasto campo ci sembra essere un deserto arido e senz'acqua ...Non sappiamo più neppure dove siamo (...) Non siamo ancora nella nostra Patria e la prova deve purificarci come l'oro nel crogiuolo. Talvolta ci crediamo abbandonate (...) ma Gesù vede la nostra tristezza e all'improvviso la sua dolce voce si fa udire (...) che richiamo quello del nostro Sposo! Ma come? Non osavamo più neppure guardarci tanto credevamo di essere senza splendore e senza ornamenti e Gesù ci chiama, ma non è solo: con lui le altre due persone della Santa Trinità vengono a prendere possesso della nostra anima! ..."

Lettera 165 a Celina


SOLENNITA' DI PENTECOSTE

Gv 14,15-16.23b-26
Quale posto lascio
allo Spirito Santo, nella mia vita?


Vieni, Santo Spirito!

In questa domenica, celebriamo la solennità della Pentecoste, una festa molto importante per noi e per tutta la Chiesa. Questa solennità chiude il tempo pasquale. Chiediamo allo Spirito Santo la grazia di poter comprendere la profondità e la ricchezza di questo mistero, attraverso questo avvenimento così importante per la vita della Chiesa e per i credenti.

Come Gesù aveva più volte annunciato, lo Spirito scende prima di tutto sugli apostoli, perché comprendano la loro missione e ricevano la forza di compierla. Essi dovranno testimoniare senza paura la Buona Novella a tutti i popoli. La Pentecoste segna l’inizio di una nuova tappa per la storia dell’umanità. È il tempo dello Spirito Santo, che spinge gli apostoli ad annunciare la salvezza ottenutaci da Gesù, il Figlio di Dio, che si è incarnato, è morto ed è risorto per salvarci. Che cosa dice a noi oggi la teofania della Pentecoste vissuta dagli apostoli? Quanto è importante lo Spirito Santo nella nostra vita da discepoli?

Santa Teresa racconta la sua “personale” pentecoste, che è avvenuta il giorno della sua Confermazione. L’attesa vissuta nella gioia e nel silenzio interiore ha permesso allo Spirito di preparare bene il suo cuore, aprire la sua anima alla grazia e operare in lei una nuova trasformazione spirituale. Comprendiamo l’importanza di preparare bene il nostro cuore prima di ricevere ogni sacramento? Spesso ci capita di non avere la consapevolezza di ciò che il sacramento produrrà in noi, sia in modo invisibile, che sensibile nella nostra vita!

Molte volte, la preparazione alla confermazione viene vissuta come qualcosa che “si deve fare” e non come una disposizione del cuore, un’attitudine a prepararsi per accogliere la “visita del Signore”. È il Signore in Persona che riversa la Sua grazia in noi!

Santa Teresa racconta di aver vissuto quel momento nel silenzio di una “brezza leggera” e questa sua esperienza sembra ben diversa se la paragoniamo alle lingue di fuoco che scendono sugli apostoli, di cui si parla nel libro degli Atti degli Apostoli. Eppure, lo Spirito Santo “è”, allo stesso tempo, forza e dolcezza. Talvolta, Egli ci dona consolazione o ci offre le parole giuste per aiutare o confortare persone che si trovano in difficoltà. Egli ci accompagna nel combattimento spirituale e nel nostro quotidiano. È discreto e, tuttavia, agisce con potenza. Lo Spirito illumina il nostro cammino e contribuisce a renderci liberi …

Per essere veri discepoli non basta la nostra buona volontà, l’impegno e tutte le nostre forze. Occorre che lo Spirito Santo operi in noi una trasformazione, un cambiamento, una conversione, affinché noi diventiamo quei canali attraverso i quali il Signore può continuare la sua opera nel mondo. È vero, la maggior parte di noi ha già ricevuto il sacramento della Confermazione, tuttavia, un sacramento continua a produrre i suoi effetti e a portare frutto nella nostra vita. Ogni giorno dobbiamo imparare ad aprirci all’azione dello Spirito Santo in noi. Consapevolmente o no, abbiamo bisogno dello Spirito Santo. Noi abbiamo sete di quest’acqua viva che è l’Amore di Dio.

Possiamo e dobbiamo invocarlo sempre, in ogni circostanza, nel nostro quotidiano e disporci a riceverlo soprattutto attraverso il sacramento della Riconciliazione e nell’Eucarestia. Davanti alla nostra fragilità, ai nostri egoismi, alle nostre corte vedute, non possiamo non prendere atto del fatto che non siamo capaci di portare avanti da soli la missione che Gesù ci affida ogni giorno. Abbiamo bisogno del Suo aiuto per realizzarla ed è proprio lo Spirito Santo che rende possibile tutto questo! InvochiamoLo con tutte le nostre forze e chiediamo il Suo aiuto, affinché Egli ci riempia della Sua pienezza, dei Suoi doni e riceviamo ogni sorta di grazie e di “luci”, secondo quello di cui abbiamo bisogno, secondo i nostri diversi stati di vita. Accogliamo tutto con amore e per amore, chiedendo che la nostra anima sia sempre più disponibile e rendendola un “luogo” accogliente per il Signore, affinché la Grazia possa agire liberamente e ci rigeneri per una vita nuova in Dio.


"Mi ero preparata con grande cura a ricevere la visita dello Spirito Santo, non capivo perché non si desse una grande importanza al fatto di ricevere questo sacramento d'Amore (...) Ah, come era gioiosa la mia anima; come gli apostoli attendevo con felicità la visita dello Spirito Santo!

Mi rallegravo all'idea di essere presto perfetta cristiana (...) Finalmente il momento felice arrivò: al momento della discesa dello Spirito Santo non sentii un vento impetuoso, ma piuttosto quella brezza leggera della quale il profeta Elia udì il mormorio sul monte Oreb.
In quel giorno ricevetti la forza di soffrire (...)"

Manoscritto A 36v


SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE
DEL SIGNORE

Lc 24,46-53
Quali sono i sentimenti che provo quando penso alla vita eterna?

Tu, Signore, ci attendi in Cielo!

Oggi, settima domenica di Pasqua, celebriamo la solennità dell'Ascensione del Signore Gesù al Cielo. La preghiera di Colletta, proposta per questa solennità, ci aiuta a comprendere che, di fronte a questo mistero della nostra fede, dobbiamo coltivare una “santa gioia” come disposizione del cuore. Dobbiamo fare ciò anche quando gli avvenimenti di pesano, affinché ci lasciamo modellare dall’amore di Dio e ci apriamo all’amore del prossimo.

Il nostro cuore deve essere pieno di speranza, perché, in Gesù risorto, la nostra umanità, nonostante la nostra fragilità e la natura peccatrice, è chiamata ad essere “innalzata” nella gloria. Il Signore Gesù ci ha aperto le porte del paradiso per entrare nella vita intima della Santissima Trinità. Egli ci ha dato accesso alla gioia eterna presso di Lui, con tutti gli angeli e i santi e con i fratelli e le sorelle che hanno avuto la grazia di essere accolti in Cielo.

Il mistero della partecipazione alla vita eterna attira e affascina Santa Teresa. Proprio per questo motivo Ella vive nel desiderio di seguire le “tracce” che il Signore stesso ha lasciato durante tutto il corso della sua esistenza terrena e che si rivelano in ogni passo del Vangelo. Se le porte del paradiso sono spalancate davanti a noi, anche noi però dobbiamo fare la nostra parte. Se, come santa Teresa e tanti altri santi, ci sentiamo attratti verso la gioia eterna che si vive in Cielo, allora, proprio come loro, dobbiamo camminare, seguendo il nostro unico Maestro. «Quanto sono luminose queste tracce!» diceva Santa Teresa, «quanto sono profumate!»

Quando le nostre azioni sono buone, giuste, sante, ad esempio di quelle di Cristo, possono diventare piccole luci che illuminano le azioni degli altri. Se i nostri pensieri fossero veramente imbevuti di Vangelo, allora tutta la nostra vita "profumerebbe" della vita stessa di Gesù. Come cristiani, ad immagine di Gesù, dovremmo lasciare tracce luminose e profumate, spandere il buon profumo di Cristo presso i nostri fratelli e sorelle. Non si tratta di pretendere di essere perfetti o migliori degli altri, ma di guardare a un ideale che, anche se ci sembra molto alto, è tuttavia una meta verso cui ogni cristiano deve tendere ogni giorno con tutto il cuore, tutta la sua anima, tutte le sue forze, aiutato dalla grazia di Dio che ci è donata gratuitamente.

Lo scoraggiamento e gli insuccessi fanno parte del cammino, ma il segreto di Santa Teresa dovrà essere anche il nostro: “Consideriamoci piccole anime che il Buon Dio deve sostenere ad ogni istante”. Secondo la promessa di Gesù, lo Spirito Santo scenderà su di noi, come è sceso sugli apostoli a Pentecoste. La forza di Dio è l'"antidoto" alla nostra debolezza, ma la nostra debolezza è una delle condizioni necessarie perché possiamo lasciarci abitare dalla Sua Grazia! Il Signore ci aiuti ad accogliere con misericordia e tenerezza le debolezze che scopriamo dentro di noi e nei nostri fratelli.

Che Egli ci insegni a vivere la benedizione che, in Gesù, ci dona ogni volta che gliela domandiamo. Prendiamo coscienza che siamo attesi in Cielo, per poter partecipare della comunione d’amore offertaci dalla Santissima Trinità. Nell’attesa di questo giorno benedetto, impegniamoci a costruire quaggiù questa vita con Dio per noi stessi e per i nostri fratelli e sorelle, come Egli ci ha insegnato.


"Poiché Gesù è risalito al Cielo, io posso seguirlo solo seguendo le tracce che ha lasciato, ma come sono luminose queste tracce, come sono profumate!"
Manoscritto C 36v

"Poniamoci umilmente fra gli imperfetti, stimiamoci piccole anime che il buon Dio deve sostenere ad ogni istante".

Lettera 243

SESTA DOMENICA
DI PASQUA

Gv 14,23-29
Quali sentimenti suscita in me il
sapere che Dio desidera prendere dimora nel mio cuore e nella mia vita?



Tu, Signore, desideri dimorare in noi ... !

Il brano del Vangelo di San Giovanni che la liturgia di questa domenica ci offre, fa parte dei cosiddetti “discorsi d’addio”. Sono gli ultimi insegnamenti e raccomandazioni che Gesù fa ai suoi discepoli, prima che essi ricevano lo Spirito Santo nella Pentecoste. Questi insegnamenti erano molto cari a Santa Teresa. Essi sono riportati varie volte nei suoi scritti e, ogni volta che ella li legge, ne scopre sfumature diverse. Santa Teresa medita lungamente gli insegnamenti di Gesù, comprende e desidera il dono della pace, che Egli porta a coloro che accettino di dare il primo posto a Dio nella propria vita e nei propri cuori.

Tale pace è opera dello Spirito Santo e, quindi, è completamente diversa da quella del mondo. C’è una condizione essenziale perché Dio stesso, la Santissima Trinità, prenda dimora nei nostri cuori: osservare la Parola di Gesù, viverla, farla nostra. Cosa significa questo concretamente? Quando ami una persona e ti senti amato da lei, ascolti le sue parole, tu sei disposto ad ascoltare i suoi consigli e, a volte, capita che, mentre ti sforzi di vivere quegli insegnamenti, li fai “tuoi”. Essi diventano, cioè, così importanti, che cominciano a scuoterti, a far parte di te, ad impregnare ed influenzare positivamente il tuo stile di vita, ad orientarti ed aiutarti nelle tue scelte.

Ad un certo punto, ti accorgi che cominci a fare o pensare in maniera naturale e spontanea quelle cose che ti erano state consigliate. Se questo è vero per le parole degli uomini, lo è molto di più per la Parola di Dio. Osservare la Sua Parola, come ci dice anche Santa Teresa, vuol dire fare la Sua volontà e trovare in essa la pace vera. La Parola di Dio è performativa: ci trasforma e ci dona la vera vita in abbondanza. Tutto parte dall’amore di Dio. Se sperimentiamo che Gesù ci ama, allora, saremo spinti a rispondere generosamente al Suo amore. Cercheremo di corrispondere generosamente al Suo amore, accogliendo la Sua volontà, che faremo nostra, consapevoli che essa è fonte di pace e di vera felicità per noi.

Come sottolinea Santa Teresa, il Signore desidera che cresca tra noi e Lui una relazione d’amore reciproco, ad immagine di quanto si vive nel seno della Trinità: Egli desidera dimorare in noi e che noi dimoriamo in Lui. Ovviamente, da un punto di vista solamente umano, c’è un’incolmabile sproporzione tra la capacità di amare di Dio e la nostra, ma attraverso il mistero dell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù, Egli ci offre i doni e la capacità di corrispondergli nel modo giusto.

Se realizzare tutto questo sembra impossibile per noi, non lo è certamente per Dio! Basta che guardiamo più da vicino le vite dei Santi! Occorre che la Parola di cui parla il Vangelo e che è la persona di Gesù stesso, diventi carne nelle nostre vite. Se la missione a cui siamo chiamati ci sembra troppo alta per noi, meditiamo le parole di Gesù ai discepoli: “Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Prepariamoci al meglio per ricevere lo Spirito Santo, perché il Signore ravvivi in noi del Suo Santo Spirito, nella Pentecoste ormai vicina. Invochiamolo anche nella nostra quotidianità, in ogni nostro momento di preghiera, in tutte le nostre necessità, in tutti i nostri bisogni, prima di ogni azione, di ogni incontro, perché agisca Lui attraverso di noi, perché riceviamo luce e forza e perché Egli riaccenda sempre più in noi la vita di Dio.



"Se uno mi ama custodirà la mia parola (cioè farà la mia volontà) e mio Padre l'amerà, e noi verremo a lui e faremo in lui la nostra dimora".

Lettera 142

"La sera dell'amore, senza parabole Gesù diceva: "Se uno vuole amarmi, accolga nella sua vita la mia Parola. Mio Padre ed io verremo a visitarlo e, prendendo dimora nel suo cuore, stando da lui, l'ameremo sempre. Vogliamo che, colmo di pace, dimori nel nostro Amore!".

Poesia 17,1

QUINTA DOMENICA
DI PASQUA

Gv 13,31-33a.34-35
Riesco a riconoscere, nella mia vita, le umiliazioni ed i fallimenti come occasioni di Grazia, che mi aiutano a crescere? 

Insegnaci, Signore, ad amare come Tu ci hai amati !

Il Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua ci racconta l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. La liturgia vuole condurre il nostro cuore lì dove è la sorgente del “comandamento dell’amore”. Questa sorgente si trova in Gesù che si offre per noi. Santa Teresa osserva in profondità quello che accade nel cenacolo e, soprattutto, nel cuore di Gesù e in quello dei discepoli. Ella osserva tutta la scena con gli occhi di chi vive già la Pasqua di Resurrezione e comprende bene il dono che Gesù fa di se stesso, nell’istituzione dell’Eucarestia.

Santa Teresa afferma che Gesù dona ai discepoli il comandamento dell’amore proprio nel momento in cui il loro cuore è acceso da un grande amore per Lui. In realtà, è santa Teresa stessa che, contemplando Gesù che offre se stesso per ciascuno di noi, come è raccontato nel Vangelo di Giovanni, sente il suo cuore infiammarsi sempre di più e si sente pronta ad accogliere il comandamento nuovo.
Che cosa comporta il vivere fino in fondo questo comandamento del Signore? Gesù non ci chiede più soltanto di amare gli altri come noi stessi, ma di amarci vicendevolmente come Lui ci ha amati. È la croce, allora, la misura per comprendere se stiamo amando gli altri, come ci chiede Lui!

Noi, che siamo suoi discepoli, dobbiamo condividere la Sua stessa volontà, ossia di veder acceso il fuoco dell’amore sulla terra in ogni cuore. Perché questo sia possibile, tuttavia, dobbiamo essere disposti a passare attraverso quella che Gesù chiama “glorificazione”. A prima vista, ci sembra assurdo che le nostre umiliazioni, le sofferenze, le ingiustizie che abbiamo vissuto e che abbiamo subito, possano essere per noi dei momenti di “gloria”. Eppure, quando Gesù è stato inchiodato sulla croce, quello è stato un grande momento di “gloria” per Lui!

La strada, dunque, è questa: per poter amare, come Lui ci ha amati, dobbiamo essere pronti a lasciare che l’amore bruci in noi tutte le nostre resistenze, chiusure, paure, il nostro amor proprio, le nostre presunte sicurezze, le nostre false immagini di Dio, le nostre disillusioni … Come avviene per una candela, che si consuma per mezzo della fiamma, così è necessario che accada la stessa cosa in noi, nel lasciarci consumare e trasformare dall’amore di Dio.

Pensiamo agli esempi di amore che abbiamo intorno a noi: quelli che “brillano” di più, ai nostri occhi, sono coloro che amano in verità, andando oltre l’affettività e i sentimenti, fino a lasciarsi consumare totalmente per il bene dell’altro, proprio come Gesù ha fatto per ciascuno di noi. In quel donarsi quotidiano, però, spesso la “luce” è nascosta, spesso c’è una “bellezza”, che pochi riescono a vedere!

La sfida più grande per noi cristiani è cercare la “gloria umile”, nascosta agli occhi del mondo, e scegliere di viverla fino in fondo, con la Grazia di Dio, per essere intimamente trasformati. Vivere il comandamento dell’amore non è, per noi, una scelta opzionale, ma una decisione essenziale nella vita di ogni battezzato: ad essa è legata, infatti, una promessa del Maestro: “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. 



"Ricordati della dolcissima Fiamma che tu volevi accendere nei cuori. Questo Fuoco del Cielo tu l'hai messo nella mia anima, anch'io voglio espanderne il calore ..."

Poesia 24,17

"Nell'ultima cena, quando sa che il cuore dei suoi discepoli brucia di un amore più ardente per Lui, che si è appena donato loro nel mistero ineffabile dell'Eucarestia, questo dolce Salvatore vuole donare loro un comandamento nuovo".
Manoscritto C 11v

QUARTA DOMENICA
DI PASQUA

Gv 10, 27-30
In quali momenti sento con chiarezza che il Signore mi chiama a seguirlo?

Signore Gesù, ci mettiamo in ascolto della Tua voce!

La quarta domenica di Pasqua è chiamata, tradizionalmente, “domenica del Buon Pastore” ed è dedicata, in modo particolare, alla preghiera per le vocazioni.
Come nasce una vocazione? Com’è che ci si sente chiamati dal Signore ad una missione specifica e unica? Tutto comincia proprio quando ci mettiamo in ascolto della voce del Pastore, che è il Signore. È bellissima l’immagine del “bel Pastore” utilizzata da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma essa deve essere colta nel suo significato profondo.

Il pastore conosce le pecore, che gli appartengono. Egli le conosce personalmente e le chiama per nome. Egli desidera il meglio per ciascuna. Esse ascoltano la sua voce, riconoscendola, e lo seguono. Aiutati dallo sguardo contemplativo di Santa Teresa, guardiamo a questa chiamata sul piano della vita spirituale. Il Signore, il “bel Pastore”, conosce ciascuno di noi profondamente, ci ama e ci chiama a seguirLo; il Suo sguardo non può lasciarci indifferenti, perché è lo sguardo di Qualcuno che ci ama, come nessun altro! È lo stesso sguardo che ha toccato gli apostoli.

Siamo dentro una relazione d’amore, che esige, da parte nostra, l’ascolto, l’apertura del cuore. Dobbiamo lasciarci convincere ad impegnarci nel progetto d’amore e di salvezza, pensato e voluto dal Padre dall’eternità per ciascuno di noi e rivelatoci da Suo Figlio. La nostra vocazione si iscrive perfettamente in questo disegno di Dio, come un frammento piccolissimo, che si inserisce nell’insieme della grande opera creata da Dio e che è essenziale alla riuscita di tutto il progetto divino.

La nostra vocazione comincia a germogliare quando comprendiamo che il Signore vuole fare di noi degli strumenti della Sua grazia, pur nel nostro piccolo, in questo piano di salvezza, e che Egli ci chiama a fare la nostra parte. È importante far fruttificare e tutti i doni e i carismi che abbiamo ricevuto e tutti quelli che lo Spirito Santo susciterà in noi per compiere le opere di Dio. Questo non può che sorprenderci immensamente, perché comprendiamo, allora, che Dio, l’Onnipotente, tiene fissi gli occhi su di noi, suoi Figli, da sempre, si fida di noi e conta su di noi.

Egli, infatti, conosce meglio di noi le nostre fragilità, la nostra povertà e debolezza, ma viene in nostro soccorso donandoci la Sua Grazia, perché ne siamo modellati interiormente e diveniamo disponibili e docili, come piccoli canali del Suo Amore destinato a raggiungere tutti gli uomini.
Santa Teresa si sente molto piccola davanti a Gesù e si considera come un “piccolo atomo del Sacro Cuore”. Nella preghiera e nella meditazione ella si sente guardata con amore dal Signore e si sente infiammare il cuore, al punto da voler “consumare” la sua vita solo per Lui.

Teresa si sente attratta dalla voce del Pastore, che ella chiama “dolce Amico” e trova la sua gioia e la sua pace nel cercare di piacere a Lui in ogni cosa e nel continuare a donarsi per rispondere generosamente al Suo amore. Ciascuno di noi può sentire questo stesso sguardo d’Amore profondo di Gesù, se egli lascia agire Dio. Ciascuno di noi può scegliere di rimanere in questa relazione, dalla quale, come Gesù stesso dice, nessuno potrà mai strapparci via, perché nessuno potrà strapparci dal Suo amore contro la nostra volontà.

Ciascuno di noi può decidere di lasciarsi modellare dal Fuoco Divino dell’Amore di Dio, che è lo Spirito Santo, perché “bruci” ogni nostra resistenza, ogni nostra paura, ogni attaccamento al mondo … Egli ci prepari a seguire il "Bel Pastore" in quella vocazione che è esattamente quella che Dio ha pensato per noi, e che è essenziale, insieme a tutte le altre vocazioni, per l’edificazione del Regno di Dio. 



Il tuo atomo, o Cuore Divino, ti dona la sua vita.
E' la sua pace, la sua gioia, farti piacere, Signore...
Il Tuo sguardo mi infiamma, mio unico amore.
Consuma la mia anima, Gesù, senza posa...
Piena di tenerezza, la tua voce mi rapisce
e il tuo cuore mi spinge o mio dolce Amico! ..." 

Poesia 15

TERZA
DOMENICA DI PASQUA

Gv 21,1-19
In quali occasioni il Signore
mi chiede di fidarmi di Lui e gettare
di nuovo le mie reti? 

Signore Gesù, ci fidiamo di Te!

Il Vangelo di questa domenica ci fa meditare sull’apparizione di Gesù Risorto ai suoi discepoli che si verifica sul lago di Tiberiade. In una delle sue lettere, Santa Teresa accosta questo episodio a quello della pesca miracolosa, raccontato nel Vangelo di Luca. Entrambi gli evangelisti mettono in luce un evidente fallimento che vivono i discepoli, i quali hanno passato tutta la notte a pescare, senza prendere nulla. Essi hanno contato sulle loro forze e non sulla provvidenza di Dio. In entrambe le situazioni, proprio nel momento di maggior scoraggiamento e delusione, arriva Gesù e li invita a fidarsi completamente di Lui e a gettare ancora le reti …

Questa pesca all’alba è, in realtà, qualcosa di umanamente impensabile perché, alla luce del giorno, i pesci sfuggono ai pescatori. Eppure, proprio questa pesca si rivela talmente abbondante, che i discepoli fanno addirittura difficoltà a tirare le reti. Questo avvenimento permette a Santa Teresa di riflettere sulla propria vita e sulla fede in Gesù. Egli opera miracoli, se trova i nostri cuori umili, disponibili a lasciarlo agire e ad aprirsi ad una fiducia incondizionata nel Suo amore e nella Sua Divina Volontà.

Questo avviene soprattutto quando sembra che Egli ci stia chiedendo delle cose che ci sembrano umanamente “impossibili”, oppure cose che non comprendiamo immediatamente. Dopo il miracolo lo sguardo dei discepoli verso quell’uomo “sconosciuto”, che avevano visto sulla riva, cambia! Quanto è facile anche per noi riconoscere la presenza di Gesù, quando vediamo, nel nostro quotidiano, i piccoli segni del suo intervento nelle nostre vite! Ad esempio, è facile ringraziarLo quando un problema di risolve, una malattia guarisce, scampiamo a qualche pericolo, ci riconciliamo con i nostri fratelli e sorelle …

Quanto, invece, è difficile vivere quella “notte” di fatica, nella quale sembra che non riusciamo a raggiungere quello che vorremmo! Ci costa molto prodigarci con tutti i nostri sforzi e poi non vedere il frutto delle nostre fatiche! Oggi siamo invitati a considerare due insegnamenti fondamentali di questo Vangelo, che Santa Teresa ci aiuta a fare nostri: il primo è che il Signore desidera fare grandi miracoli nella nostra vita; il Suo più grande desiderio è darci un’esistenza colma di quella pienezza d’amore, che può venire soltanto da Dio.

Il Signore aspetta soltanto che apriamo il nostro cuore e le nostre mani, che ci disponiamo in atteggiamento umile, senza paure e ansie, ma con una fiducia assoluta in Colui che può tutto. Di una cosa dobbiamo essere certi: da soli non potremo mai procurarci la vera gioia a cui aneliamo. È dunque essenziale fidarci e abbandonarci a Colui che ci ama da sempre e conosce tutto di noi!

Il secondo insegnamento riguarda la “notte”, apparentemente infruttuosa. Accettare di vivere fino in fondo i momenti di apparente solitudine, o l'apparente inutilità dei nostri sforzi, accogliere con coraggio l’oscurità delle nostre notti, vuol dire far memoria della luce del Risorto che, viene a darci forza, a dirci che è con noi e a sostenerci nella prova. Sperimentare quella fatica e accettarla vuol dire imparare ad accogliere senza ribellarsi, ma con amore, anche l’apparente assenza del Signore e i nostri fallimenti.

Questo atteggiamento è proprio di una fede matura e solida, che si è costruita per grazia di Dio, giorno dopo giorno e che si va consolidando, sempre più, come una vera relazione d’amore e di donazione totale. Il Signore ci ha amati e ha donato se stesso per noi, creature fragili e incostanti ed è proprio appoggiandoci sulla roccia che è Cristo, che possiamo vivere, fino in fondo, tutto, anche le nostre “notti”. Possiamo affermare anche noi, come Teresina: “Vivo senza nessun timore e amo la notte come il giorno".

"Gli apostoli, senza Nostro Signore, lavorarono tutta la notte e non presero pesce ... Egli voleva provare loro che solo Lui può donarci qualche cosa, voleva che gli apostoli si umiliassero ... forse, se (Pietro) avesse preso qualche pesciolino, Gesù non avrebbe fatto il miracolo; ma non aveva nulla, così Gesù riempì subito la sua rete ..."
Lettera a Celina 26 aprile 1894

“Mia gioia è la Santa Volontà di Gesù, il mio unico amore. Così vivo senza alcun timore, amo la notte come il giorno".
Poesia 45,2 

SECONDA DOMENICA
DI PASQUA

Gv 20,1-2;11-18
Conosco le paure che mi impediscono di fidarmi di Dio e del suo agire nella mia vita?

Gesù Risorto, sei presente e sei qui, con noi!

In questa seconda domenica di Pasqua, l’evangelista San Giovanni ci racconta due apparizioni di Gesù nel cenacolo: la prima è avvenuta la sera di Pasqua, la seconda è avvenuta otto giorni dopo. L’esperienza dell’incontro con il Risorto, che i discepoli vivono, è, senza dubbio, straordinaria. Essa è sconvolgente a tal punto che li spinge pian piano ad uscire dalle loro incomprensioni, dalle loro chiusure, dalle loro paure, dai loro dolori, per aprirsi all’annunzio e alla testimonianza del Risorto e di quanto Egli viene ad operare nelle loro vite. Questo è ciò che accade anche per noi, oggi, se facciamo l’esperienza della resurrezione e “accogliamo” la presenza del Cristo Risorto, che agisce nelle nostre situazioni di morte. Grazie al suo intervento divino, la nostra vita acquista un senso nuovo e diventiamo anche noi suoi annunziatori, suoi testimoni fedeli, suoi discepoli.

Talvolta, capita che ci troviamo immersi in una situazione di apparente oscurità e non vediamo altro che il buio che ci circonda. La prova, allora, è forte! Se solo riuscissimo a cogliere la luce e la presenza veramente reale del Risorto al nostro fianco, che si nasconde dietro quell’apparente oscurità! Eppure, il Signore permette che restiamo ancora nella “notte”, nel “dubbio”, perché forse non siamo ancora pronti a vivere come delle persone risorte e delle persone libere.

Questo è quanto accadde a san Tommaso, il quale non riusciva a credere che Gesù fosse vivo. Il dolore che egli provava, a causa della terribile passione e morte di Gesù, era troppo grande. Il senso di colpa per non aver potuto far nulla per aiutarlo, in quei momenti di sofferenza estrema era ancora più pesante da sopportare per lui. Il Signore, però, lo libera dall’angoscia e dall’incredulità, lasciandogli toccare le proprie ferite della crocifissione. Pur non essendo stati al posto di san Tommaso e pur non avendo avuto il privilegio di poter mettere le nostre mani nelle Sue ferite, siamo tuttavia, destinatari di una meravigliosa beatitudine, che Gesù pronuncia e che viene a confortarci. Egli, infatti, proclama “beati” tutti i discepoli che crederanno in Lui senza averlo visto.

Santa Teresa era consapevole di far parte di questa schiera numerosa di fedeli, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, quando viveva la “notte della fede”. Vivere la “notte” significa, infatti, avanzare alla sola luce della fede e abbandonarsi in Dio completamente, senza ricevere delle consolazioni sensibili.
Santa Teresa ci mostra come anche noi possiamo fare un vero e proprio salto: dalla fatica e dalla sofferenza causate da una “notte” che noi subiamo, alla gioia pura, che nasce, al contrario, da una “notte” in cui entriamo pieni di fiducia e di abbandono. L’unico desiderio della nostra amica Santa era quello di poter provare il proprio amore a Gesù anche in quella condizione di sofferenza spirituale, in cui, sensibilmente, sperimentava fortemente l’assenza del Suo amato Signore.

Quante volte, invece, noi aspettiamo che il Signore si mostri e si renda presente nelle nostre vite e nel mondo? Quante volte siamo noi a dire a Dio quello che, secondo noi, dovrebbe fare? La “piccola via” del Vangelo, però, quella che Santa Teresa stessa ci insegna e che siamo chiamati a percorrere, ci chiama a vivere le cose diversamente. Essa consiste nel voler seguire il Cristo e avere fiducia, nel desiderare di “non vedere niente” di straordinario e fidarsi completamente del Signore, consapevoli che, quando saremo in Cielo, avremo la risposta a tutte le nostre domande, a tutte le nostre lotte, e comprenderemo il vero valore e le conseguenze delle nostre azioni.

"Ricorda che il giorno della Tua vittoria Tu ci dicesti: "Chi non ha visto il Figlio di Dio tutto risplendente di gloria è beato, se in Lui comunque ha creduto". Nell'ombra della fede io ti amo e ti adoro, o Gesù! Per vederti attendo in pace l'aurora. Ricordati che il mio desiderio non è di vederti quaggiù ..."
Poesia 24,27

"Voi vi ricorderete che fa parte della mia "piccola via" desiderare di non vedere niente".

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