Il Vangelo con
gli occhi di Santa Teresa


E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.



Sesta Domenica del Tempo Ordinario

Mt 5, 17-37
Qual è la legge che ispira
i miei giudizi, quella di Dio o un'altra?


Signore, insegnaci la Legge dell'Amore!

Il brano del Vangelo di Matteo, che la liturgia ci offre oggi, è in continuità con quello che abbiamo ascoltato domenica scorsa. Gesù suoi discepoli e fa riferimento alla "Torah", la Legge ( i primi 5 libri dell’Antico Testamento), che per il popolo ebraico, era la vera via della sapienza, che Dio stesso aveva donato agli Israeliti, come un tesoro, durante l’Esodo dall’Egitto. Il Messia non è venuto ad abolire tali precetti e nemmeno a sminuirli, ma a darvi compimento. I precetti dell'Antico Testamento codificavano tutta la vita del popolo ebraico, fin nei minimi dettagli.

Il Maestro desidera attrarre l'attenzione degli uomini e delle donne che lo ascoltano, sullo spirito della Legge. Essa è stata ispirata dal cuore tenerissimo di Dio Padre, che si prende cura dei propri figli con amore infinito. Il Padre ha mandato il Figlio Unigenito nel mondo, affinché gli uomini comprendano che l'unica legge che prevale su ogni cosa è la legge dell’Amore, a cui ciascuno è chiamato a conformare la propria vita.

Santa Teresa è stupita dall'infinita delicatezza di Dio, il quale conosce perfettamente la nostra debolezza e ci ama così come siamo. Ella comprende che è davvero troppo poco per noi il cercare di essere fedeli alla "legge di Dio" e conformarci alla Sua giustizia. I nostri criteri di giudizio sono spesso macchiati dal nostro orgoglio, dal desiderio di autoritarismo, di prevaricare sull’altro, dall'amor proprio… Tutte le nostre giustizie, dice Santa Teresa, hanno spesso delle macchie agli occhi del Signore.

Gesù desidera rivolgere a noi, oggi, l’appello a vivere secondo il criterio di giustizia, che è proprio del Regno di Dio. Egli desidera che abbiamo uno sguardo puro e di benevolenza verso i nostri fratelli e sorelle, che siamo guidati da un amore disinteressato e gratuito, nei nostri pensieri e nelle nostre azioni di ogni giorno. Il Figlio di Dio non vuole che siamo docili e obbedienti ai comandamenti senza comprenderne l'essenza. Egli ci vuole liberi e non schiavi dei precetti, come potrebbero fare dei sudditi verso il loro re o dei soldati.

Il Signore attende, piuttosto, da noi che siamo infiammati dal Suo amore. Questo richiede che noi siamo più intimamente legati a Lui, per poter far nostro il Suo modo di pensare e di agire, ma, soprattutto, per permettergli di amare e di agire in noi e attraverso di noi. Se pensiamo alla nostra vita cristiana semplicemente come ad un insieme di comandamenti da osservare, vuol dire che siamo proprio lontani dall’essenza della nostra fede.

Abbracciare la logica del Regno di Dio, richiede un reale coinvolgimento da parte nostra. Siamo invitati a riconoscerci amati profondamente da Dio e a voler ricambiare al meglio il Suo Amore, attraverso gli innumerevoli piccoli gesti, apparentemente insignificanti, che compiamo quotidianamente. È vero che i nostri gesti sono spesso pieni di imperfezioni, come ci dice Santa Teresa, ma non dobbiamo fermarci davanti alle nostre fragilità. Siamo chiamati anche noi, come ci insegna la nostra Santa, a gettare i nostri piccoli sacrifici nel cuore Divino di Gesù, affinché Egli li trasformi in occasioni di grazia e di salvezza per noi e per il mondo.

"Ho bisogno di un cuore che bruci di tenerezza (...) che ami
tutto in me, inclusa la mia debolezza (...) Io so bene che le nostre giustizie non hanno alcun valore davanti ai Tuoi occhi. Per donare un prezzo ai miei sacrifici, voglio gettarli nel Tuo Cuore Divino".

Poesia 23, 4-7

"Tutte le nostre giustizie hanno delle macchie ai Tuoi occhi".
Preghiera 6


Quinta Domenica del Tempo Ordinario

Mt 5, 13-16 
So essere “sale e luce”, come mi insegna Gesù, per la mia famiglia, per la mia comunità, per quelli che incontro sul mio cammino?

Signore, rendici lampade vive che irradiano la Tua luce!

Con la Sua predicazione e i Suoi insegnamenti, Gesù intende portare progressivamente i suoi apostoli e tutti coloro che lo seguono a comprendere la bellezza, la profondità e la responsabilità della missione alla quale li chiama come discepoli. È evidente che le parole del Maestro si rivolgono a ciascuno di noi, che siamo diventati discepoli di Cristo mediante il sacramento del Battesimo. Egli ci dice con autorità: "Tu sei il sale della terra, tu sei la luce del mondo! ".

Il sale è un elemento nascosto negli alimenti, di solito non lo vediamo, eppure lo sentiamo! Esso dona sapore, gusto. Il sale è paragonabile alla nostra fedeltà che è chiamata ad essere costante. Siamo chiamati a rimanere limpidi e veritieri nelle nostre decisioni e a ricercare il senso profondo delle cose e degli avvenimenti. Non vediamo subito queste qualità in una persona, perché non sono necessariamente "visibili".

Tuttavia, più frequentiamo le persone e impariamo a conoscerle, più possiamo percepire se le loro vite hanno davvero il "gusto" del Vangelo, o se esse sono insipide! Ci piace assaporare il "gusto" di essere accanto a queste persone, che si lasciano guidare dal Signore. Vogliamo imparare dalle loro azioni, vogliamo ascoltare i loro consigli. Ci rendiamo conto che, nella loro quotidianità, esse si lasciano illuminare e modellare dalla Parola di Dio, dagli insegnamenti del Vangelo.

Ecco la seconda immagine che Gesù usa come analogia: la luce di una lampada. La funzione di una lampada è quella di illuminare e, quindi, la missione di un cristiano è quella di essere luce per gli altri, un testimone per i suoi fratelli e sorelle. Per comprendere questo esempio, possiamo guardare a ciò che ci dice il sacramento del battesimo. Durante questo rito, il sacerdote dice ai padrini e ai genitori: "Ricevete la luce di Cristo" e il padre del bambino, che riceve il Battesimo, accende la candela al cero pasquale. È alla luce del Cristo Risorto che i battezzati attingono la luce!

Santa Teresa ci aiuta ad entrare meglio in questa metafora della lampada. Ella comprende che la lampada rappresenta la carità. Questa lampada deve "illuminare e rallegrare tutti coloro che sono nella casa". Se riflettiamo bene, anche Gesù dice: "Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri (cfr Gv 13,35). È come se Gesù volesse dirci che se sappiamo amare come Lui ci ha amati, allora diventiamo "lampade vive", così la nostra vita sarà luce per gli altri.

La lampada deve brillare per dare luce. Dobbiamo lasciare che l'amore di Dio consumi il nostro egoismo, il nostro amore per noi stessi, l’amor proprio, la nostra superbia, il ripiegamento su noi stessi, il nostro orgoglio... ! Tutte queste imperfezioni, tutte queste impurità devono essere cacciate via, spezzate e la nostra vita deve essere convertita in amore! Solo il Signore può compiere in noi quest'opera di conversione e di rinnovamento. Egli lo desidera pienamente! E noi? Lo desideriamo? Abbandoniamoci al Suo Amore con fiducia! Lasciamoci "consumare" dal suo amore, come piccole lampade che si consumano per illuminare, per far risplendere nelle nostre vite la bellezza del Cristo risorto! 

Ho capito che la carità non deve restare affatto chiusa in fondo al cuore: “Nessuno, ha detto Gesù, accende una fiaccola per metterla sotto il moggio, ma la mette sul candeliere, affinché illumini tutti quelli che sono nella casa”. Mi sembra che questa fiaccola rappresenti la carità che deve illuminare, rallegrare non solo coloro che mi sono più cari, ma tutti coloro che sono nella casa, nessuno eccettuato.
Manoscritto C 12 r


Quarta Domenica del Tempo Ordinario

Mt 5, 1-12a
In che modo le beatitudini possono aiutarmi a vivere la mia vita di battezzato?

Signore, rivelaci la gioia di appartenere a Te per sempre!

Nel Vangelo di questa domenica, il Figlio di Dio insegna le beatitudini ai suoi discepoli. Durante le sue peregrinazioni, Egli incontrava uomini, donne, giovani, bambini … Egli li “toccava” fisicamente e li guariva da ogni malattia. Il Figlio di Dio “toccava” in primo luogo il loro cuore. Più importante della guarigione fisica, Egli operava in loro una guarigione spirituale. Le persone che Gli aprivano il loro cuore e si lasciavano guarire interiormente da Lui, cominciavano ad aprirsi ad un processo di conversione, di guarigione, di cambiamento radicale, che li rendeva persone nuove!

Il Signore Gesù proclama le beatitudini per ciascuno di noi. Esse nascono nel cuore della Trinità e rivelano l’Amore di Dio per gli uomini. Il Signore conosce le sofferenze dell’umanità e di ciascun uomo e donna. In Gesù, nella sua umanità, Egli le ha sperimentate personalmente. Il Figlio di Dio guarda e giudica ogni avvenimento in vista dell’eternità.

Nel brano evangelico di questa domenica, Gesù dice: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”, questa espressione è centrale. Gesù ci invita a cambiare completamente il nostro modo di guardare le cose, se decidiamo di metterci veramente in ascolto della Sua parola. Egli insegna a noi, come fa con i suoi discepoli, a vivere una certa povertà e un distacco verso i beni materiali, a vivere una vera mitezza, alla misericordia verso tutti, ad essere operatori di pace, ad agire con un cuore puro … Anche se il mondo ci perseguita e subiamo un’ingiustizia, dobbiamo ricordarci della promessa di Gesù: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Guardare ogni singola azione della nostra vita nella prospettiva dell’eternità, soprattutto quelle apparentemente più inutili e faticose o addirittura incoerenti, può cambiare tutto. È importante vivere ogni avvenimento come un dono di Dio e un’occasione per dimostrargli il nostro amore.
Santa Teresa incoraggia le sue Sorelle e i suoi fratelli spirituali a custodire la povertà di spirito. La povertà di spirito è la beatitudine che sembra essere alla base di tutte le altre. Essere poveri in spirito è sapere che niente è nostro e niente è merito nostro, ma tutto è dono provvidente del Padre celeste. Custodendo tale disposizione interiore, avremo sempre il cuore aperto ad accogliere tutto ciò che il Signore ci chiederà o ci permetterà di vivere.

Siamo chiamati ad essere operatori di misericordia e di pace. Dobbiamo ricordarci che Dio è Il primo a farci dono della Sua misericordia e della Sua pace, per permetterci di donarla, a nostra volta, donarla a tutti i nostri fratelli e sorelle. Quando siamo tristi e piangiamo a causa delle sofferenze che viviamo o perché siamo ingiustamente perseguitati, ricordiamoci che il Figlio di Dio per primo ha vissuto l’ingiustizia e la persecuzione come nessun altro, per amore nostro. È importante custodire questa povertà di spirito, per imparare ad essere miti e umili di cuore, con intenzioni rette.

Chiediamo al Signore di insegnarci a guardare il mondo e le persone attraverso i suoi occhi di Padre.
“Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”: questa ricompensa ci attende! Giorno dopo giorno, questa Parola di speranza deve alimentare in noi la fede, deve far crescere in noi la carità e deve rivelarci la gioia profonda di essere i figli amati da Dio dall’eternità e di appartenere a Lui per sempre.

"L'unico bene è amare Dio con tutto il cuore ed essere quaggiù povera in spirito"
Manoscritto A 32 v

“No, non c’è gioia paragonabile a quella che sperimenta il vero povero in spirito”.

Manoscritto C 26 v


Terza Domenica del Tempo Ordinario

Mt 4,12-23
Mi lascio toccare dal Signore, perché Egli mi guarisca da tutto ciò che mi allontana da Lui?

Guarisci il nostro cuore, Signore!

Nel Vangelo di questa domenica, l'evangelista Matteo ci racconta i primi avvenimenti del ministero di Gesù, dopo l’arresto di Giovanni il Battista. Gesù è davvero la “grande luce” per coloro che abitano nelle tenebre, come dice il profeta Isaia. Nella sua predicazione, il Figlio di Dio invita ciascuno alla conversione. Egli esorta uomini e donne ad aprirsi ad un cambiamento radicale spirituale e umano che opera una svolta decisiva nella loro vita. Il Figlio di Dio percorre le strade della Galilea e Egli opera guarigioni e dona la Salvezza a coloro che domandano il Suo aiuto e si lasciano avvicinare da Lui. Egli guarisce le anime e i corpi di tutti coloro che vengono a Lui e non oppongono alcuna resistenza al Suo Amore che salva e libera.

Accogliere Gesù nella propria vita significa riconoscerci bisognosi del Suo perdono e della guarigione. Spesso, per noi è difficile accettare di aver bisogno di perdono, perché non guardiamo la nostra vita con lo sguardo di Dio e non ci lasciamo guardare da Lui. Ci illudiamo di essere sulla buona strada. Siamo convinti di non aver bisogno di alcuna guarigione interiore. Crediamo di stare bene, di essere persone normali, di essere buone persone, di bastare a noi stessi. Quando ci allarmiamo per le nostre malattie fisiche, corriamo subito dai migliori specialisti.

Non abbiamo consapevolezza, purtroppo, delle nostre malattie spirituali, non abbiamo il coraggio di lasciarci incontrare dal Signore, affinché Egli illumini tutte le zone d’ombra che ci portiamo dentro. 
Ci può capitare di rifiutare la grazia di Dio e la sua Salvezza, purtroppo, lo facciamo spesso inconsapevolmente. Il Signore ci ha fatto un dono bellissimo e gratuito, ma che noi non facciamo fruttificare. Quanta ingratitudine da parte nostra! Che mancanza di saggezza!

In una preghiera scritta per una sua consorella, Santa Teresa ci insegna a chiedere con insistenza al Signore che ci perdoni e che ci guarisca. Tale richiesta deve diventare per noi un desiderio, una supplica quotidiana, costante. Ella dice di voler offrire al Signore tutti i battiti del proprio cuore come “atti d’amore e di riparazione”. Poi si rivolge a Gesù che è l’unico che può guarire la sua anima. Non sono le sue buone azioni, né i suoi pensieri benevoli che possono guarirla, per quanto essi siano necessari a modellare il suo cuore nella capacità di amare.

È Dio l’unico che saprà convincere Santa Teresa a far cadere tutte le sue resistenze interiori e lasciarsi amare, ispirare da Lui. È Lui solo che può guarire la sua anima da tutto ciò che potrebbe impedirle di accogliere pienamente Sua volontà per lei. Santa Teresa ci insegna ad allenare gli “occhi dell’anima”, a vedere Dio agire, perché possiamo riconoscere il passaggio di Gesù nelle nostre vite, così come avveniva per tantissime persone ai tempi della Sua predicazione nella Galilea. Signore, non permettere che ti lasciamo agire invano nelle nostre vite, nel nostro quotidiano. Donaci la grazia di saperti riconoscere, di vederTi con il cuore e di fare la tua volontà per amore. Vieni a sconfiggere le nostre resistenze e ad aprire i nostri cuori, affinché la Tua Parola si compia in noi oggi e possiamo essere guariti da Te, per amarti e servirti nella libertà interiore e portare frutti abbondanti.

"Ti supplico dunque di guarirmi, di perdonarmi! Ed io,
Signore, mi ricorderò "che l'anima alla quale tu hai rimesso di più, deve anche amarti più delle altre"! Ti offro tutti i battiti del mio cuore come altrettanti atti d'amore e di riparazione e li unisco ai tuoi meriti infiniti. Ti supplico, o mio Divino Sposo, di essere tu stesso il Riparatore della mia anima, di agire in me senza tener conto delle mie resistenze".

Preghiera 7


Seconda Domenica

del Tempo Ordinario

Gv 1,29-34
Mi lascio trasformare dallo Spirito Santo che il Signore ha messo nel mio cuore al momento del battesimo e che ricevo in ogni sacramento?

Insegnaci, Signore, ad amarTi e farTi amare!

In questa seconda domenica del Tempo Ordinario la liturgia ci offre un brano del Vangelo di Giovanni che ci parla dell’incontro tra Gesù e Giovanni il Battista. Giovanni riconosce in Gesù il Messia atteso dal popolo di Israele e annunciato nelle Sacre Scritture: Egli è il Figlio di Dio, Colui che prende su di sé il peccato del mondo, Colui che viene per salvarci. L’evangelista Giovanni ci permette di ascoltare la testimonianza di Giovanni il Battista e, allo stesso tempo, ci fa percepire la gioia e lo stupore che il profeta sperimenta. Ora la sua missione è compiuta, la rivelazione dell’antico testamento si conclude. La missione del Figlio di Dio comincia in maniera pubblica e si rivela a coloro che aprono a Gesù il proprio cuore. Colui che rende possibile tale riconoscimento è lo Spirito Santo, che il Battista ha visto scendere e rimanere su Gesù, come l’evangelista sottolinea due volte.

Il Padre rende sempre più visibile il suo progetto d’Amore per l’umanità. Il Figlio accoglie e realizza la volontà del Padre. Egli si incarna per salvare l’umanità, per riconciliarla con il Padre, con la Santa Trinità. Egli desidera che gli uomini possano “toccare” e “comprendere”, nella Sua persona, la forza e la tenerezza dell’amore divino. Egli viene ad indicarci il cammino che ci conduce al Padre.

Il Figlio di Dio desidera accendere l’amore divino nel cuore di ogni uomo, grazie all’azione dello Spirito Santo. Santa Teresa coglie tutta l’intensità di questo desiderio di Gesù e lo fa proprio. La nostra amica carmelitana ha fatto esperienza personalmente della “Fiamma dolcissima” dell’Amore divino, come ella stessa la definisce. Il 9 giugno 1895, dopo aver fatto la sua “Offerta all’Amore misericordioso”, Santa Teresa si è sentita “afferrare” dal fuoco dell’Amore di Dio come non le era mai capitato prima. Ella racconta che questa “fiamma” aveva contemporaneamente le caratteristiche di un calore ardente e della dolcezza. Questo particolare può sembrarci un paradosso, perché il fuoco brucia, eppure, quel “Fuoco”, di cui Santa Teresa parla, in riferimento all’ esperienza spirituale che ella ha vissuto, è dolce.

Secondo quello che Teresa racconta ad una delle sue Sorelle, questo stato interiore era stato il frutto di un’esperienza mistica, forse brevissima, ma allo stesso tempo molto intensa. Da quel momento in poi, con un’intensità ancora maggiore, la nostra amica Santa ha voluto continuare la missione di Gesù e diffondere nei cuori l’Amore divino. Santa Teresa, inoltre, era consapevole che bastasse una piccolissima fiamma per accendere un immenso incendio. Ella non ha esitato e non ha perso nemmeno un istante, per cominciare ad amare Gesù e farlo amare; anzi, attimo dopo attimo, ha alimentato in sé l’ardore missionario in misura sempre maggiore e ha continuato ad offrire ogni battito del suo cuore per il compimento dell’opera di salvezza di Dio per le anime.

La piccola Teresa, oggi, invita anche noi ad entrare in questo movimento d’amore, affinché ci lasciamo trasformare interiormente dallo Spirito Santo e diveniamo, per Sua Grazia, strumenti del Suo amore nel mondo e per il mondo. Facciamo memoria del nostro Battesimo e di tutto quello che ci ha donato, soprattutto l’essere diventati figli di Dio. Apprendiamo a vivere pienamente di questo sacramento al fine di dispiegare in noi la vita divina.

Lasciamo che le grazie che abbiamo ricevuto, grazie anche al sacramento della Cresima, portino frutto in noi e nelle nostre vite. In ogni Sacramento, noi riceviamo il dono dello Spirito Santo in una maniera sempre rinnovata: invochiamolo intensamente, nel silenzio del nostro cuore, affinché Egli faccia di noi degli strumenti della Sua grazia, come delle piccole fiammelle d’amore che, come ha fatto Santa Teresa, possano dare vita a un “immenso incendio” sulla Terra e contribuiscano, per mezzo di Cristo e con Lui, alla salvezza delle anime!

"Ricordati la dolcissima Fiamma che Tu volevi accendere
nei cuori. Questo fuoco del Cielo, Tu l'hai messo nella mia anima. Anche io voglio diffonderne il calore. Una debole fiammella, o mistero di vita, è sufficiente per accendere un immenso incendio. Quanto desidero, o mio Dio, portare
lontano il Tuo Fuoco, ricorda!"

Poesia 24,17

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