Il Vangelo con
gli occhi di Santa Teresa


E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.



Quarta Domenica del Tempo Ordinario

Mt 5, 1-12a
In che modo le beatitudini possono aiutarmi a vivere la mia vita di battezzato?

Signore, rivelaci la gioia di appartenere a Te per sempre!

Nel Vangelo di questa domenica, il Figlio di Dio insegna le beatitudini ai suoi discepoli. Durante le sue peregrinazioni, Egli incontrava uomini, donne, giovani, bambini … Egli li “toccava” fisicamente e li guariva da ogni malattia. Il Figlio di Dio “toccava” in primo luogo il loro cuore. Più importante della guarigione fisica, Egli operava in loro una guarigione spirituale. Le persone che Gli aprivano il loro cuore e si lasciavano guarire interiormente da Lui, cominciavano ad aprirsi ad un processo di conversione, di guarigione, di cambiamento radicale, che li rendeva persone nuove!

Il Signore Gesù proclama le beatitudini per ciascuno di noi. Esse nascono nel cuore della Trinità e rivelano l’Amore di Dio per gli uomini. Il Signore conosce le sofferenze dell’umanità e di ciascun uomo e donna. In Gesù, nella sua umanità, Egli le ha sperimentate personalmente. Il Figlio di Dio guarda e giudica ogni avvenimento in vista dell’eternità.

Nel brano evangelico di questa domenica, Gesù dice: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”, questa espressione è centrale. Gesù ci invita a cambiare completamente il nostro modo di guardare le cose, se decidiamo di metterci veramente in ascolto della Sua parola. Egli insegna a noi, come fa con i suoi discepoli, a vivere una certa povertà e un distacco verso i beni materiali, a vivere una vera mitezza, alla misericordia verso tutti, ad essere operatori di pace, ad agire con un cuore puro … Anche se il mondo ci perseguita e subiamo un’ingiustizia, dobbiamo ricordarci della promessa di Gesù: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Guardare ogni singola azione della nostra vita nella prospettiva dell’eternità, soprattutto quelle apparentemente più inutili e faticose o addirittura incoerenti, può cambiare tutto. È importante vivere ogni avvenimento come un dono di Dio e un’occasione per dimostrargli il nostro amore.
Santa Teresa incoraggia le sue Sorelle e i suoi fratelli spirituali a custodire la povertà di spirito. La povertà di spirito è la beatitudine che sembra essere alla base di tutte le altre. Essere poveri in spirito è sapere che niente è nostro e niente è merito nostro, ma tutto è dono provvidente del Padre celeste. Custodendo tale disposizione interiore, avremo sempre il cuore aperto ad accogliere tutto ciò che il Signore ci chiederà o ci permetterà di vivere.

Siamo chiamati ad essere operatori di misericordia e di pace. Dobbiamo ricordarci che Dio è Il primo a farci dono della Sua misericordia e della Sua pace, per permetterci di donarla, a nostra volta, donarla a tutti i nostri fratelli e sorelle. Quando siamo tristi e piangiamo a causa delle sofferenze che viviamo o perché siamo ingiustamente perseguitati, ricordiamoci che il Figlio di Dio per primo ha vissuto l’ingiustizia e la persecuzione come nessun altro, per amore nostro. È importante custodire questa povertà di spirito, per imparare ad essere miti e umili di cuore, con intenzioni rette.

Chiediamo al Signore di insegnarci a guardare il mondo e le persone attraverso i suoi occhi di Padre.
“Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”: questa ricompensa ci attende! Giorno dopo giorno, questa Parola di speranza deve alimentare in noi la fede, deve far crescere in noi la carità e deve rivelarci la gioia profonda di essere i figli amati da Dio dall’eternità e di appartenere a Lui per sempre.

"L'unico bene è amare Dio con tutto il cuore ed essere quaggiù povera in spirito"
Manoscritto A 32 v

“No, non c’è gioia paragonabile a quella che sperimenta il vero povero in spirito”.

Manoscritto C 26 v


Terza Domenica del Tempo Ordinario

Mt 4,12-23
Mi lascio toccare dal Signore, perché Egli mi guarisca da tutto ciò che mi allontana da Lui?

Guarisci il nostro cuore, Signore!

Nel Vangelo di questa domenica, l'evangelista Matteo ci racconta i primi avvenimenti del ministero di Gesù, dopo l’arresto di Giovanni il Battista. Gesù è davvero la “grande luce” per coloro che abitano nelle tenebre, come dice il profeta Isaia. Nella sua predicazione, il Figlio di Dio invita ciascuno alla conversione. Egli esorta uomini e donne ad aprirsi ad un cambiamento radicale spirituale e umano che opera una svolta decisiva nella loro vita. Il Figlio di Dio percorre le strade della Galilea e Egli opera guarigioni e dona la Salvezza a coloro che domandano il Suo aiuto e si lasciano avvicinare da Lui. Egli guarisce le anime e i corpi di tutti coloro che vengono a Lui e non oppongono alcuna resistenza al Suo Amore che salva e libera.

Accogliere Gesù nella propria vita significa riconoscerci bisognosi del Suo perdono e della guarigione. Spesso, per noi è difficile accettare di aver bisogno di perdono, perché non guardiamo la nostra vita con lo sguardo di Dio e non ci lasciamo guardare da Lui. Ci illudiamo di essere sulla buona strada. Siamo convinti di non aver bisogno di alcuna guarigione interiore. Crediamo di stare bene, di essere persone normali, di essere buone persone, di bastare a noi stessi. Quando ci allarmiamo per le nostre malattie fisiche, corriamo subito dai migliori specialisti.

Non abbiamo consapevolezza, purtroppo, delle nostre malattie spirituali, non abbiamo il coraggio di lasciarci incontrare dal Signore, affinché Egli illumini tutte le zone d’ombra che ci portiamo dentro. 
Ci può capitare di rifiutare la grazia di Dio e la sua Salvezza, purtroppo, lo facciamo spesso inconsapevolmente. Il Signore ci ha fatto un dono bellissimo e gratuito, ma che noi non facciamo fruttificare. Quanta ingratitudine da parte nostra! Che mancanza di saggezza!

In una preghiera scritta per una sua consorella, Santa Teresa ci insegna a chiedere con insistenza al Signore che ci perdoni e che ci guarisca. Tale richiesta deve diventare per noi un desiderio, una supplica quotidiana, costante. Ella dice di voler offrire al Signore tutti i battiti del proprio cuore come “atti d’amore e di riparazione”. Poi si rivolge a Gesù che è l’unico che può guarire la sua anima. Non sono le sue buone azioni, né i suoi pensieri benevoli che possono guarirla, per quanto essi siano necessari a modellare il suo cuore nella capacità di amare.

È Dio l’unico che saprà convincere Santa Teresa a far cadere tutte le sue resistenze interiori e lasciarsi amare, ispirare da Lui. È Lui solo che può guarire la sua anima da tutto ciò che potrebbe impedirle di accogliere pienamente Sua volontà per lei. Santa Teresa ci insegna ad allenare gli “occhi dell’anima”, a vedere Dio agire, perché possiamo riconoscere il passaggio di Gesù nelle nostre vite, così come avveniva per tantissime persone ai tempi della Sua predicazione nella Galilea. Signore, non permettere che ti lasciamo agire invano nelle nostre vite, nel nostro quotidiano. Donaci la grazia di saperti riconoscere, di vederTi con il cuore e di fare la tua volontà per amore. Vieni a sconfiggere le nostre resistenze e ad aprire i nostri cuori, affinché la Tua Parola si compia in noi oggi e possiamo essere guariti da Te, per amarti e servirti nella libertà interiore e portare frutti abbondanti.

"Ti supplico dunque di guarirmi, di perdonarmi! Ed io,
Signore, mi ricorderò "che l'anima alla quale tu hai rimesso di più, deve anche amarti più delle altre"! Ti offro tutti i battiti del mio cuore come altrettanti atti d'amore e di riparazione e li unisco ai tuoi meriti infiniti. Ti supplico, o mio Divino Sposo, di essere tu stesso il Riparatore della mia anima, di agire in me senza tener conto delle mie resistenze".

Preghiera 7


Seconda Domenica

del Tempo Ordinario

Gv 1,29-34
Mi lascio trasformare dallo Spirito Santo che il Signore ha messo nel mio cuore al momento del battesimo e che ricevo in ogni sacramento?

Insegnaci, Signore, ad amarTi e farTi amare!

In questa seconda domenica del Tempo Ordinario la liturgia ci offre un brano del Vangelo di Giovanni che ci parla dell’incontro tra Gesù e Giovanni il Battista. Giovanni riconosce in Gesù il Messia atteso dal popolo di Israele e annunciato nelle Sacre Scritture: Egli è il Figlio di Dio, Colui che prende su di sé il peccato del mondo, Colui che viene per salvarci. L’evangelista Giovanni ci permette di ascoltare la testimonianza di Giovanni il Battista e, allo stesso tempo, ci fa percepire la gioia e lo stupore che il profeta sperimenta. Ora la sua missione è compiuta, la rivelazione dell’antico testamento si conclude. La missione del Figlio di Dio comincia in maniera pubblica e si rivela a coloro che aprono a Gesù il proprio cuore. Colui che rende possibile tale riconoscimento è lo Spirito Santo, che il Battista ha visto scendere e rimanere su Gesù, come l’evangelista sottolinea due volte.

Il Padre rende sempre più visibile il suo progetto d’Amore per l’umanità. Il Figlio accoglie e realizza la volontà del Padre. Egli si incarna per salvare l’umanità, per riconciliarla con il Padre, con la Santa Trinità. Egli desidera che gli uomini possano “toccare” e “comprendere”, nella Sua persona, la forza e la tenerezza dell’amore divino. Egli viene ad indicarci il cammino che ci conduce al Padre.

Il Figlio di Dio desidera accendere l’amore divino nel cuore di ogni uomo, grazie all’azione dello Spirito Santo. Santa Teresa coglie tutta l’intensità di questo desiderio di Gesù e lo fa proprio. La nostra amica carmelitana ha fatto esperienza personalmente della “Fiamma dolcissima” dell’Amore divino, come ella stessa la definisce. Il 9 giugno 1895, dopo aver fatto la sua “Offerta all’Amore misericordioso”, Santa Teresa si è sentita “afferrare” dal fuoco dell’Amore di Dio come non le era mai capitato prima. Ella racconta che questa “fiamma” aveva contemporaneamente le caratteristiche di un calore ardente e della dolcezza. Questo particolare può sembrarci un paradosso, perché il fuoco brucia, eppure, quel “Fuoco”, di cui Santa Teresa parla, in riferimento all’ esperienza spirituale che ella ha vissuto, è dolce.

Secondo quello che Teresa racconta ad una delle sue Sorelle, questo stato interiore era stato il frutto di un’esperienza mistica, forse brevissima, ma allo stesso tempo molto intensa. Da quel momento in poi, con un’intensità ancora maggiore, la nostra amica Santa ha voluto continuare la missione di Gesù e diffondere nei cuori l’Amore divino. Santa Teresa, inoltre, era consapevole che bastasse una piccolissima fiamma per accendere un immenso incendio. Ella non ha esitato e non ha perso nemmeno un istante, per cominciare ad amare Gesù e farlo amare; anzi, attimo dopo attimo, ha alimentato in sé l’ardore missionario in misura sempre maggiore e ha continuato ad offrire ogni battito del suo cuore per il compimento dell’opera di salvezza di Dio per le anime.

La piccola Teresa, oggi, invita anche noi ad entrare in questo movimento d’amore, affinché ci lasciamo trasformare interiormente dallo Spirito Santo e diveniamo, per Sua Grazia, strumenti del Suo amore nel mondo e per il mondo. Facciamo memoria del nostro Battesimo e di tutto quello che ci ha donato, soprattutto l’essere diventati figli di Dio. Apprendiamo a vivere pienamente di questo sacramento al fine di dispiegare in noi la vita divina.

Lasciamo che le grazie che abbiamo ricevuto, grazie anche al sacramento della Cresima, portino frutto in noi e nelle nostre vite. In ogni Sacramento, noi riceviamo il dono dello Spirito Santo in una maniera sempre rinnovata: invochiamolo intensamente, nel silenzio del nostro cuore, affinché Egli faccia di noi degli strumenti della Sua grazia, come delle piccole fiammelle d’amore che, come ha fatto Santa Teresa, possano dare vita a un “immenso incendio” sulla Terra e contribuiscano, per mezzo di Cristo e con Lui, alla salvezza delle anime!

"Ricordati la dolcissima Fiamma che Tu volevi accendere
nei cuori. Questo fuoco del Cielo, Tu l'hai messo nella mia anima. Anche io voglio diffonderne il calore. Una debole fiammella, o mistero di vita, è sufficiente per accendere un immenso incendio. Quanto desidero, o mio Dio, portare
lontano il Tuo Fuoco, ricorda!"

Poesia 24,17

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