Il Vangelo con
gli occhi di Santa Teresa


E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.



Pasqua di Resurrezione

Gv 20,1-18 
Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!» (Gv 20,16)



Signore, Tu risorgi per noi!

Il Signore è Risorto! È Pasqua! L'annuncio della risurrezione di Cristo risuona della gioia pasquale nella liturgia di questo giorno santo. I Vangeli ci raccontano l’incredulità, ma anche la gioia e lo stupore dei discepoli di Gesù. Il Maestro appare ai discepoli mentre essi sono ancora sconvolti e spaventati a causa degli eventi dolorosi legati alla Sua cattura, alla Sua Passione ed alla Sua crocifissione. Per essi sembra assurdo credere alle donne che dicono di aver trovato il sepolcro vuoto, sembra impossibile che Colui che appare loro sia veramente Gesù e non un fantasma. Eppure, “nulla è impossibile a Dio”, come ci ricorda San Luca nel suo Vangelo (Lc 1,37)

Santa Teresa è colpita in modo particolare dall’esperienza che Maria Maddalena ha fatto il mattino di Pasqua e la racconta nei versi di una sua poesia. La nostra Santa carmelitana si sofferma su alcuni dettagli che le fanno comprendere la profondità dell’Amore del Sacro Cuore di Gesù. Dopo aver contemplato l’Amore divino attraverso la Passione dolorosa, Ella ne scopre tutta la profondità e la delicatezza nel racconto dell’incontro che Gesù Risorto vive con Maria Maddalena. Egli si avvicina e si fa riconoscere gradualmente dalla Sua discepola, che vive una grande sofferenza a causa della morte del suo Signore.

Gesù Risorto la chiama per nome, allora si apre il suo cuore e le si aprono gli occhi. Questo dona a Maria Maddalena una gioia profonda e le ridona la gioia di vivere. Tale avvenimento realizza in lei una trasformazione fondamentale e fa scaturisce in lei il desiderio di raccontare a tutti che Egli è vivo!
Il ripiegamento su noi stessi, le chiusure legate alle nostre sofferenze, ai fallimenti, alle delusioni … sono i “luoghi” dove il Signore Risorto viene ad incontrarci, a salvarci, a guarirci per farci uscire dai “sepolcri” che ci siamo costruiti e ridonarci la “vita” e la Salvezza. Come Gesù ha fatto con Maria Maddalena, così Egli fa con ciascuno di noi: Egli chiama per nome anche noi!

Il nostro nome, pronunciato dal Signore, contiene la nostra vera identità. Egli ci ha voluti, ha voluto che noi esistessimo da tutta l’eternità. Egli ci ha creati per farci condividere la Sua Vita divina e farci vivere del Suo Amore. Egli conosce ogni dettaglio delle nostre vite e ci ama fino a dare la vita per noi. Abbiamo bisogno di questo Amore che non è di questo mondo. Come dice Santa Teresa, abbiamo bisogno del Sacro Cuore di Gesù, che ama tutto di noi e non ci abbandona, sia che ci troviamo nella gioia, sia che attraversiamo delle “notti” nelle nostre vite.

Ogni avvenimento che viviamo, anche il più doloroso, è un’occasione di grazia se lo viviamo con Lui. Se ogni cosa è offerta a Lui, Egli può esercitare la Sua provvidenza divina e la Sua misericordia infinita, può far nuove tutte le cose, come dice l’autore dell’Apocalisse. Chiediamo al Signore di saperlo riconoscere, di saper ascoltare la Sua voce, soprattutto quando ci chiama per nome.

Egli viene a dirci: “Io sono Risorto e sono con te tutti i giorni della tua vita. Qualunque cosa stai vivendo, permettimi di viverla insieme a te. Affida a me il peso che stai portando da solo. Troverai sostegno e conforto nel mio Cuore che ti ama tanto, gratuitamente, da sempre e per sempre. Io ti ordino: “Vieni fuori dal tuo “sepolcro”. Lascia che io ti resusciti alla vita! Ogni volta che ti aprirai alla Mia grazia, ti colmerò delle mie benedizioni, dei miei doni, soprattutto quando mi riceverai attraverso i sacramenti. Ricambia il Mio amore, donami la tua volontà nei tanti piccoli “sì” che devi dire ogni giorno. Non esitare a raccontare ai tuoi fratelli e alle tue sorelle che l’incontro che hai avuto con Me ti ha cambiato la vita! Lasciati resuscitare da Me spiritualmente ogni giorno, per vivere da figlio e figlia di Dio”.
Santa Solennità della Resurrezione a ciascuno di voi!



"Presso la tomba (Maria Maddalena) era rimasta ultima,
ed era poi giunta avanti l'alba. Venne anche il Suo Dio,
ma non luminoso (...) Prima Egli mostrò il suo Volto Benedetto, poi dal Cuor gli uscì una parola sola: sussurrando dolcemente "Maria", Gesù le restituì la pace e la letizia piena"... Ho bisogno di uno cuore ardente di tenerezza ... Se non riesco a vedere lo splendore del tuo volto, per sentire la tua voce piena di dolcezza posso, oh mio Dio, viver
e della tua grazia
Posso riposare sul tuo Sacro Cuore!"

Poesia 23, 1-5


Domenica delle Palme

Mt  26,14-27,66
Quali sentimenti abitano il mio cuore quando contemplo Gesù che dona la sua vita per me?

Aiutaci, Signore, a saper accogliere il Tuo amore!

Con la celebrazione della Domenica delle Palme, entriamo nella Settimana Santa. Ci apprestiamo a vivere il mistero Pasquale, che è il centro e il cuore di tutta la nostra fede. La passione, la morte e la resurrezione di Gesù ci rivelano l’amore di Dio per ogni uomo e ogni donna. Egli ci mostra tutta la profondità del Suo amore infinito nell’offrirsi totalmente per noi sulla croce, fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di sangue.

Il Volto Santo, terribilmente sfigurato a causa di tutto ciò che subisce durante la Sua Passione, è, tuttavia, di una meravigliosa “bellezza”, che non si coglie con uno sguardo umano, ma con uno sguardo ispirato dallo Spirito Santo. È proprio quel Volto che ha affascinato da sempre l’anima di santa Teresa, tanto da volerlo portare anche nel proprio nome di religiosa: suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Proviamo anche noi, come lei, in questi giorni santi, a lasciarci toccare interiormente dalla contemplazione del volto di Gesù crocifisso, attraverso i testi ricchissimi della Parola di Dio che ci aiuteranno ad avvicinarci a Gesù e a comprendere chi Egli è.

A partire dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la liturgia ci riporta ai momenti più drammatici che il Messia ha vissuto. Attraverso questi diversi avvenimenti, si sono compiute tutte le profezie che si riferivano a Lui nella Sacra Scrittura, in particolare quelle del libro del profeta Isaia. Quegli eventi ci riguardano. Il Signore ha vissuto la Sua passione per amore per ciascuno di noi.

Attraverso la liturgia di questi giorni santi, siamo invitati a scegliere da quale parte vogliamo stare. Quella del Cristo o quella del “mondo”. Alcuni decidono di collocarsi tra coloro che hanno paura e che non vogliono aprirsi alla vita nuova e radicale che il Signore ci propone e ci offre. Purtroppo, essi sono incapaci di abbandonare i loro schemi. Lo consegnano alla morte e, in un certo senso, Lo mettono a tacere, eliminandoLo dalla loro vita. Non capita spesso anche a noi di agire così?

La Parola di Dio ci mette a disagio e ci scomoda. Il farci prossimi dei fratelli che vivono accanto a noi ci chiede spesso una fatica considerevole. L’amore donato senza attendere nulla in cambio ci sembra un’utopia troppo alta per noi. L’accoglienza della sofferenza come offerta d’amore ci sembra un’impresa d’altri tempi, persino insormontabile e incomprensibile. L’amore per i nemici ci sembra qualcosa di impossibile da vivere. In verità, il Signore non pretende grandi cose da noi. Egli attende come prima cosa che noi apriamo il nostro cuore alla Sua grazia.

Il Signore ci chiede di fare dei piccoli passi nell’amore, nel dono di noi stessi, nel perdono dei nostri fratelli. Egli sa che non possiamo fare nulla senza di Lui, senza la Sua grazia. Il Figlio di Dio, Gesù, attende che ci uniamo alle Sue sofferenze, che Gli offriamo le nostre fatiche, i nostri dolori … Egli desidera che chiediamo il Suo aiuto, che riconosciamo umilmente di essere dipendenti dalla Sua grazia, senza di Lui non possiamo fare nulla, in quanto creature.

Durante la Sua passione, Gesù pronuncia poche parole e per il resto del tempo Egli soffre in silenzio, per amore per noi, facendo la volontà del Padre! Quel silenzio “grida” e “tocca” il cuore di Santa Teresa. Esso “toccherà” anche il nostro cuore, se accettiamo di unirci a Lui, mettendoci spiritualmente ai piedi della croce, come Maria e Giovanni. Santa Teresa ci invita a contemplare il Volto oltraggiato e sfigurato del Crocifisso, a fissare i Suoi occhi “spenti e abbassati” e a comprendere, guardando il Volto Santo di Gesù, tutto l’amore che Dio ha per noi, sue povere piccole creature peccatrici.

Mettiamoci spiritualmente vicino alla Madre di Gesù, Colei che accoglie il dono immenso dell’amore di Dio per Lei ma anche per noi, pur soffrendo per quella morte atroce. È Gesù stesso che ci consegna a Maria, come discepoli e figli suoi, affinché Ella ci insegni a vivere tutte le nostre croci per amore e nella pace, unendole a quella del Figlio, affinché possiamo attraversarle insieme a Lui e uscirne vincitori e pienamente salvati.

Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, aiutaci ad aprirci alla Grazia divina, perché il Signore possa agire in noi, converta i nostri cuori e trasformi totalmente le nostre vite. Fa’ che Egli apra i nostri occhi perché possiamo riconoscere che abbiamo bisogno di essere salvati e amati infinitamente.

"Gesù brucia d'amore per noi ... Guarda il suo Volto adorabile! ... Guarda i suoi occhi spenti e abbassati! ... guarda le sue ferite ... Guarda Gesù nel suo Volto ... Lì vedrai come ci ama".
Lettera 87 a Celina

"Il Salvatore conosceva la tua immensa tenerezza, Egli sapeva i segreti del tuo cuore materno, o Rifugio dei peccatori, è a te che Egli ci lascia quando lascia la Croce
per attenderci in Cielo!"

Poesia 54,22


Quinta Domenica di Quaresima

Gv 11, 1-45 
Nella sofferenza e nelle prove della vita cosa chiedo al Signore? Gli concedo la mia fiducia?

Signore, insegnaci a credere sempre in Te!

L’episodio della resurrezione di Lazzaro, raccontato nel Vangelo di san Giovanni, precede e ci prepara alla passione, alla morte e alla resurrezione di Gesù. La fede di Marta e Maria è messa fortemente alla prova a causa della morte del loro fratello Lazzaro. Le due sorelle mandano dei parenti a cercare Gesù, perché “colui che Egli ama è malato”, come riporta l’evangelista; ma Gesù non va subito a Betania.

Egli attende che il suo amico muoia per poi resuscitarlo e perché, attraverso tale miracolo, la fede dei suoi discepoli cresca. Questo episodio ci rivela la Sua identità divina. Dio è il padrone della vita e della morte. Gesù stesso afferma che la malattia di Lazzaro non lo avrebbe portato alla morte, ma che attraverso di essa si sarebbe manifestata la gloria di Dio. Come in altri racconti evangelici, anche qui scopriamo i sentimenti di Gesù attraverso la Sua umanità. Essi esprimono una grande profondità e un amore autentico. Egli prova una grande compassione e tristezza per la sofferenza che stanno vivendo i suoi amici, ma anche per quelle che ciascuno di noi vive.

La morte del suo amico dona al Figlio di Dio l’occasione per compiere un miracolo davanti a numerosi testimoni. Tale miracolo sarà determinante per la decisione dei farisei e del Sinedrio di uccidere Gesù.

All’età di 9 anni, Santa Teresa si ammala di una grave malattia, per la quale pareva non esserci una cura, e che mise a dura prova la sua fede e quella della sua famiglia. Ella venne guarita miracolosamente dalla Vergine Maria, grazie alla preghiera fiduciosa e insistente dei suoi cari che avevano chiesto l’intercessione della nostra Mamma Celeste. Nel rileggere la sua esperienza, che è stata allo stesso tempo difficile e dolorosa, Santa Teresa la paragona a quella che ha vissuto Lazzaro. Ella comprende che proprio attraverso quella terribile prova che ha attraversato, Dio è stato glorificato in lei.

Le sofferenze e le croci che attraversiamo non sono castighi mandati da Dio, come spesso pensa la maggior parte delle persone. Al contrario, esse sono occasioni che il Signore permette, nella Sua infinita misericordia e fa scaturire da un male un bene. Egli desidera far risplendere la Sua gloria nelle nostre vite e farci crescere nella santità. In questi momenti di prova, la nostra fede e quella delle persone che ci sono vicine passano attraverso il fuoco della prova. Siamo chiamati a fare un atto di abbandono più grande in Dio, con la fiducia che Egli è sempre accanto a noi, anche quando sembra nascosto.

Le sofferenze come le malattie che subiamo sono dei momenti in cui possiamo scegliere di lasciarci schiacciare dalla disperazione e dall’inquietudine, oppure, al contrario, possiamo scegliere di lasciarci guidare dal Signore, anche se non è sempre semplice, anche se ci costa. Gesù ha vissuto la sofferenza e l’angoscia, attraverso la sua passione dolorosa e la sua crocifissione, ma Egli ha accolto tutto con un abbandono totale. Egli ha messo tutta la sua fiducia e la sua volontà nelle mani del Padre Suo. La gloria del Padre si è manifestata in Lui attraverso la resurrezione, per compiere l’opera della nostra salvezza.

Pensiamo a tutte le situazioni di paura, di angoscia, di crisi, di “morte” interiore che attraversiamo: se le viviamo in una fede autentica e sincera in Dio, lasciandoLo agire, allora Egli potrà trasformarle e ci farà “assaporare” una vera resurrezione del cuore e dell’anima, per una vita pienamente rinnovata in Lui. La Santissima Trinità attende di poter prendere dimora nei nostri cuori. Se glielo permettiamo, il Signore potrà convertire tutto ciò che viviamo in occasioni di grazia per noi. Potremo, allora, testimoniare agli altri l’opera che Dio è venuto a compiere nelle nostre vite.


"Ma quella malattia non era perché io morissi, era piuttosto come quella di Lazzaro perché Dio fosse glorificato ..."
Manoscritto A 28 r

"Non lasciò forse morire Lazzaro, benché Marta e Maria Gli avessero fatto dire che era malato? ... Ma dopo la prova,
la ricompensa: ... Lazzaro risuscita! ... Gesù agì così
con la sua piccola Teresa: dopo averla lungamente
provata, colmò tutti i desideri del suo cuore".

Manoscritto A 67 v


Quarta Domenica di Quaresima

Gv 9,1-41 
Quando la mia fede vacilla, come lascio che il Signore mi tocchi e mi guidi attraverso il Suo Santo Spirito?

Apri i nostri occhi, Signore, perché vediamo il Tuo Amore!

La quarta domenica di quaresima è detta domenica “laetare”. La liturgia ci invita alla gioia, ci chiede di rallegrarci, perché il Signore è venuto a salvarci dal peccato e dalla morte eterna. Gesù, il Figlio di Dio, vuole aprire i nostri occhi, affinché vediamo le opere che Dio compie per noi nella nostra vita. Nel Vangelo di Giovanni, il Maestro guarisce un uomo cieco dalla nascita. Questa guarigione realizza un cambiamento radicale nella vita dell’uomo cieco, che passa “dalle tenebre alla luce”, sia fisicamente che spiritualmente.

Il tema della gioia è strettamente legato a quello della luce. È Cristo Colui che porta la luce di Dio e viene a rischiarare le tenebre del nostro mondo: quest’opera di Dio è fonte di grandissima gioia per ciascuno di noi. Il Cristo porta la luce di Dio nella vita di ogni uomo che si apre alla salvezza e desidera accogliere la vita nuova in Lui. Nel Vangelo ascoltiamo il racconto della guarigione dell’uomo che era cieco fin dalla nascita. Dopo essere stato guarito dalla sua cecità, egli è l’unico che vede e riconosce chi è veramente Gesù.

Tutti gli altri credono di vedere e di poter discernere e giudicare ogni cosa e ogni persona, essi pensano di conoscere Dio e di poterLo “rinchiudere” nei loro schemi, nelle loro percezioni sbagliate di Dio. Sono loro i veri ciechi, perché non vedono in Gesù, la vera Luce del mondo. C’è un contrasto evidente tra luce e tenebre, tra il Figlio, vera Luce del mondo, e tutti gli ascoltatori, che vivono nelle tenebre, perché non riescono a credere in Lui e non vogliono credere. Pensiamo alla “notte del mondo” che vive il nostro tempo, pensiamo, cioè, a tutti coloro, che vivono nelle tenebre, perché non conoscono o non vogliono riconoscere in Gesù in Figlio di Dio, che è venuto a portare anche a loro la luce, la grazia e la Salvezza! È bene per noi riflettere su quando anche noi viviamo nelle tenebre a causa del nostro peccato! Cosa aspettiamo a lasciarci visitare dalla grazia di Dio attraverso il Sacramento della riconciliazione?

Santa Teresa comprende la condizione spirituale dei suoi fratelli che vivono nelle tenebre. Ella ne prova compassione e desidera farsi vicina a loro. Verso la fine della sua vita, la nostra Santa carmelitana vive la grande prova della “notte della fede”, come è capitato a tanti altri santi. La fede luminosa che il Signore ha donato a Santa Teresa passa attraverso la tenebra del dubbio e della lotta interiore, anche se ella è sempre sostenuta dalla grazia di Dio. Attraverso questa “notte” dell’anima, che ella sperimenta, il Signore le permetterà di penetrare, di comprendere l’esperienza dolorosa e amara dei peccatori e di coloro che non hanno la fede. Ella desidera condividere le amarezze della loro vita, che non è illuminata dalla luce dell’amore di Dio e dalle sue grazie.

Santa Teresa fa anche di più: ella chiede perdono a Dio a nome dei fratelli peccatori, desiderando per loro la consolazione della fede! La nostra Santa carmelitana condivide l’Amore di Dio per gli uomini. Ella desidera che tutti siano salvi. Ella accetta, perciò, di restare priva delle consolazioni sensibili, comprese quelle che riguardano la sua fede, fino alla fine della sua vita, se necessario, pur continuando, tuttavia, ad amare Gesù e farlo amare.

Se, con l’aiuto di Dio, apriamo bene gli occhi sulle vicende della nostra storia personale, vediamo che tante volte abbiamo fatto esperienza del Suo amore e abbiamo scoperto le meraviglie che Egli ha compiuto e compie nel mondo e in noi. Il Signore ci doni la grazia di far entrare sempre di più nella nostra vita la gioia della salvezza. Egli purifichi i nostri cuori e ci renda simili a degli specchi luminosi, che trasmettono la Sua luce ai fratelli e sorelle che vivono nelle tenebre, e ci renda capaci di testimoniare con la vita la gioia di appartenere a Lui. 

"Gesù permise che la mia anima fosse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del Cielo, così dolce per me,
non fosse altro che un motivo di lotta e di tormento! ...
Le tenebre non hanno affatto capito che questo Re
divino era la luce del mondo!... Ma, Signore, tua figlia l'ha capita la tua luce divina! Ti chiede perdono
per i suoi fratelli... Ella accetta di mangiare per quanto tempo vorrai il pane del dolore e non vuole alzarsi prima del giorno che hai stabilito da questa tavola piena
di amarezza alla quale mangiano i poveri peccatori!"

Manoscritto C 5v-6r


Terza Domenica di Quaresima

Gv 4, 5-42
Qual è la vera sete che abita il mio cuore? In che modo il signore mi aiuta a scoprirla?

Signore, insegnaci a scoprire che abbiamo “sete” di Te!

Il vangelo della terza domenica di quaresima dell’anno A ci presenta l’incontro di Gesù con la Samaritana. L’Evangelista Giovanni racconta che Gesù, stanco per il viaggio, si ferma ad un pozzo nel territorio di Sicar, una città della Samaria. Egli incontra una donna la cui vita cambierà completamente. Le prime parole che Gesù le rivolge sono: “Dammi da bere!”. Quest’incontro è provvidenziale per la Samaritana, come ogni incontro che ciascuno vive con Gesù.

Il Figlio di Dio vuole entrare nella vita di questa donna per farle scoprire la vera sete che ella porta nel cuore e che non è una sete fisica, ma interiore, profonda ed esistenziale, per farle comprendere che Lui solo può dissetarla veramente. Gesù vuole che ella Lo conosca, perché la sua vita è triste e insipida. Egli vuole donarle la salvezza, la grazia e l’amore necessari al fine di operare in lei una trasformazione radicale della sua vita. Nella Sua infinita tenerezza e nel desiderio di salvarci, il Signore vuole farci visita ai “pozzi” della nostra esistenza, luoghi dell’incontro con Dio, nelle nostre vite, per insegnarci e donarci l'acqua viva.

Riflettendo su questo brano evangelico, Santa Teresa afferma: «Egli aveva sete… ma dicendo “Dammi da bere!” era l’amore della sua povera creatura che il Creatore dell’universo reclamava». Gesù “ha sete d’amore” o piuttosto, Egli offre il proprio amore per “dissetare” noi, piccole creature fragili. Dio non ha smesso di cercarci, per riempirci del Suo amore. Egli desidera che questo amore diventi in noi sorgente d’acqua viva. Siamo chiamati, come la donna samaritana, ad accogliere quest’Amore, a lasciarcene trasformare interiormente, a non tenerlo rinchiuso nel nostro cuore, in modo egoistico e possessivo, ma a diffonderlo a nostra volta nelle vite di tutti i nostri fratelli e sorelle.

C’è una vera “sete” di Dio negli uomini e nelle donne, fin dalla notte dei tempi, anche se spesso non ne siamo consapevoli. Oggi più che mai, come cristiani, abbiamo il compito di far conoscere agli uomini l’amore di Dio e il Suo desiderio di essere amato da ciascuno di noi. Santa Teresa riscontra con tristezza che Gesù trova, purtroppo, pochi discepoli che ricambino il Suo amore, lo offrano agli altri e scelgano di vivere nell’abbandono e nella fiducia.

Occorre aver fatto un’esperienza forte e profonda dell’amore di Dio per poter comprendere come Egli agisce in noi, per poterLo riconoscere quando viene a “visitarci” nella nostra quotidianità. Spesso, la Sua presenza mette in discussione le nostre false certezze, le nostre false immagini sulla realtà e quelle che abbiamo di noi stessi, come Egli ha fatto con la Samaritana. Il Signore vuole provocare in noi una conversione e ci invita ad una vita pienamente decentrata da noi stessi e orientata verso la Sua volontà. A volte capita che il Signore entra nelle nostre vite attraverso eventi dolorosi, che ci obbligano ad accorgerci dei nostri errori e ci spingono a convertirci.

Egli si serve di ogni avvenimento, di ogni persona, per permetterci di fare dei progressi nella nostra vita di fede e nella nostra vita relazionale. Egli desidera scacciare da noi ogni paura di aprirci a Lui e a quanto Egli vuole operare in noi attraverso la Sua grazia. Approfittiamo della quaresima, questo tempo di grazia che la Chiesa ci fa vivere ogni anno, per conoscere e amare di più il Signore, attraverso la Sua Parola, la preghiera, i Sacramenti, le nostre relazioni quotidiane. Invochiamo lo Spirito Santo e chiediamo l’intercessione della Vergine Maria e dei Santi, perché siamo sostenuti nel combattimento spirituale contro il male, che cerca di offuscare la nostra mente e il nostro cuore e allontanarci da Dio.

"Gesù non ha affatto bisogno delle nostre opere ma soltanto del nostro amore, perché questo stesso Dio che
dichiara di non aver bisogno di dirci se ha fame,
non ha temuto di medicare un pò d'acqua alla
Samaritana. Egli aveva sete ... ma dicendo "Dammi da bere", era l'amore della sua povera creatura che il Creatore dell'universo reclamava. Egli aveva sete d'amore ...Ah! Lo sento più che mai, Gesù è assetato (...) Egli trova,
ahimè! pochi cuori che si donino a Lui senza riserve!"

Lettera 196


Seconda Domenica di Quaresima

Mt 17, 1-9 
In che modo permetto al Signore di cambiare il mio sguardo sulla mia vita e sugli altri?

Signore, insegnaci ad avere il Tuo sguardo!

All’inizio di questa Quaresima, lo Spirito Santo ci conduce “dal deserto al Tabor”. Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima ci racconta come il Figlio di Dio è trasfigurato e rivela la Sua divinità, davanti ai suoi discepoli stupiti. L'aridità e la fatica del combattimento che viviamo in questo tempo che ci prepara a vivere la Pasqua, lasciano il posto alla consolazione e allo stupore, grazie alla rivelazione della divinità di Gesù, che riceviamo al momento della trasfigurazione.

Questa è una delle teofanie che ci è rivelata nel nuovo testamento. La Santissima Trinità ci appare chiaramente e ci dice chi è Dio. Alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù appare trasfigurato e glorioso. I discepoli sono colti da stupore e non comprendono la portata dell’evento che stanno vivendo. Le parole del Padre danno ancor più "luce" a questa teofania: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Per i discepoli come per noi, tali parole sono come una rivelazione e una conferma di chi è Dio. Esse ci rivelano chi è Gesù, qual è la Sua missione! Il Padre ci invita ad ascoltare l’insegnamento del Figlio amato e a lasciarci guidare dalla Sua parola.

Il Volto luminoso del Figlio trasfigurato, tuttavia, è lo stesso Volto, che presto vedremo sfigurato durante la Sua passione e la Sua crocifissione. Santa Teresa medita sull’esperienza che i discepoli vivono sul Tabor. Ella afferma che vivere d’amore non è semplicemente restare sul Tabor e godere della presenza del Cristo trasfigurato, ma è anche salire il Calvario con Gesù ed essere accanto a Lui. È vivere l’esperienza della croce per essere pienamente salvati da Gesù!

La nostra amica Santa ama il Volto sfigurato e sofferente di Gesù nella Sua passione, perché ella vede in Lui la bellezza nascosta dell’Amore del Figlio di Dio per gli uomini. Nel momento supremo della passione, in cui il Cristo offre se stesso per la nostra salvezza, il Suo Volto diventa, per Santa Teresa, l’ “Astro luminoso”, che guida i suoi passi. Gli “occhi” della giovane carmelitana non cessano di scorgere nel Volto Santo di Gesù, che essa contempla, tutta bellezza della Sua divinità. Il Figlio di Dio rivela nella Sua passione e nella Sua morte la bontà dell’amore di Dio che si è offerto per noi.

Davanti alla contemplazione del Cristo Trasfigurato cresce in lei il desiderio di somigliare al Suo Signore sempre di più, anche nella sofferenza. Santa Teresa vuole seguirLo sulla via della croce e offrire anche lei tutta se stessa. Anche noi siamo chiamati oggi a salire sul Tabor, per imparare ad avere uno sguardo nuovo su chi è Dio, ma anche sulle realtà che viviamo quotidianamente. Dopo aver gustato la gioia della contemplazione della Santissima Trinità, siamo chiamati, poi, a tornare nel "mondo". Questo mondo è il luogo in cui ci attendono il nostro combattimento spirituale, le nostre croci e le nostre missioni personali, quelle che Dio ci ha affidato al fine di annunciare il Suo Regno e per la salvezza delle anime.

Così facendo, scopriremo che i momenti più difficili e sofferti, ma vissuti per amore a Dio e ai fratelli, nascondono una bellezza che attrae e che diventa testimonianza per gli altri e sono fonte di grazie e di crescita spirituale e umana. Allora, la nostra “battaglia” quotidiana ne uscirà trasfigurata perché, come Santa Teresa, scopriremo anche noi la gioia intima che nasce dal dono di noi stessi, istante dopo istante e troveremo in questo la vera pace, quella che non è di questo mondo e che solo Dio può donarci.

"Gesù, la Tua ineffabile immagine è l'astro che guida i miei passi. Ah! Tu lo sai, il Tuo dolce Volto è per me il Cielo quaggiù ... La tua bellezza che sai celare mi rivela tutto il Tuo mistero... Il Tuo Volto è il mio Risposo e la mia Dolcezza.. è il divino mazzo di mirra che voglio conservare sul mio cuore ... Il Tuo Volto è la mia unica ricchezza, non domando niente di più, in esso nascondendomi
continuamente, ti somiglierò, Gesù ..."

Poesia 20


Prima Domenica di Quaresima

Mt 4, 1-11
Quali sono i combattimenti che il Signore mi chiama a vivere nella mia vita per aiutarmi
a crescere nella fede e nella mia capacità di amare?

Insegnaci, Signore, a lasciarci condurre da Te!

Il tempo liturgico della quaresima è un vero tempo di grazia. Attraverso di esso, il Signore ci dona un’occasione propizia per fare una revisione della nostra vita e aprirci ad un profondo cammino di conversione, alla luce di ciò che il Vangelo ci insegna. È la Parola che deve guidarci nel “deserto”, durante questi 40 giorni e non certo lo “spirito del mondo”. Siamo invitati a ritirarci in disparte, nel luogo del combattimento, ma nel quale Dio ci parla. Gesù stesso, il Figlio di Dio, la Parola fatta carne, ci insegna a sostenere il buon combattimento contro tutto ciò che ci allontana da Dio, ci mette in difficoltà, ci paralizza e ci impedisce di essere liberi per poter compiere la missione alla quale ciascuno di noi è chiamato quotidianamente.

Come Santa Teresa, dobbiamo chiedere anche noi al Signore: “Fortifica il mio coraggio!”. Non è sempre facile prendere la decisione di seguire la via che il Figlio di Dio ha scelto. Egli ha preferito la via dell’umiltà, invece che quella della superbia e del potere. Egli ha preferito la via che conduce al dono di sé, invece che quella dell’egoismo. Egli ha scelto e voluto mostrare al mondo la via del vero Amore, che consiste nell’offrire tutto se stesso.

Questa logica di pensiero è completamente estranea a quella del mondo attuale, al punto che molte persone fanno fatica a comprenderne la profondità e l’importanza. Una vita spesa nella sequela di Cristo richiede un cammino fondato sulla fiducia in Dio, appoggiandosi a Lui, piuttosto che sulle nostre deboli forze. Spesso crediamo di poter combattere da soli, di poter gestire e risolvere le nostre difficoltà, i nostri problemi senza invocare l’aiuto di Dio. Che illusione! Siamo veramente ciechi e incoscienti! Pensiamo di poter vivere il combattimento quotidiano cercando delle soluzioni umane, a volte “magiche” e irrazionali, che possono essere egoiste o pericolose, per noi e per coloro che ci sono vicini.

Allora, il Signore, nella Sua bontà, ci mostra che, da soli, siamo fragili, incostanti, incapaci di cavarcela senza il Suo aiuto. Il Signore ci ha promesso di essere sempre con noi, come leggiamo nel Vangelo di Matteo: “Io sono con voi tuti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Non ostiniamoci a voler camminare senza di Lui.

In una delle sue poesie, Santa Teresa esprime chiaramente che il combattimento della fede avviene nel “campo di battaglia” del nostro cuore e l’unica arma che ella possiede è “la spada dell’amore”. Solo l’amore verso Dio, verso il prossimo e verso noi stessi può permetterci di fare scelte coraggiose, che ci fanno uscire dal nostro egoismo e dalla nostra autoreferenzialità. Anche se al momento ci costano, tali scelte sono portatrici di gioia e di pace dentro e fuori di noi.

La nostra fragilità è legata in parte al peccato originale e al nostro peccato personale, ma è dovuta anche alle ferite che portiamo dentro e ai numerosi limiti che vediamo in noi. Tuttavia, essa è sostenuta dalla forza dello Spirito Santo, ma dobbiamo invocarlo se vogliamo che agisca in noi. È proprio lo Spirito che conduce Gesù nel deserto, il luogo in cui sarà tentato dal diavolo, ed è proprio lo Spirito che ci sostiene quando viviamo dei combattimenti interiori, anche forti, affinché possiamo vincerli e crescere nella fede, nell’amore e nel dono di noi stessi. Al contrario di quanto potremmo pensare, tali prove non sono fatte per “distruggerci” o per farci del male, ciò infatti, risponderebbe ad una falsa idea di Dio. Al contrario, esse hanno lo scopo di far crescere e sviluppare in noi la forza, la fedeltà, l’amore di cui il Signore ci ha reso capaci creandoci a Sua immagine e somiglianza.

È Lui che ci ha fatto dono di tutte queste qualità. Accettiamo la sfida e i combattimenti che ci si presenteranno in questo Tempo di Quaresima. Entriamo nel deserto e contempliamo Gesù, che ci ha mostrato il cammino da percorrere e come agire nel combattimento spirituale. Invochiamo con forza lo Spirito Santo e domandiamogli di venire a combattere con noi e per noi. Buon cammino a tutti!

"Signore, Dio degli eserciti (...) armami per la lotta.
Io brucio dal desiderio di combattere per la tua
gloria; ma te ne supplico, fortifica il mio coraggio...
O mio Amato, comprendo a quale combattimento mi
destini: non è affatto sui campi di battaglia che lotterò...
La mia spada non è che l'Amore: son essa caccerò lo straniero dal regno. Ti farò proclamare Re nelle anime che rifiutano di sottomettersi alla tua Divina Potenza ... Essere con te, essere in te, ecco il mio unico
desiderio!".

Preghiera 17

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