E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.
Prima Domenica di Quaresima (Anno A)
Seconda Domenica di Quaresima (Anno A)
Terza Domenica di Quaresima (Anno A)
Quarta Domenica di Quaresima (Anno A)
Quinta Domenica di Quaresima (Anno A)
Domenica delle Palme (Anno A)
Seconda Domenica di Pasqua (Anno A)
Terza Domenica di Pasqua (Anno A)
Quarta Domenica di Pasqua (Anno A)
Quinta Domenica di Pasqua (Anno A)
Sesta Domenica di Pasqua (Anno A)
Mt 28, 16-20
Come accolgo e rispondo alla missione che il Signore mi ha affidato personalmente?
Nel celebrare la Solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo, ciascuno di noi è chiamato dal Signore a riscoprire la propria vocazione e a viverla pienamente. Egli ci chiama a vivere in noi la “santa gioia”, di cui parla la preghiera di Colletta della Solennità dell’Ascensione di Gesù. Questa gioia è propria di coloro che sono i veri discepoli di Cristo, affinché, vivendo veramente uniti a Lui, abbiamo la speranza di raggiungerlo un giorno anche noi nella gloria. Il Signore ci chiama, inoltre, a dedicarci con tutte le nostre forze alla missione che Egli, da sempre, ha pensato per noi.
Anche noi come i primi discepoli, dobbiamo renderci pienamente disponibili all'azione dello Spirito Santo, per poter continuare l’opera iniziata da Gesù e al fine di adoperarci per la crescita del regno di Dio nel mondo. L’ardore missionario di santa Teresa di Gesù Bambino deve ispirare in noi la decisione di consacrare la nostra vita a Gesù per la salvezza delle anime. Scoprendo e beneficiando dell’esperienza dell’amore del Signore, che ella aveva ricevuto nella sua vita, santa Teresa desiderava che Egli fosse conosciuto e amato da tutti. Offriva, perciò, giorno per giorno, la sua vita nella preghiera, nel lavoro del monastero, nella convivenza che non era sempre semplice con le sue Consorelle, nell’offerta della sua salute a causa della tubercolosi di cui era malata. L’offerta preziosa di se stessa è stata una vera e propria missione per Santa Teresa.
Santa Teresa sapeva bene e aveva compreso che Gesù desidera far sperimentare Egli stesso a ciascun’anima il Suo amore e la Sua misericordia, così come aveva fatto con lei e con tanti altri prima di lei. Allora, ella Lo prega di voler infiammare di amore il cuore di tante piccole anime, affinché amino il Cristo come Lo ha amato lei. È questo il segreto di ogni autentico discepolo: l’essere stati raggiunti e toccati dall’amore infinito di Dio e l’essersene lasciati modellare e trasformare, fino a diventare sempre più ad immagine del Figlio.
È così che il Signore ha agito in Santa Teresa, è così che Egli agisce nei santi, anche se ciò avviene in modi diversi e unici per ciascuno di essi. È così che il Signore agisce per ciascuno di noi. Egli ci raggiunge in tutto ciò che viviamo, nelle esperienze del quotidiano, siano esse gioiose o difficili, al fine di farci percepire il Suo Amore infinito che non viene mai meno. Aprendoci a Lui e all’azione del Suo Spirito, il nostro cuore, poco a poco si trasformerà, fino ad ottenere che Egli viva pienamente in noi.
Saremo autentici missionari, annunciando il Vangelo ai nostri fratelli e sorelle, se il primo “luogo” dell’annuncio di questa buona notizia cominci in noi, nella nostra stessa vita.
Siamone certi: il Signore è sempre con noi, come ci ha promesso. Sappiamo che non possiamo far nulla da soli. Sappiamo anche che, se ci metteremo in ascolto dello Spirito Santo, Egli stesso, ci insegnerà a diventare quelle “piccole anime”, di cui parla Santa Teresa, che lasciano crescere in se stesse l'amore di Dio e ne divengono testimoni nel mondo, attraverso la loro esistenza trasformata dall’Amore.
"Ma perché desiderare di comunicare i tuoi segreti d'amore, o Gesù? Non sei tu solo che me li hai insegnati e non puoi forse rivelarli tu ad altri? ... Sì, lo so, e ti scongiuro di farlo. Ti supplico di chinare il tuo sguardo divino su un gran numero di piccole anime! ... Ti supplico di scegliere una legione di piccole vittime degne del tuo AMORE! ..."
Manoscritto B 5v
Gv 14,15-21
Che cosa mi aiuta a crescere nell'amore verso Dio e verso i miei fratelli e sorelle?
Nel Vangelo di questa sesta domenica del tempo pasquale, Gesù annuncia attraverso un discorso la sua futura dipartita. Prima di recarsi al giardino del Getsemani, il giardino dell'agonia, Gesù rivolge le sue parole piene di speranza ai discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre (Gv 14,15-16).
Attraverso questo insegnamento, Gesù incoraggia i discepoli. Egli li prepara a tutto ciò che accadrà dopo la Sua morte, ma essi non comprendono ancora.
Presto, essi saranno chiamati a dare testimonianza di tutto quello che hanno vissuto con Gesù e di tutto ciò che hanno ricevuto da Lui. Essi saranno chiamati ad esprimere il loro amore verso il Signore e testimoniare la loro fede in Dio, consacrando tutta la loro vita alla missione di annunciare la Buona Novella del Vangelo, per la quale Gesù li ha scelti. La misura dell’amore è di donarsi a Dio e agli altri.
Il nostro amore è chiamato ad essere concreto, reale e tangibile verso le persone che incontriamo e in tutto ciò che viviamo attraverso le situazioni del quotidiano. L’opera, alla quale il Signore chiama i discepoli e ciascuno di noi, sembra difficile da realizzare, se non impossibile. Tuttavia, Gesù sa bene che, con le nostre sole forze e con la nostra buona volontà, noi non riusciremmo ad affrontare da veri figli di Dio le molteplici sfide che la vita ci presenta. Testimoniare la nostra fede nelle scelte concrete e quotidiane della vita significa essere spesso incompresi, derisi, perfino ostacolati nel nostro apostolato e nel nostro modo di amare.
Il Signore, tuttavia, promette anche a noi, come ai discepoli, di non lasciarci orfani. Egli promette che manderà lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo sarà sempre con noi, come nostro difensore e come un’unzione celeste, che viene a rischiarare i nostri cuori e che ci insegna a riconoscere sempre la verità e la strada da seguire. Lo Spirito Santo ci insegna ad amare sempre, nella verità e in ogni circostanza.
Davanti all’invito forte di Gesù a perseverare nell’esercizio dell’amore, Santa Teresa si sente chiamata ad esaminare il proprio agire. Ella riconosce che ha sempre desiderato amare il Signore in ogni cosa e, anzi, che l’amore preveniente di Dio l’ha circondata e sostenuta da sempre, ha colmato le sue mancanze. L’amore non nasce spontaneamente nel cuore dell’uomo. Esso è piuttosto una scelta della volontà da parte dell’uomo. Esso è frutto del desiderio di amare, dell’impegno nel realizzarlo, nonostante i nostri propri limiti. Tale desiderio e tale impegno, devono essere ispirati e sostenuti e dalla grazia di Dio!
Santa Teresa riconosce che ella deve attingere all’amore di Dio, per poter amare come ama Lui. I pensieri della nostra Amica Santa possono sembrarci esagerati, eppure sono quelli di un cuore sincero, che mette il Signore al centro della propria vita.Tali pensieri e desideri non sono irrealizzabili se noi lasciamo allo Spirito Santo la piena libertà di agire in noi. Egli è l’Amore di Dio che viene in noi in ogni sacramento, nella preghiera e ogni volta che lo invochiamo con cuore aperto e disponibile. Le verità della nostra fede sono sorprendenti e meravigliose!
Dovremmo rendere grazie in ogni istante per i doni che il Signore ci fa, nelle nostre vite. Lo Spirito di Gesù, che l’ha guidato, ispirato, illuminato durante tutta la Sua vita terrena, viene anche in nostro aiuto, a condizione che ci rendiamo docili alla Sua azione e che ci lasciamo modellare interiormente, per diventare sempre più discepoli secondo il Cuore di Dio.
"Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuta fin dall'infanzia, è cresciuto con me e ora è un abisso del quale non riesco a sondare la profondità... Per amarti come mi ami tu, devo far mio il tuo stesso amore"
Manoscritto C 35r
Gv 14,1-12
Quali sono le cose e le persone che mi aiutano a percorrere il cammino della santità, tracciato e voluto da Gesù?
Il brano evangelico che la liturgia ci offre in questa domenica, si apre con le parole di incoraggiamento di Gesù per ciascuno dei suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Una delle cose che sta maggiormente a cuore al Figlio di Dio è che i suoi discepoli abbiano fede in Lui e in Dio Padre. È grazie alla fede che essi potranno continuare a seguirLo sul cammino che porta alla salvezza.
“Non sia turbato il vostro cuore”: sono le parole che il Maestro dice anche a ciascuno di noi, assicurandoci che Egli è andato a preparare per noi un posto in Cielo, presso il Padre. Il Signore ci sta dicendo che, attraverso la Sua passione, la Sua morte e la Sua resurrezione, Egli ha riaperto per noi la porta della salvezza e ci ha resi liberi di scegliere se vogliamo accogliere tale salvezza, per vivere in comunione con Lui per l’eternità. Per questo, Egli ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita!”. Egli ci rivela qual è la via da seguire: è Gesù in persona che è la Via!
Allora, come dice Santa Teresa, ci basta guardare alla vita di Gesù nel Vangelo, fino a che punto la Sua relazione con Dio, Suo Padre, è fondamentale. È importante vedere come Egli agisce in ogni situazione, affinché ciascuno di noi possa comprendere qual è la volontà di Dio proprio per Lui, nel suo “qui ed ora”, ma anche per noi. Se ascoltiamo la voce dello Spirito Santo in noi, Egli ci suggerirà i passi da seguire e da compiere per crescere sempre di più nell’amore di Dio, nell’unione della nostra volontà con la Sua.
Santa Teresa ha compreso perfettamente l’invito di Gesù alla fiducia: “Non sia turbato il vostro cuore”. Il suo cuore non si è lasciato turbare dalla preoccupazione che avrebbe potuto influenzare la sua persona e la sua propria vita. Ella si è distaccata da ogni cosa e si è resa disponibile a lasciar agire il Signore in lei liberamente, per il suo bene. Questa disposizione intima del cuore e della volontà nasce da una decisione ferma di volersi unire alla divina Volontà e corrispondere ad essa.
Ciascuno di noi, seguendo Santa Teresa, può decidere di affidare ogni dettaglio, ogni avvenimento della propria esistenza nelle mani di Dio, nella certezza che Gesù ci condurrà fino al Cielo e in questa comunione d’amore nel cuore del Padre. È vero, a volte viviamo delle situazioni che non comprendiamo e, spesso, ci capita di ribellarci ad esse invece di metterci in una disposizione di accoglienza. Il Signore permette che viviamo tali situazioni, per farne scaturire un bene più grande per noi e per la salvezza delle anime.
Egli desidera soltanto spingerci a fidarci di Lui, a non temere, a non preoccuparci di nulla, ad abbandonarci a Lui e al Suo amore misericordioso. Egli sa bene ciò che desidera operare in noi e per mezzo di noi, affinché portiamo frutti su questa terra e per la vita eterna. Lasciamoci guidare da Santa Teresa e chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, nostra Mamma Celeste, in questo mese di maggio che è consacrato a Lei, per andare avanti liberi e fiduciosi verso Dio, che non è che Amore. Che il Signore ci doni la grazia di desiderare quel posto preparato in anticipo in Cielo per noi da Suo Figlio e di cooperare con Lui per raggiugerlo. Che Egli accresca in noi la fede nella Sua Persona, affinché possiamo avanzare speditamente sulla “piccola via” del Vangelo.
"Ci sono molte dimore nella casa del Padre
Celeste", Gesù l'ha detto ed è per questo che io seguo
la via che Egli mi traccia. Cerco di non occuparmi
più di me stessa in nulla, e quel che Gesù si degna
di operare nella mia anima lo abbandono a Lui".
Lettera 247 a don Belliere
Gv 10,1-10
Riconosco la voce
del Signore che mi chiama a seguirlo? Ho il coraggio di rispondere nella verità al Suo invito?
La quarta domenica di Pasqua è detta “domenica del Buon Pastore”. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come il Buon Pastore. Questa analogia è semplice e comprensibile per le persone del Suo tempo, lo è un po' meno per noi, che non siamo molto abituati a vedere dei pastori o delle greggi. Gesù utilizza spesso un linguaggio semplice, prendendo degli esempi concreti, affinché chiunque si metta veramente in ascolto della Sua parola, possa comprenderla bene e metterla in pratica.
Il pastore si prende cura di ogni singola pecora del suo gregge. Egli conosce ciascuna di esse personalmente e la chiama per nome. Le pecore conoscono bene il loro pastore, riconoscono la sua voce e lo seguono, perché sono le sue pecore e hanno una relazione personale con lui. Attraverso questo esempio del pastore e delle pecore, Gesù ci permette di comprendere alcuni aspetti fondamentali della relazione che dobbiamo avere con Lui, che è Dio. Anche noi siamo conosciuti personalmente da Gesù. Egli è il Buon Pastore e ci chiama per nome. Anche noi, come le pecore nel racconto evangelico, riconosciamo la voce del Buon Pastore e Lo seguiamo.
Gesù, il Figlio di Dio, è il nostro Pastore, è colui che, attraverso la Sua morte sulla croce e la Sua resurrezione, è divenuto per noi la Via e la Porta che dona l’accesso al regno di Dio. Egli è Colui che ci offre la Salvezza e la Vita in abbondanza. Se seguiamo la Sua voce e il Suo insegnamento, diventiamo le pecore di cui parla Gesù nel Vangelo, che Egli ama con grande Amore.
Nel cominciare a scrivere la storia della sua vita, Santa Teresa getta uno sguardo sul passato. È consapevole che il Signore è sempre stato al suo fianco e ha vegliato su di lei. Ella fa sue le parole del Salmo 22: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”. Ella è certa che il Buon Pastore ha guidato e continua a guidare ogni tappa della sua vita. Santa Teresa afferma: “Sempre il Signore è stato con me compassionevole e pieno di dolcezza”. Ella si è messa costantemente in ascolto della voce del Suo Signore che la chiamava e la guidava, attraverso la preghiera, la lectio divina o gli avvenimenti della sua vita. Non ha mai smesso affidarsi a Lui. Anche nei momenti di sofferenza, difficoltà, dubbio, ella non ha mai cessato di lasciarsi attrarre dalla tenerezza e dalla delicatezza del Figlio di Dio, che la chiamava a donarsi totalmente a Lui per amore.
Siamo spesso distratti da tante voci che vengono a turbare la nostra intimità con Dio e la nostra pace interiore. A nostro danno, ci capita di essere sedotti e di seguire queste sirene del mondo e quelle del maligno, di dare credito ad esse, piuttosto che ascoltare la voce del Pastore. Tuttavia è evidente che queste voci che ci allontanano da Dio ci condurranno verso la tristezza, la solitudine, l'angoscia, l'individualismo, il rinchiudersi, ecc...
Esse ci sottraggono la gioia e la pace, che non possono venire che da Dio! Avremo, tuttavia, l’illusione che, seguendole, troveremo tutto quello di cui abbiamo bisogno. Gesù ci dice che le Sue pecore non seguiranno gli “estranei”, perché non riconosceranno la loro voce. Se non vogliamo “perderci” e ritrovarci in sentieri sbagliati, soprattutto su delle strade che conducono alla morte, dobbiamo coltivare questa relazione con il Signore. È vitale per noi crescere nella conoscenza intima del Signore, mettendoci in ascolto della Sua Parola. Se Gli siamo fedeli, le altre voci non potranno attirarci lontano da Lui.
Oggi la Chiesa celebra la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Questa scelta non è casuale. È proprio nella relazione di fiducia e seguendo il Maestro che nasce, cresce e si sviluppa ogni vocazione. Ascoltando Il Buon Pastore e seguendoLo, faremo la scelta giusta. Prenderemo la strada della vera gioia, quella della santità. Solo il vero Pastore, il Signore, può donarci la vita in abbondanza e la vera felicità. Le altre vie sono strade di morte o illusioni che ci conducono verso il peccato e la solitudine.
Se ascoltiamo lo Spirito Santo che parla in noi, Egli ci guiderà verso la vera vita e la vera gioia, verso una pace che non è di questo mondo ma che ci riempie. Per questo, seguendo il Suo esempio, dobbiamo offrirci a Lui con il dono totale di noi stessi. Non abbiamo paura di rispondere alla Sua voce, alla Sua chiamata! Non abbiamo paura di aprirci alla Divina Volontà e all’Amore del Signore, il nostro Buon Pastore, affinché la nostra vita sia fonte di gioia e diventi una testimonianza per gli altri.
"Il Tuo atomo, o Cuore Divino, ti dona la sua vita.
E' la sua pace, la sua gioia, farti piacere, Signore ...
Il Tuo sguardo mi infiamma, mio unico amore, consuma la mia anima, Gesù, senza posa ...
Piena di tenerezza, la Tua voce mi rapisce
e il Tuo cuore mi spinge, o mio dolce Amico!"
Poesia 15
Lc 24,13-35
Quali sono i momenti in cui sperimento la presenza del Signore che cammina al mio fianco? Quando il mio cuore brucia di amore per Lui?
L’incontro di Gesù Risorto con i discepoli di Emmaus, narrato dall’evangelista Luca, ci fa assaporare ancora la gioia della Pasqua. Il Cristo Risorto raggiunge i due discepoli sulla strada che sono completamente scoraggiati e delusi e si affianca a loro. Con la Sua presenza e la Sua Parola, Egli li incoraggia, li illumina e accende l’amore nei loro cuori. Dopo averlo riconosciuto nel momento dello spezzare il pane, essi si dicono: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre Egli conversava con noi lungo la via quando ci spiegava le Scritture?”. Santa Teresa riprende queste parole e scrive anche lei: “La Tua Parola di fuoco (Gesù) infiamma il mio cuore”.
La Parola di Dio è la Parola d’Amore del Padre per ogni uomo fin dalla creazione. Essa ha il potere di scaldare i nostri cuori che sono tiepidi e freddi, di convertirci a Dio e conformare la nostra vita alla Sua volontà. La Parola di Dio è Gesù stesso, il Verbo che si è fatto carne per salvarci. Spesso siamo anche noi come i discepoli di Emmaus. Ci creiamo delle illusioni sulla vita, sulle persone, sulle cose che ci accadono ogni giorno. Viviamo stando “comodi” nelle nostre convinzioni. Sappiamo che Dio esiste e, di tanto in tanto, lo preghiamo. Sappiamo pure che esiste la Sacra Scrittura e che essa racconta la storia di Dio e dell’umanità. Siamo consapevoli che essa parla della nostra Salvezza?
Pensiamo che tutto ciò appartenga al passato e che, in ogni caso, non abbia nessun impatto sulla nostra vita. Possiamo portare avanti la nostra vita, senza tuttavia incontrare mai veramente il Signore. Purtroppo, questo ci può capitare anche se siamo credenti e praticanti. Il Signore si serve di ogni occasione nelle nostre vite per poterci incontrare. Egli si fa vicino a noi nella nostra quotidianità, si mette in ascolto di quello che viviamo, delle nostre gioie, delle nostre fatiche e anche delle nostre sofferenze. Il Cristo Risorto si accosta con delicatezza e discrezione. Egli cammina con noi. Egli si serve, talvolta, di un nostro amico, di un fratello, di una sorella, di una guida, insomma di qualcuno che diventa un piccolo “strumento” al fine di riuscire a raggiungerci, per toccare il nostro cuore.
Il Signore desidera farci sapere che Egli ci ama di un amore infinito. Egli vuole che il nostro cuore bruci ascoltando questo annuncio e scoprendo il Suo Amore. La storia della nostra vita è una storia sacra, perché essa stessa è un frammento della grande storia della salvezza. Come comprende bene Santa Teresa, Cristo è venuto nel mondo per ciascuno di noi, per me. Ce l’ho questa consapevolezza? Egli si è incarnato, ha subito la passione e la morte sulla croce per me. Egli è risorto per ridonarmi la Vita.
L’annuncio della Pasqua che contiene il mistero della morte e della resurrezione del Figlio di Dio deve scaldarci il cuore, deve poter farci sentire amati profondamente e da tutta l’eternità. Come ci insegna la nostra Santa Teresa, la gioia che scaturisce da questa grande notizia deve colmare la nostra vita, riempirci di amore e di speranza e fortificare la nostra fede. Non possiamo tenerla solo per noi, ma dobbiamo condividerla e annunciare a tutti questa buona notizia della Salvezza e dell’amore che Dio ha per noi. È importante raccontarlo, affinché il Signore sia conosciuto e la Sua Parola infiammi il cuore di ogni persona. Chiediamo questa grazia al Signore ed impegniamoci personalmente a cooperare a quest’opera di Salvezza. “Venga il Tuo Regno nel mondo, Gesù, per mezzo di Maria, Tua Santa Madre!”.
"La tua voce trova eco nella mia anima ...
La tua parola di fuoco infiamma il mio cuore"
Poesia 31
"Nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori! ... Vorrei al tempo stesso annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino nelle isole più lontane ..."
Manoscritto B 3r
Gv 20, 19-30
Mi fido sempre di Dio anche quando attraverso delle prove?
Il Cristo Risorto desidera portare la luce in ogni zona d’ombra delle nostre vite, attraverso la grazia che ha meritato per noi con la Sua passione, morte e resurrezione. Mentre ascoltiamo il brano evangelico di questa seconda domenica di Pasqua, immaginiamo di entrare nella casa di Gerusalemme dove i discepoli si sono rinchiusi perché sono terrorizzati dalla paura. I sentimenti che invadono i loro cuori sono un misto di tristezza, a causa della perdita del loro Maestro. Essi provano anche gioia, perché, dal momento che hanno trovato la tomba vuota, questo gli fa pensare che Egli possa essere davvero resuscitato.
I discepoli vivono anche nella paura perché rischiano di essere anch’essi catturati o uccisi. Mentre i loro cuori sono feriti e turbati, il Signore viene a donare loro la sua pace e mostrare loro il suo corpo risorto e glorioso. Egli porta i segni evidenti della crocifissione e del colpo di lancia che ha ricevuto al costato. È proprio Lui, il Cristo che ha vinto la morte, che è risorto e ora dona lo Spirito Santo ai discepoli, perché ricevano in abbondanza i doni necessari per compiere la missione a cui sono chiamati.
Essi devono annunciare e testimoniare la Buona Notizia che il Cristo è risorto, che Dio è venuto per salvarci dalla morte e dal peccato, e a stabilire con ciascuno di noi un’alleanza eterna. L’apostolo Tommaso non era con loro quella sera. Egli non credeva a quello che gli altri discepoli gli dicevano, anche se lo desiderava tanto dentro di sé! Attraverso la Sua misericordia infinita, il Buon Dio si prende cura di ogni creatura come fosse unica al mondo. Il Signore Risorto ritorna dai Suoi discepoli. Essi Lo vedono nella Sua gloria divina e Lo vede finalmente anche Tommaso. Che stupore e che conforto per lui, così come per noi, contemplare Gesù risorto.
Mentre si rivela al discepolo che era incredulo per aiutarlo a fare esperienza di questa comunione d'amore con Lui, Gesù pronuncia una beatitudine che è destinata a noi: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Sappiamo bene che la fede esige il "credere senza vedere", altrimenti non sarebbe più fede. Sappiamo fino a che punto la fatica e le prove della vita ci danno occasioni per esercitarci in questa virtù che per noi vacilla troppo spesso. Essa richiede una grazia da Dio, ma anche un vero abbandono da parte nostra.
Santa Teresa viene in nostro aiuto, ci aiuta insegnandoci un modo per combattere. Ella ha conosciuto bene la “notte della fede”, l’ha attraversata abbandonandosi momento per momento e offrendo ciascuna delle sue sofferenze. Affinché queste portassero frutto, ella non ha voluto che cessassero sulla terra, ma solo il Cielo. La “piccola via” che ci conduce alla santità e che ci è proposta da Santa Teresa, consiste anche nel desiderare di non avere visioni particolari qui in terra, ma nell’avere la certezza che questa “privazione” sarà pienamente ricompensata dalla visione di Dio e dei Santi in Cielo.
Santa Teresa vive il “credere senza vedere” come una grande prova dell’amore che ella può offrire a Dio, dal quale si riconosce profondamente amata. Non è forse vero che quando ci fidiamo totalmente di qualcuno gli diciamo: “Ti credo ad occhi chiusi”? È ovvio che ciò comporta un rischio, ma è proprio il movimento di affidamento all’altro che ci permette di affrontare questo rischio.
Quando viviamo le prove legate alla fede e al combattimento spirituale, nei momenti di dubbio, quando stiamo soffrendo, quando non comprendiamo, ma accettiamo ugualmente la prova che stiamo attraversando, continuando a fidarci dell’Amore che Dio ha per noi e a credere in Lui, allora stiamo certi che il Signore stesso ci sta dicendo: “Sei beato!”, “Sei beata!”. In Santa Teresa di Lisieux abbiamo un’alleata, un’amica spirituale che comprende ciò che viviamo e che ci mostra quanto una vita vissuta nell’abbandono e nella fiducia valga la pena di essere vissuta. Avremo la gioia di scoprire che la nostra vita sarà una vita che è piena e preziosa agli occhi di Dio. Allora chiudiamo gli occhi del corpo e apriamo quelli della fede e lasciamoci condurre dal Signore, perché è Lui il primo a darci fiducia!
"Ricorda che il giorno della Tua vittoria Tu ci dicesti:
"Chi non ha visto il Figlio di Dio tutto risplendente di gloria
è beato, se in Lui comunque ha creduto".
Nell'ombra della fede io ti amo e ti adoro, o Gesù!
Per vederti attendo in pace l'aurora. Ricordati che il mio desiderio non è di vederti quaggiù ..."
Poesia 24,27
"Voi vi ricorderete che fa parte della mia "piccola via"
desiderare di non vedere niente".
Ultimi colloqui 4.6.1
Gv 20,1-18
Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!» (Gv 20,16)
Il Signore è Risorto! È Pasqua! L'annuncio della risurrezione di Cristo risuona della gioia pasquale nella liturgia di questo giorno santo. I Vangeli ci raccontano l’incredulità, ma anche la gioia e lo stupore dei discepoli di Gesù. Il Maestro appare ai discepoli mentre essi sono ancora sconvolti e spaventati a causa degli eventi dolorosi legati alla Sua cattura, alla Sua Passione ed alla Sua crocifissione. Per essi sembra assurdo credere alle donne che dicono di aver trovato il sepolcro vuoto, sembra impossibile che Colui che appare loro sia veramente Gesù e non un fantasma. Eppure, “nulla è impossibile a Dio”, come ci ricorda San Luca nel suo Vangelo (Lc 1,37)
Santa Teresa è colpita in modo particolare dall’esperienza che Maria Maddalena ha fatto il mattino di Pasqua e la racconta nei versi di una sua poesia. La nostra Santa carmelitana si sofferma su alcuni dettagli che le fanno comprendere la profondità dell’Amore del Sacro Cuore di Gesù. Dopo aver contemplato l’Amore divino attraverso la Passione dolorosa, Ella ne scopre tutta la profondità e la delicatezza nel racconto dell’incontro che Gesù Risorto vive con Maria Maddalena. Egli si avvicina e si fa riconoscere gradualmente dalla Sua discepola, che vive una grande sofferenza a causa della morte del suo Signore.
Gesù Risorto la chiama per nome, allora si apre il suo cuore e le si aprono gli occhi. Questo dona a Maria Maddalena una gioia profonda e le ridona la gioia di vivere. Tale avvenimento realizza in lei una trasformazione fondamentale e fa scaturisce in lei il desiderio di raccontare a tutti che Egli è vivo!
Il ripiegamento su noi stessi, le chiusure legate alle nostre sofferenze, ai fallimenti, alle delusioni … sono i “luoghi” dove il Signore Risorto viene ad incontrarci, a salvarci, a guarirci per farci uscire dai “sepolcri” che ci siamo costruiti e ridonarci la “vita” e la Salvezza. Come Gesù ha fatto con Maria Maddalena, così Egli fa con ciascuno di noi: Egli chiama per nome anche noi!
Il nostro nome, pronunciato dal Signore, contiene la nostra vera identità. Egli ci ha voluti, ha voluto che noi esistessimo da tutta l’eternità. Egli ci ha creati per farci condividere la Sua Vita divina e farci vivere del Suo Amore. Egli conosce ogni dettaglio delle nostre vite e ci ama fino a dare la vita per noi. Abbiamo bisogno di questo Amore che non è di questo mondo. Come dice Santa Teresa, abbiamo bisogno del Sacro Cuore di Gesù, che ama tutto di noi e non ci abbandona, sia che ci troviamo nella gioia, sia che attraversiamo delle “notti” nelle nostre vite.
Ogni avvenimento che viviamo, anche il più doloroso, è un’occasione di grazia se lo viviamo con Lui. Se ogni cosa è offerta a Lui, Egli può esercitare la Sua provvidenza divina e la Sua misericordia infinita, può far nuove tutte le cose, come dice l’autore dell’Apocalisse. Chiediamo al Signore di saperlo riconoscere, di saper ascoltare la Sua voce, soprattutto quando ci chiama per nome.
Egli viene a dirci: “Io sono Risorto e sono con te tutti i giorni della tua vita. Qualunque cosa stai vivendo, permettimi di viverla insieme a te. Affida a me il peso che stai portando da solo. Troverai sostegno e conforto nel mio Cuore che ti ama tanto, gratuitamente, da sempre e per sempre. Io ti ordino: “Vieni fuori dal tuo “sepolcro”. Lascia che io ti resusciti alla vita! Ogni volta che ti aprirai alla Mia grazia, ti colmerò delle mie benedizioni, dei miei doni, soprattutto quando mi riceverai attraverso i sacramenti. Ricambia il Mio amore, donami la tua volontà nei tanti piccoli “sì” che devi dire ogni giorno. Non esitare a raccontare ai tuoi fratelli e alle tue sorelle che l’incontro che hai avuto con Me ti ha cambiato la vita! Lasciati resuscitare da Me spiritualmente ogni giorno, per vivere da figlio e figlia di Dio”.
Santa Solennità della Resurrezione a ciascuno di voi!
"Presso la tomba (Maria Maddalena) era rimasta ultima,
ed era poi giunta avanti l'alba. Venne anche il Suo Dio,
ma non luminoso (...) Prima Egli mostrò il suo Volto Benedetto, poi dal Cuor gli uscì una parola sola: sussurrando dolcemente "Maria", Gesù le restituì la pace e la letizia piena"... Ho bisogno di uno cuore ardente di tenerezza ... Se non riesco a vedere lo splendore del tuo volto, per sentire la tua voce piena di dolcezza posso, oh mio Dio, vivere della tua grazia
Posso riposare sul tuo Sacro Cuore!"
Poesia 23, 1-5
Mt 26,14-27,66
Quali sentimenti abitano il mio cuore quando contemplo Gesù che dona la sua vita per me?
Con la celebrazione della Domenica delle Palme, entriamo nella Settimana Santa. Ci apprestiamo a vivere il mistero Pasquale, che è il centro e il cuore di tutta la nostra fede. La passione, la morte e la resurrezione di Gesù ci rivelano l’amore di Dio per ogni uomo e ogni donna. Egli ci mostra tutta la profondità del Suo amore infinito nell’offrirsi totalmente per noi sulla croce, fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di sangue.
Il Volto Santo, terribilmente sfigurato a causa di tutto ciò che subisce durante la Sua Passione, è, tuttavia, di una meravigliosa “bellezza”, che non si coglie con uno sguardo umano, ma con uno sguardo ispirato dallo Spirito Santo. È proprio quel Volto che ha affascinato da sempre l’anima di santa Teresa, tanto da volerlo portare anche nel proprio nome di religiosa: suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Proviamo anche noi, come lei, in questi giorni santi, a lasciarci toccare interiormente dalla contemplazione del volto di Gesù crocifisso, attraverso i testi ricchissimi della Parola di Dio che ci aiuteranno ad avvicinarci a Gesù e a comprendere chi Egli è.
A partire dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la liturgia ci riporta ai momenti più drammatici che il Messia ha vissuto. Attraverso questi diversi avvenimenti, si sono compiute tutte le profezie che si riferivano a Lui nella Sacra Scrittura, in particolare quelle del libro del profeta Isaia. Quegli eventi ci riguardano. Il Signore ha vissuto la Sua passione per amore per ciascuno di noi.
Attraverso la liturgia di questi giorni santi, siamo invitati a scegliere da quale parte vogliamo stare. Quella del Cristo o quella del “mondo”. Alcuni decidono di collocarsi tra coloro che hanno paura e che non vogliono aprirsi alla vita nuova e radicale che il Signore ci propone e ci offre. Purtroppo, essi sono incapaci di abbandonare i loro schemi. Lo consegnano alla morte e, in un certo senso, Lo mettono a tacere, eliminandoLo dalla loro vita. Non capita spesso anche a noi di agire così?
La Parola di Dio ci mette a disagio e ci scomoda. Il farci prossimi dei fratelli che vivono accanto a noi ci chiede spesso una fatica considerevole. L’amore donato senza attendere nulla in cambio ci sembra un’utopia troppo alta per noi. L’accoglienza della sofferenza come offerta d’amore ci sembra un’impresa d’altri tempi, persino insormontabile e incomprensibile. L’amore per i nemici ci sembra qualcosa di impossibile da vivere. In verità, il Signore non pretende grandi cose da noi. Egli attende come prima cosa che noi apriamo il nostro cuore alla Sua grazia.
Il Signore ci chiede di fare dei piccoli passi nell’amore, nel dono di noi stessi, nel perdono dei nostri fratelli. Egli sa che non possiamo fare nulla senza di Lui, senza la Sua grazia. Il Figlio di Dio, Gesù, attende che ci uniamo alle Sue sofferenze, che Gli offriamo le nostre fatiche, i nostri dolori … Egli desidera che chiediamo il Suo aiuto, che riconosciamo umilmente di essere dipendenti dalla Sua grazia, senza di Lui non possiamo fare nulla, in quanto creature.
Durante la Sua passione, Gesù pronuncia poche parole e per il resto del tempo Egli soffre in silenzio, per amore per noi, facendo la volontà del Padre! Quel silenzio “grida” e “tocca” il cuore di Santa Teresa. Esso “toccherà” anche il nostro cuore, se accettiamo di unirci a Lui, mettendoci spiritualmente ai piedi della croce, come Maria e Giovanni. Santa Teresa ci invita a contemplare il Volto oltraggiato e sfigurato del Crocifisso, a fissare i Suoi occhi “spenti e abbassati” e a comprendere, guardando il Volto Santo di Gesù, tutto l’amore che Dio ha per noi, sue povere piccole creature peccatrici.
Mettiamoci spiritualmente vicino alla Madre di Gesù, Colei che accoglie il dono immenso dell’amore di Dio per Lei ma anche per noi, pur soffrendo per quella morte atroce. È Gesù stesso che ci consegna a Maria, come discepoli e figli suoi, affinché Ella ci insegni a vivere tutte le nostre croci per amore e nella pace, unendole a quella del Figlio, affinché possiamo attraversarle insieme a Lui e uscirne vincitori e pienamente salvati.
Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, aiutaci ad aprirci alla Grazia divina, perché il Signore possa agire in noi, converta i nostri cuori e trasformi totalmente le nostre vite. Fa’ che Egli apra i nostri occhi perché possiamo riconoscere che abbiamo bisogno di essere salvati e amati infinitamente.
"Gesù brucia d'amore per noi ... Guarda il suo Volto adorabile! ... Guarda i suoi occhi spenti e abbassati! ... guarda le sue ferite ... Guarda Gesù nel suo Volto ... Lì vedrai come ci ama".
Lettera 87 a Celina
"Il Salvatore conosceva la tua immensa tenerezza, Egli sapeva i segreti del tuo cuore materno, o Rifugio dei peccatori, è a te che Egli ci lascia quando lascia la Croce
per attenderci in Cielo!"
Poesia 54,22
Gv 11, 1-45
Nella sofferenza e nelle prove della vita cosa chiedo al Signore? Gli concedo la mia fiducia?
L’episodio della resurrezione di Lazzaro, raccontato nel Vangelo di san Giovanni, precede e ci prepara alla passione, alla morte e alla resurrezione di Gesù. La fede di Marta e Maria è messa fortemente alla prova a causa della morte del loro fratello Lazzaro. Le due sorelle mandano dei parenti a cercare Gesù, perché “colui che Egli ama è malato”, come riporta l’evangelista; ma Gesù non va subito a Betania.
Egli attende che il suo amico muoia per poi resuscitarlo e perché, attraverso tale miracolo, la fede dei suoi discepoli cresca. Questo episodio ci rivela la Sua identità divina. Dio è il padrone della vita e della morte. Gesù stesso afferma che la malattia di Lazzaro non lo avrebbe portato alla morte, ma che attraverso di essa si sarebbe manifestata la gloria di Dio. Come in altri racconti evangelici, anche qui scopriamo i sentimenti di Gesù attraverso la Sua umanità. Essi esprimono una grande profondità e un amore autentico. Egli prova una grande compassione e tristezza per la sofferenza che stanno vivendo i suoi amici, ma anche per quelle che ciascuno di noi vive.
La morte del suo amico dona al Figlio di Dio l’occasione per compiere un miracolo davanti a numerosi testimoni. Tale miracolo sarà determinante per la decisione dei farisei e del Sinedrio di uccidere Gesù.
All’età di 9 anni, Santa Teresa si ammala di una grave malattia, per la quale pareva non esserci una cura, e che mise a dura prova la sua fede e quella della sua famiglia. Ella venne guarita miracolosamente dalla Vergine Maria, grazie alla preghiera fiduciosa e insistente dei suoi cari che avevano chiesto l’intercessione della nostra Mamma Celeste. Nel rileggere la sua esperienza, che è stata allo stesso tempo difficile e dolorosa, Santa Teresa la paragona a quella che ha vissuto Lazzaro. Ella comprende che proprio attraverso quella terribile prova che ha attraversato, Dio è stato glorificato in lei.
Le sofferenze e le croci che attraversiamo non sono castighi mandati da Dio, come spesso pensa la maggior parte delle persone. Al contrario, esse sono occasioni che il Signore permette, nella Sua infinita misericordia e fa scaturire da un male un bene. Egli desidera far risplendere la Sua gloria nelle nostre vite e farci crescere nella santità. In questi momenti di prova, la nostra fede e quella delle persone che ci sono vicine passano attraverso il fuoco della prova. Siamo chiamati a fare un atto di abbandono più grande in Dio, con la fiducia che Egli è sempre accanto a noi, anche quando sembra nascosto.
Le sofferenze come le malattie che subiamo sono dei momenti in cui possiamo scegliere di lasciarci schiacciare dalla disperazione e dall’inquietudine, oppure, al contrario, possiamo scegliere di lasciarci guidare dal Signore, anche se non è sempre semplice, anche se ci costa. Gesù ha vissuto la sofferenza e l’angoscia, attraverso la sua passione dolorosa e la sua crocifissione, ma Egli ha accolto tutto con un abbandono totale. Egli ha messo tutta la sua fiducia e la sua volontà nelle mani del Padre Suo. La gloria del Padre si è manifestata in Lui attraverso la resurrezione, per compiere l’opera della nostra salvezza.
Pensiamo a tutte le situazioni di paura, di angoscia, di crisi, di “morte” interiore che attraversiamo: se le viviamo in una fede autentica e sincera in Dio, lasciandoLo agire, allora Egli potrà trasformarle e ci farà “assaporare” una vera resurrezione del cuore e dell’anima, per una vita pienamente rinnovata in Lui. La Santissima Trinità attende di poter prendere dimora nei nostri cuori. Se glielo permettiamo, il Signore potrà convertire tutto ciò che viviamo in occasioni di grazia per noi. Potremo, allora, testimoniare agli altri l’opera che Dio è venuto a compiere nelle nostre vite.
"Ma quella malattia non era perché io morissi, era piuttosto come quella di Lazzaro perché Dio fosse glorificato ..."
Manoscritto A 28 r
"Non lasciò forse morire Lazzaro, benché Marta e Maria Gli avessero fatto dire che era malato? ... Ma dopo la prova,
la ricompensa: ... Lazzaro risuscita! ... Gesù agì così
con la sua piccola Teresa: dopo averla lungamente
provata, colmò tutti i desideri del suo cuore".
Manoscritto A 67 v
Gv 9,1-41
Quando la mia fede vacilla, come lascio che il Signore mi tocchi e mi guidi attraverso il Suo Santo Spirito?
La quarta domenica di quaresima è detta domenica “laetare”. La liturgia ci invita alla gioia, ci chiede di rallegrarci, perché il Signore è venuto a salvarci dal peccato e dalla morte eterna. Gesù, il Figlio di Dio, vuole aprire i nostri occhi, affinché vediamo le opere che Dio compie per noi nella nostra vita. Nel Vangelo di Giovanni, il Maestro guarisce un uomo cieco dalla nascita. Questa guarigione realizza un cambiamento radicale nella vita dell’uomo cieco, che passa “dalle tenebre alla luce”, sia fisicamente che spiritualmente.
Il tema della gioia è strettamente legato a quello della luce. È Cristo Colui che porta la luce di Dio e viene a rischiarare le tenebre del nostro mondo: quest’opera di Dio è fonte di grandissima gioia per ciascuno di noi. Il Cristo porta la luce di Dio nella vita di ogni uomo che si apre alla salvezza e desidera accogliere la vita nuova in Lui. Nel Vangelo ascoltiamo il racconto della guarigione dell’uomo che era cieco fin dalla nascita. Dopo essere stato guarito dalla sua cecità, egli è l’unico che vede e riconosce chi è veramente Gesù.
Tutti gli altri credono di vedere e di poter discernere e giudicare ogni cosa e ogni persona, essi pensano di conoscere Dio e di poterLo “rinchiudere” nei loro schemi, nelle loro percezioni sbagliate di Dio. Sono loro i veri ciechi, perché non vedono in Gesù, la vera Luce del mondo. C’è un contrasto evidente tra luce e tenebre, tra il Figlio, vera Luce del mondo, e tutti gli ascoltatori, che vivono nelle tenebre, perché non riescono a credere in Lui e non vogliono credere. Pensiamo alla “notte del mondo” che vive il nostro tempo, pensiamo, cioè, a tutti coloro, che vivono nelle tenebre, perché non conoscono o non vogliono riconoscere in Gesù in Figlio di Dio, che è venuto a portare anche a loro la luce, la grazia e la Salvezza! È bene per noi riflettere su quando anche noi viviamo nelle tenebre a causa del nostro peccato! Cosa aspettiamo a lasciarci visitare dalla grazia di Dio attraverso il Sacramento della riconciliazione?
Santa Teresa comprende la condizione spirituale dei suoi fratelli che vivono nelle tenebre. Ella ne prova compassione e desidera farsi vicina a loro. Verso la fine della sua vita, la nostra Santa carmelitana vive la grande prova della “notte della fede”, come è capitato a tanti altri santi. La fede luminosa che il Signore ha donato a Santa Teresa passa attraverso la tenebra del dubbio e della lotta interiore, anche se ella è sempre sostenuta dalla grazia di Dio. Attraverso questa “notte” dell’anima, che ella sperimenta, il Signore le permetterà di penetrare, di comprendere l’esperienza dolorosa e amara dei peccatori e di coloro che non hanno la fede. Ella desidera condividere le amarezze della loro vita, che non è illuminata dalla luce dell’amore di Dio e dalle sue grazie.
Santa Teresa fa anche di più: ella chiede perdono a Dio a nome dei fratelli peccatori, desiderando per loro la consolazione della fede! La nostra Santa carmelitana condivide l’Amore di Dio per gli uomini. Ella desidera che tutti siano salvi. Ella accetta, perciò, di restare priva delle consolazioni sensibili, comprese quelle che riguardano la sua fede, fino alla fine della sua vita, se necessario, pur continuando, tuttavia, ad amare Gesù e farlo amare.
Se, con l’aiuto di Dio, apriamo bene gli occhi sulle vicende della nostra storia personale, vediamo che tante volte abbiamo fatto esperienza del Suo amore e abbiamo scoperto le meraviglie che Egli ha compiuto e compie nel mondo e in noi. Il Signore ci doni la grazia di far entrare sempre di più nella nostra vita la gioia della salvezza. Egli purifichi i nostri cuori e ci renda simili a degli specchi luminosi, che trasmettono la Sua luce ai fratelli e sorelle che vivono nelle tenebre, e ci renda capaci di testimoniare con la vita la gioia di appartenere a Lui.
"Gesù permise che la mia anima fosse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del Cielo, così dolce per me,
non fosse altro che un motivo di lotta e di tormento! ...
Le tenebre non hanno affatto capito che questo Re
divino era la luce del mondo!... Ma, Signore, tua figlia l'ha capita la tua luce divina! Ti chiede perdono
per i suoi fratelli... Ella accetta di mangiare per quanto tempo vorrai il pane del dolore e non vuole alzarsi prima del giorno che hai stabilito da questa tavola piena
di amarezza alla quale mangiano i poveri peccatori!"
Manoscritto C 5v-6r
Gv 4, 5-42
Qual è la vera sete che abita il mio cuore? In che modo il signore mi aiuta a scoprirla?
Il vangelo della terza domenica di quaresima dell’anno A ci presenta l’incontro di Gesù con la Samaritana. L’Evangelista Giovanni racconta che Gesù, stanco per il viaggio, si ferma ad un pozzo nel territorio di Sicar, una città della Samaria. Egli incontra una donna la cui vita cambierà completamente. Le prime parole che Gesù le rivolge sono: “Dammi da bere!”. Quest’incontro è provvidenziale per la Samaritana, come ogni incontro che ciascuno vive con Gesù.
Il Figlio di Dio vuole entrare nella vita di questa donna per farle scoprire la vera sete che ella porta nel cuore e che non è una sete fisica, ma interiore, profonda ed esistenziale, per farle comprendere che Lui solo può dissetarla veramente. Gesù vuole che ella Lo conosca, perché la sua vita è triste e insipida. Egli vuole donarle la salvezza, la grazia e l’amore necessari al fine di operare in lei una trasformazione radicale della sua vita. Nella Sua infinita tenerezza e nel desiderio di salvarci, il Signore vuole farci visita ai “pozzi” della nostra esistenza, luoghi dell’incontro con Dio, nelle nostre vite, per insegnarci e donarci l'acqua viva.
Riflettendo su questo brano evangelico, Santa Teresa afferma: «Egli aveva sete… ma dicendo “Dammi da bere!” era l’amore della sua povera creatura che il Creatore dell’universo reclamava». Gesù “ha sete d’amore” o piuttosto, Egli offre il proprio amore per “dissetare” noi, piccole creature fragili. Dio non ha smesso di cercarci, per riempirci del Suo amore. Egli desidera che questo amore diventi in noi sorgente d’acqua viva. Siamo chiamati, come la donna samaritana, ad accogliere quest’Amore, a lasciarcene trasformare interiormente, a non tenerlo rinchiuso nel nostro cuore, in modo egoistico e possessivo, ma a diffonderlo a nostra volta nelle vite di tutti i nostri fratelli e sorelle.
C’è una vera “sete” di Dio negli uomini e nelle donne, fin dalla notte dei tempi, anche se spesso non ne siamo consapevoli. Oggi più che mai, come cristiani, abbiamo il compito di far conoscere agli uomini l’amore di Dio e il Suo desiderio di essere amato da ciascuno di noi. Santa Teresa riscontra con tristezza che Gesù trova, purtroppo, pochi discepoli che ricambino il Suo amore, lo offrano agli altri e scelgano di vivere nell’abbandono e nella fiducia.
Occorre aver fatto un’esperienza forte e profonda dell’amore di Dio per poter comprendere come Egli agisce in noi, per poterLo riconoscere quando viene a “visitarci” nella nostra quotidianità. Spesso, la Sua presenza mette in discussione le nostre false certezze, le nostre false immagini sulla realtà e quelle che abbiamo di noi stessi, come Egli ha fatto con la Samaritana. Il Signore vuole provocare in noi una conversione e ci invita ad una vita pienamente decentrata da noi stessi e orientata verso la Sua volontà. A volte capita che il Signore entra nelle nostre vite attraverso eventi dolorosi, che ci obbligano ad accorgerci dei nostri errori e ci spingono a convertirci.
Egli si serve di ogni avvenimento, di ogni persona, per permetterci di fare dei progressi nella nostra vita di fede e nella nostra vita relazionale. Egli desidera scacciare da noi ogni paura di aprirci a Lui e a quanto Egli vuole operare in noi attraverso la Sua grazia. Approfittiamo della quaresima, questo tempo di grazia che la Chiesa ci fa vivere ogni anno, per conoscere e amare di più il Signore, attraverso la Sua Parola, la preghiera, i Sacramenti, le nostre relazioni quotidiane. Invochiamo lo Spirito Santo e chiediamo l’intercessione della Vergine Maria e dei Santi, perché siamo sostenuti nel combattimento spirituale contro il male, che cerca di offuscare la nostra mente e il nostro cuore e allontanarci da Dio.
"Gesù non ha affatto bisogno delle nostre opere ma soltanto del nostro amore, perché questo stesso Dio che
dichiara di non aver bisogno di dirci se ha fame,
non ha temuto di medicare un pò d'acqua alla
Samaritana. Egli aveva sete ... ma dicendo "Dammi da bere", era l'amore della sua povera creatura che il Creatore dell'universo reclamava. Egli aveva sete d'amore ...Ah! Lo sento più che mai, Gesù è assetato (...) Egli trova,
ahimè! pochi cuori che si donino a Lui senza riserve!"
Lettera 196
Mt 17, 1-9
In che modo permetto al Signore di cambiare il mio sguardo sulla mia vita e sugli altri?
All’inizio di questa Quaresima, lo Spirito Santo ci conduce “dal deserto al Tabor”. Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima ci racconta come il Figlio di Dio è trasfigurato e rivela la Sua divinità, davanti ai suoi discepoli stupiti. L'aridità e la fatica del combattimento che viviamo in questo tempo che ci prepara a vivere la Pasqua, lasciano il posto alla consolazione e allo stupore, grazie alla rivelazione della divinità di Gesù, che riceviamo al momento della trasfigurazione.
Questa è una delle teofanie che ci è rivelata nel nuovo testamento. La Santissima Trinità ci appare chiaramente e ci dice chi è Dio. Alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù appare trasfigurato e glorioso. I discepoli sono colti da stupore e non comprendono la portata dell’evento che stanno vivendo. Le parole del Padre danno ancor più "luce" a questa teofania: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Per i discepoli come per noi, tali parole sono come una rivelazione e una conferma di chi è Dio. Esse ci rivelano chi è Gesù, qual è la Sua missione! Il Padre ci invita ad ascoltare l’insegnamento del Figlio amato e a lasciarci guidare dalla Sua parola.
Il Volto luminoso del Figlio trasfigurato, tuttavia, è lo stesso Volto, che presto vedremo sfigurato durante la Sua passione e la Sua crocifissione. Santa Teresa medita sull’esperienza che i discepoli vivono sul Tabor. Ella afferma che vivere d’amore non è semplicemente restare sul Tabor e godere della presenza del Cristo trasfigurato, ma è anche salire il Calvario con Gesù ed essere accanto a Lui. È vivere l’esperienza della croce per essere pienamente salvati da Gesù!
La nostra amica Santa ama il Volto sfigurato e sofferente di Gesù nella Sua passione, perché ella vede in Lui la bellezza nascosta dell’Amore del Figlio di Dio per gli uomini. Nel momento supremo della passione, in cui il Cristo offre se stesso per la nostra salvezza, il Suo Volto diventa, per Santa Teresa, l’ “Astro luminoso”, che guida i suoi passi. Gli “occhi” della giovane carmelitana non cessano di scorgere nel Volto Santo di Gesù, che essa contempla, tutta bellezza della Sua divinità. Il Figlio di Dio rivela nella Sua passione e nella Sua morte la bontà dell’amore di Dio che si è offerto per noi.
Davanti alla contemplazione del Cristo Trasfigurato cresce in lei il desiderio di somigliare al Suo Signore sempre di più, anche nella sofferenza. Santa Teresa vuole seguirLo sulla via della croce e offrire anche lei tutta se stessa. Anche noi siamo chiamati oggi a salire sul Tabor, per imparare ad avere uno sguardo nuovo su chi è Dio, ma anche sulle realtà che viviamo quotidianamente. Dopo aver gustato la gioia della contemplazione della Santissima Trinità, siamo chiamati, poi, a tornare nel "mondo". Questo mondo è il luogo in cui ci attendono il nostro combattimento spirituale, le nostre croci e le nostre missioni personali, quelle che Dio ci ha affidato al fine di annunciare il Suo Regno e per la salvezza delle anime.
Così facendo, scopriremo che i momenti più difficili e sofferti, ma vissuti per amore a Dio e ai fratelli, nascondono una bellezza che attrae e che diventa testimonianza per gli altri e sono fonte di grazie e di crescita spirituale e umana. Allora, la nostra “battaglia” quotidiana ne uscirà trasfigurata perché, come Santa Teresa, scopriremo anche noi la gioia intima che nasce dal dono di noi stessi, istante dopo istante e troveremo in questo la vera pace, quella che non è di questo mondo e che solo Dio può donarci.
"Gesù, la Tua ineffabile immagine è l'astro che guida i miei passi. Ah! Tu lo sai, il Tuo dolce Volto è per me il Cielo quaggiù ... La tua bellezza che sai celare mi rivela tutto il Tuo mistero... Il Tuo Volto è il mio Risposo e la mia Dolcezza.. è il divino mazzo di mirra che voglio conservare sul mio cuore ... Il Tuo Volto è la mia unica ricchezza, non domando niente di più, in esso nascondendomi
continuamente, ti somiglierò, Gesù ..."
Poesia 20
Mt 4, 1-11
Quali sono i combattimenti che il Signore mi chiama a vivere nella mia vita per aiutarmi
a crescere nella fede e nella mia capacità di amare?
Il tempo liturgico della quaresima è un vero tempo di grazia. Attraverso di esso, il Signore ci dona un’occasione propizia per fare una revisione della nostra vita e aprirci ad un profondo cammino di conversione, alla luce di ciò che il Vangelo ci insegna. È la Parola che deve guidarci nel “deserto”, durante questi 40 giorni e non certo lo “spirito del mondo”. Siamo invitati a ritirarci in disparte, nel luogo del combattimento, ma nel quale Dio ci parla. Gesù stesso, il Figlio di Dio, la Parola fatta carne, ci insegna a sostenere il buon combattimento contro tutto ciò che ci allontana da Dio, ci mette in difficoltà, ci paralizza e ci impedisce di essere liberi per poter compiere la missione alla quale ciascuno di noi è chiamato quotidianamente.
Come Santa Teresa, dobbiamo chiedere anche noi al Signore: “Fortifica il mio coraggio!”. Non è sempre facile prendere la decisione di seguire la via che il Figlio di Dio ha scelto. Egli ha preferito la via dell’umiltà, invece che quella della superbia e del potere. Egli ha preferito la via che conduce al dono di sé, invece che quella dell’egoismo. Egli ha scelto e voluto mostrare al mondo la via del vero Amore, che consiste nell’offrire tutto se stesso.
Questa logica di pensiero è completamente estranea a quella del mondo attuale, al punto che molte persone fanno fatica a comprenderne la profondità e l’importanza. Una vita spesa nella sequela di Cristo richiede un cammino fondato sulla fiducia in Dio, appoggiandosi a Lui, piuttosto che sulle nostre deboli forze. Spesso crediamo di poter combattere da soli, di poter gestire e risolvere le nostre difficoltà, i nostri problemi senza invocare l’aiuto di Dio. Che illusione! Siamo veramente ciechi e incoscienti! Pensiamo di poter vivere il combattimento quotidiano cercando delle soluzioni umane, a volte “magiche” e irrazionali, che possono essere egoiste o pericolose, per noi e per coloro che ci sono vicini.
Allora, il Signore, nella Sua bontà, ci mostra che, da soli, siamo fragili, incostanti, incapaci di cavarcela senza il Suo aiuto. Il Signore ci ha promesso di essere sempre con noi, come leggiamo nel Vangelo di Matteo: “Io sono con voi tuti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Non ostiniamoci a voler camminare senza di Lui.
In una delle sue poesie, Santa Teresa esprime chiaramente che il combattimento della fede avviene nel “campo di battaglia” del nostro cuore e l’unica arma che ella possiede è “la spada dell’amore”. Solo l’amore verso Dio, verso il prossimo e verso noi stessi può permetterci di fare scelte coraggiose, che ci fanno uscire dal nostro egoismo e dalla nostra autoreferenzialità. Anche se al momento ci costano, tali scelte sono portatrici di gioia e di pace dentro e fuori di noi.
La nostra fragilità è legata in parte al peccato originale e al nostro peccato personale, ma è dovuta anche alle ferite che portiamo dentro e ai numerosi limiti che vediamo in noi. Tuttavia, essa è sostenuta dalla forza dello Spirito Santo, ma dobbiamo invocarlo se vogliamo che agisca in noi. È proprio lo Spirito che conduce Gesù nel deserto, il luogo in cui sarà tentato dal diavolo, ed è proprio lo Spirito che ci sostiene quando viviamo dei combattimenti interiori, anche forti, affinché possiamo vincerli e crescere nella fede, nell’amore e nel dono di noi stessi. Al contrario di quanto potremmo pensare, tali prove non sono fatte per “distruggerci” o per farci del male, ciò infatti, risponderebbe ad una falsa idea di Dio. Al contrario, esse hanno lo scopo di far crescere e sviluppare in noi la forza, la fedeltà, l’amore di cui il Signore ci ha reso capaci creandoci a Sua immagine e somiglianza.
È Lui che ci ha fatto dono di tutte queste qualità. Accettiamo la sfida e i combattimenti che ci si presenteranno in questo Tempo di Quaresima. Entriamo nel deserto e contempliamo Gesù, che ci ha mostrato il cammino da percorrere e come agire nel combattimento spirituale. Invochiamo con forza lo Spirito Santo e domandiamogli di venire a combattere con noi e per noi. Buon cammino a tutti!
"Signore, Dio degli eserciti (...) armami per la lotta.
Io brucio dal desiderio di combattere per la tua
gloria; ma te ne supplico, fortifica il mio coraggio...
O mio Amato, comprendo a quale combattimento mi
destini: non è affatto sui campi di battaglia che lotterò...
La mia spada non è che l'Amore: son essa caccerò lo straniero dal regno. Ti farò proclamare Re nelle anime che rifiutano di sottomettersi alla tua Divina Potenza ... Essere con te, essere in te, ecco il mio unico
desiderio!".
Preghiera 17
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