E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni,
in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi.
Solennità della Santissima Trinità (Anno A)
Solennità del SS Corpo e Sangue di Cristo (Anno A)
XI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Mt 13,1-23
Permetto al Signore di agire nel mio cuore affinché io diventi terreno fecondo, pronto ad accogliere la Sua parola e a portare frutto?
La liturgia di questa domenica offre alla nostra contemplazione la parabola del seminatore.
Nel racconto di san Matteo, Gesù ci parla di un seminatore che semina a tempo e fuori tempo, instancabilmente, quasi ostinatamente. Egli è convinto che i semi che ha seminato ovunque finiranno, prima o poi, per portare dei frutti. L'immagine di questo seminatore ci sorprende e ci invita a meravigliarci.
Il fatto che il seminatore getti il suo seme lungo la strada, come tra i rovi o tra le pietre, come dice la parabola, può persino farci pensare che questo contadino stia sprecando stupidamente il seme su "terreni" che non sono adatti, che apparentemente non daranno mai i frutti sperati. Effettivamente, questo è un rischio reale. In questa parabola, il seminatore di cui parla Gesù, è Dio stesso e il seme è la Sua Parola. Gesù vuole farci comprendere che il Signore non priva nessuno del dono prezioso che è la Sua Parola. Egli attende, contro ogni umana speranza, che ciascuno voglia accoglierlo e che Gesù venga a portare frutto nella propria vita per la sua salvezza.
Santa Teresa ama molto la Parola di Dio. Ella lascia che questa Parola preziosa guidi ogni suo passo, ogni suo pensiero. Porta sempre un piccolo libro dei Vangeli vicino al suo cuore.
La Parola le permette di orientare tutte le sue scelte, meditandola trova le risposte a tutte le sue domande. La nostra amica Santa permette che il seme del “Divino Seminatore” penetri a fondo nel suo cuore e porti numerosi frutti in lei. Ella apre il suo cuore, per ricevere pienamente il “buon seme”. Ella lo cerca nella lettura quotidiana del Vangelo, lo medita con cura, come fa Maria, la nostra Madre Celeste, custodendola nel suo cuore. Santa Teresa lascia agire questa Parola affinché "bruci" in lei tutto ciò che può ostacolare la realizzazione della volontà di Dio nella sua vita.
I santi cercano costantemente di compiere la volontà di Dio. Essi si lasciano trasformare da essa. In essa trovano il vero nutrimento per crescere nella comunione con il Cristo. I santi si impegnano a compierla pienamente, vi trovano la vera gioia, quella che può saziare ogni uomo. Quante volte rischiamo di essere presi in mille distrazioni? Quante volte siamo occupati a pensare solo a noi stessi e alle tante cose che abbiamo da fare? Sono certamente cose importanti, ma sono essenziali in questo momento, sono prioritarie?
Viviamo spesso in modo frenetico e ansioso, correndo dietro al tempo. Così facendo, rischiamo che le diverse preoccupazioni sottraggano la nostra attenzione dalla Parola così preziosa e vitale, che Dio ha seminato in noi. Oppure, ci facciamo prendere dalla paura o dallo scoraggiamento a causa di ciò che il Vangelo esige da noi, in termini di conversione di vita e di impegno personale di annuncio della Buona Notizia del Vangelo. È facile entusiasmarci quando la Parola di Dio ci consola e ci incoraggia. È più difficile accoglierla quando ci chiede di convertirci, di cambiare le nostre abitudini, di santificarci, perché ci mette davanti alle nostre responsabilità, di fronte alla realtà. Essa, tuttavia, è liberante e salutare per coloro che vogliono mettersi alla sua scuola.
Non dimentichiamo di custodire nel cuore questa grande consolazione: il Signore prepara il seme per ciascuno con grande cura e amore infinito. Egli conosce bene la qualità del "terreno" che il nostro cuore contiene. Si impegna a lavorare con pazienza anche quando questo terreno è il più duro e arido, affinché, a suo tempo, la Parola possa germogliare, crescere e portare molti frutti in noi.
Il Buon Dio conosce il momento in cui ognuno sarà capace di portare frutto e in abbondanza. Egli aspetta pazientemente, concedendoci una grande fiducia e donandoci la Sua grazia, perché senza di Lui non possiamo fare nulla.
Santa Teresa ci ricorda che la Parola di Dio è Gesù, il Cristo, la seconda Persona della Santissima Trinità, il Verbo che si è fatto carne per salvarci e ristabilirci nella comunione d'amore con Lui.
Accogliere la Parola di Dio nelle nostre vite significa accogliere Gesù stesso. Chiediamo allo Spirito Santo la grazia di venire a preparare e coltivare "il terreno del nostro cuore" affinché diventiamo accoglienti e fecondi e la nostra vita porti i frutti che il Signore aspetta da ciascuno di noi.
"E' soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante
le mie orazioni, in esso trovo tutto ciò che è
necessario alla mia povera piccola anima.
Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi".
Manoscritto A 83 v
"Mi sembra che la Parola di Gesù sia Lui stesso... Lui,
Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!"
Lettera 165
Mt 11, 25-30
Cosa mi impedisce di consegnare al Signore con fiducia i pesi e le difficoltà
che porto nella mia vita?
Il Vangelo di questa domenica ci mostra l’amore di predilezione del Signore per i “piccoli”. Essi sono coloro che non presumono delle proprie forze, ma che conservano uno sguardo limpido sulla realtà della loro incapacità di amare o gestire la loro vita da soli, senza l’aiuto di Dio. Essi sono consapevoli che è Lui che agisce nella loro vita e in quella degli altri.
Santa Teresa ha meditato molte volte questo testo evangelico e ha compreso che i “piccoli”, di cui Gesù parla, sono coloro che hanno l’umiltà di chiedere aiuto al Signore, soprattutto quando il fardello che portano si fa troppo pesante e la stanchezza diventa insopportabile, ma anche in tutte le altre circostanze delle nostre vite. La fiducia e l’abbandono nel Signore sono le loro risorse e toccano il cuore di Dio. Essi, come dice il Vangelo, trovano in Lui rifugio, ristoro, conforto. I “piccoli” imparano da Gesù come portare i propri pesi con umiltà e nella consapevolezza di non poter fare a meno dell’aiuto di Dio. Essi trovano la pace e sono alleggeriti dai loro fardelli grazie all'Amore del Divino Salvatore.
Quante volte vorremmo essere alleggeriti delle difficoltà che viviamo! Vorremmo che il Signore ci risparmi dal portare certi pesi! In quante occasioni ci sembra di essere al limite delle forze? Se un amico si avvicina a noi e ci aiuta o semplicemente ci fa dono di un po' del suo tempo per ascoltarci, allora tutto sembra essere meno faticoso e ci sentiamo sollevati. Quanto più se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera, impareremo a portare i nostri pesi con Lui e non più da soli, ma potremo anche aiutare a portare quelli dei nostri fratelli!
Non siamo soli ad attraversare le fatiche che la vita ci presenta. Non dobbiamo pensare che il Signore permetta che viviamo prove più grandi di quelle che siamo capaci di sopportare. Al contrario, esse sono proporzionate alla nostra capacità di gestirle e il Signore è sempre accanto a noi. Egli ci viene incontro e vuole sostenerci ogni volta che Lo invochiamo.
A volte, abbiamo una percezione sbagliata delle cose, soprattutto quando ci troviamo in situazioni difficili, nella confusione del momento e rischiamo perfino di pensare perfino che Dio sia lontano, che non si occupi di noi o addirittura che ci abbia abbandonato. Ecco perché lo sguardo umile ma profondo dei “piccoli”, che vedono al di là delle apparenze è così importante per noi. Occorre saper riconoscere che la volontà di Dio passa, a volte, anche attraverso avvenimenti che in un primo momento non comprendiamo.
La fiducia in Dio, l’abbandono in Lui, la possibilità di poggiare il nostro fardello “sulle Sue spalle”, ci donano la pace. Comprendiamo e sperimentiamo che non siamo soli. C’è un Padre Celeste che ci ama e si prende cura di noi. Gesù, il Figlio di Dio, è venuto a rivelarci il Suo amore, perché non avessimo più paura di Lui e crescessimo nella fiducia profonda che siamo Suoi figli amati. Santa Teresa ci insegni la sua “piccola via”, la via evangelica di coloro che si sentono profondamente amati dal Padre e che con infinita fiducia rimettono, istante dopo istante, la propria volontà nelle Sue mani. Nel compiere la Sua volontà, trovano la pace e il riposo.
Lo Spirito Santo illumini il nostro sguardo perché possiamo vedere la presenza del Signore in ogni cosa. Egli ci sostiene con premura e delicatezza, non solo nelle grandi difficoltà, ma anche in quelle piccole e apparentemente insignificanti. Anche se non ci accorgiamo o non sentiamo la Sua presenza, Egli è sempre accanto a noi.
"Ascolto con delizia questa parola di Gesù che mi dice tutto ciò che devo fare: "imparate da me che sono dolce e umile di cuore"; allora ho la pace, secondo la sua dolce
promessa..."
Ultimi Colloqui 15.5.3
"Ricordati che la tua volontà santa è mio riposo, la mia unica gioia. Mi abbandono e mi addormento senza paura nelle tue braccia, o mio divino Salvatore"
Poesia 24,32
Mt 10,37-42
Sono pronto a seguire il Signore sulla via dell'abbandono e della fiducia, donandomi totalmente al Suo progetto d’amore?
Gesù, l’Unigenito Figlio di Dio, ci chiama a seguirLo. La Sua chiamata è esigente. Egli ci invita ad una scelta radicale e totale. Gesù è molto chiaro, a tal proposito, quando parla ai suoi discepoli. Il loro legame con il Signore deve essere totale, vero e autentico. Egli esige da loro, come da ciascuno di noi, di mettere la propria vita completamente a servizio del progetto di Dio, per la salvezza delle anime. Certamente, Gesù non disprezza i legami familiari, che sono importanti, ma desidera ed esige da noi un amore per Lui al di sopra di ogni altro amore, che sia prioritario e senza compromessi. Tale amore deve vivere e crescere in noi al punto da orientare, santificare, purificare ciascuna delle nostre relazioni, siano esse d’amore o di amicizia.
Invece di scoraggiarsi davanti a questo alla radicalità da parte di Gesù a donarsi a Lui e a seguirLo, santa Teresa ha sentito accendersi nel suo cuore un desiderio ancora più grande di amarLo.
Se riflettiamo su che cos’è l’amore umano, comprendiamo che, quando esso è vero, profondo e fortemente radicato nell’amore divino, allora esso ha come priorità il dono totale di se stessi in vista del bene comune e del bene dell’altro, sia nell’amore di coppia, sia nell’amicizia, sia nelle relazioni lavorative.
Ancor di più, se diciamo di voler amare il Signore, dobbiamo essere disposti ad offrire la nostra vita, a “perderla”, per ritrovarla, affinché essa sia rinnovata, santificata, trasformata da Lui e in Lui. Santa Teresa ci fa comprendere, però, che è soltanto il Signore che può donarci quell’amore autentico, profondamente disinteressato, costante, incondizionato, che non è umano, ma pienamente divino. Egli è l'unica fonte, tutto viene da Lui. È l'Amore incarnato.
Questa capacità di amare voluta dal Signore è realizzata da Lui e in Lui, ci permetterà di amare con un amore-agape, perché sarà Lui che amerà in noi e attraverso di noi. Pur essendo creature umane fragili, spesso incostanti e infedeli, siamo chiamati a lasciarci ricreare nuovamente dal nostro Salvatore, per divenire sempre più simili a Lui. Egli, però, non fa nulla senza il nostro consenso, perché rispetta infinitamente la nostra libertà. Spetta a noi dare a Lui il nostro sì totale e gratuito.
Se decidiamo di restare chiusi nei nostri egoismi, nelle nostre dipendenze, nelle nostre ferite, nei nostri progetti puramente umani e centrati su noi stessi, tutto questo bloccherà la nostra apertura al progetto che Dio ha per noi. Il Signore non ci costringe ad accogliere a tutti i costi il Suo amore, siamo liberi di accettarlo o di rifiutarlo. Se, però, apriamo il nostro cuore all’amore di Dio e gli permetteremo di agire in noi, Egli ci aiuterà a compiere meraviglie nel Suo Nome. Siamo invitati a realizzare numerosi atti d’amore verso il nostro prossimo, ogni volta che la provvidenza ce lo domanderà.
Queste azioni avranno un grande valore ai suoi occhi, perché è il Signore stesso che agirà in noi e attraverso di noi. Il nostro prossimo deve essere per noi un altro Cristo da servire. Donare un bicchiere d’acqua ad un assetato, oppure donare accoglienza e ascolto ad un fratello, metterci in vari modi a servizio del prossimo, senza attendere niente in cambio, ecco il nostro compito da cristiani e da figli amati del Padre celeste.
Invochiamo lo Spirito Santo perché apra i nostri occhi e ci permetta di vedere con chiarezza ciò che Egli vuole operare in noi e attraverso di noi. Che Egli ci doni la grazia di rispondere alla chiamata che Egli ci affida, con gioia e donazione piena.
"E' il tuo amore, Signore che io desidero, è il Tuo amore che deve trasformarmi. Metti nel mio cuore la tua fiamma consumante ed io potrò benedirti ed amarti.
Si, potrò amarti e benedirti come si ama e si benedice
in Cielo. Ti amerò dello stesso amore con il quale Tu
mi hai amato, Gesù Verbo Eterno".
Poesia 41,2
Mt 10,26-33
Quali sono le paure che mi tengono prigioniero e mi impediscono di consacrarmi interamente alla missione affidatami da Dio?
Il brano evangelico di questa domenica ci racconta alcune istruzioni che Gesù ha dato ai dodici apostoli, dopo averli chiamati a seguirLo. “Non abbiate paura”. Gesù ripete per tre volte quest’esortazione in pochi versetti. Essa ci sorprende e deve interpellarci. Il Signore sa bene che essere missionari della buona novella nel mondo comporterà persecuzioni di ogni tipo, dissensi, contrasti con coloro che non credono al progetto di salvezza di Dio per tutti, realizzato in Gesù. Il rischio più grande che corrono i discepoli è quello di subire il martirio, seguito dalla morte terrena, così come l’ha vissuto il Figlio di Dio prima di noi. Egli, tuttavia, li rassicura: “perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”.
Queste parole ci insegnano l'infinita delicatezza di Dio nei nostri confronti e che non dobbiamo avere paura. Egli è con noi. La fiducia e l'abbandono ci danno la direzione per camminare sulla strada della vita. Santa Teresa ne rimane stupita e affascinata. Ella afferma che veramente il Signore si occupa di ogni anima come se essa fosse unica al mondo!
Santa Teresa accoglie questa chiamata alla missione come qualcosa che è indirizzato a lei personalmente in quanto sposa di Cristo. Ella desidera abbracciare la sua missione di consacrata in mezzo al mondo, con una fiducia incrollabile in Dio, con coraggio e con audacia. La fiducia nasce nel suo cuore dalla consapevolezza che nessuno potrà mai separarla dall’amore del Signore. Il suo coraggio è quello di una combattente, come ella scrive in una sua poesia intitolata “Le mie Armi”.
Santa Teresa porta le “armi” della povertà, della castità e dell’obbedienza. Sono i voti religiosi che le permettono di essere unita più intimamente a Cristo e la rafforzano nel combattimento spirituale del quotidiano. L’audacia è una caratteristica singolare della nostra amica Santa che si dichiara pronta a qualunque sacrificio, pur di conquistare al Signore i cuori degli uomini e ricevere insieme a loro come ricompensa il regno dei Cieli. L’armatura della piccola Teresa è simile a quella di San Paolo. Essa non è frutto di una conquista personale, non è qualcosa che otteniamo con le nostre proprie forze, ma è un dono, una grazia che riceviamo da Dio. È importante disporre il nostro cuore ad attendere tutto da Lui, in un abbandono e fiducioso. Dobbiamo restare aperti per accogliere il soccorso della Sua grazia.
Uno dei più grandi pericoli che possiamo incontrare è di non comprendere che la nostra vita ha un valore infinito agli occhi di Dio, che la nostra vita ha senso per Lui e per il Suo progetto di amore.
Rischiamo di scendere a compromessi con tutto quello che la società esige da noi. Il mondo e le persone non devono distoglierci dal vero bene della nostra esistenza, che è la vita eterna. Santa Teresa, nostra amica e maestra spirituale, ci aiuti a vivere il combattimento spirituale quotidiano con totale fiducia in Dio, coraggio e audacia, affinché il Signore ci doni la grazia di vincere le nostre paure e consacrarci interamente alla missione di annunciare il Suo amore a tutti.
"Dell'Onnipotente ho vestito le armi. La sua mano si è degnata ornarmi e ormai quaggiù nulla mi mette più in allarme. Dal suo amore chi potrà separarmi? Lanciandomi al Suo fianco nell'arena io non temerò né ferro né fuoco. I miei nemici sapranno che sono regina e che
sono la sposa di un Dio!".
Poesia 48 "Le mie armi"
Mt 9,36-10,8
Come rispondo concretamente alla chiamata del Signore
ad essere un operaio
per la Sua messe?
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù chiama i dodici apostoli e li invia, donando loro il potere della guarigione fisica e spirituale delle persone. Nel racconto evangelico, Gesù osserva la folla che Lo segue. Egli si accorge della loro stanchezza. Non si tratta di una semplice stanchezza fisica. Gesù comprende che queste persone sono sbandate, che sono schiacciate sotto il peso della loro vita che non è sempre conforme al progetto di Dio.
Esse vivono senza avere una vera guida, come un gregge senza pastore. Lo sguardo del Figlio di Dio scende in profondità su ciascuno, perché Egli conosce i cuori, dal momento che Egli è Dio. Gesù non si ferma soltanto alle persone che Egli ha davanti a sé, ma guardando le folle che lo seguono, Egli pensa all’umanità intera del Suo tempo e di tutti i tempi, Gesù non si ferma solo alle persone che ha davanti, alla folla, ma pensa all'umanità intera, dal suo tempo fino al Suo ritorno nella gloria. Gesù guarda nel cuore di ciascuno di noi. Il Maestro afferma: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Anche noi oggi, ascoltando questo Vangelo, ci sentiamo toccati e raggiunti dallo sguardo del Signore, che guarda la nostra povertà, la nostra debolezza, le nostre difficoltà, i nostri bisogni, le nostre fatiche, la nostra incapacità a seguirlo ... Anche noi riceviamo un mandato da parte di Gesù. Egli ci invita a pregare il Padre e chiedere “operai per la sua messe”.
Santa Teresa si stupisce nel meditare su questa richiesta di Gesù. Ella si domanda come mai il Signore, pur essendo onnipotente, chiede a noi, povere creature, di pregare il Padre perché mandi operai nella Sua messe. Santa Teresa ama e conosce Gesù; ella intuisce qualcosa che inizialmente può sembrare incomprensibile. Il Signore desidera che ciascuno di noi prenda parte con Lui all’opera di salvezza delle anime. Ella comprende che Dio viene a chiedere il nostro aiuto, la nostra intercessione e ad alcuni chiede di donare la propria vita scegliendo una vocazione particolare, come sacerdote, come religioso...
A volte, anche noi ci chiediamo come mai il Signore, che è onnipotente, non interviene in tante situazioni che viviamo quotidianamente. Spesso ci domandiamo perché Egli non cambia il cuore delle persone, perché Egli non cambia il nostro cuore. Eppure, Egli manifesta loro il Suo amore e si rivela apertamente a tutti, come l’unico Salvatore. Il Signore desidera “la preghiera di una povera piccola anima per salvare le altre anime”, come dice santa Teresa. Il nostro cuore si riempie di pace e di gioia nel sapere che il Signore si prende cura di ciascuno di noi. Egli desidera che cresciamo nell’amore per i nostri fratelli e le nostre sorelle in umanità, ci impegniamo personalmente, e che intensifichiamo la nostra preghiera per loro.
Il Signore attende che noi entriamo più in profondità nella nostra relazione con Lui, fino a comprendere i Suoi sentimenti e farli nostri, fino a condividere il Suo stesso amore per gli uomini. Rivolgiamo la nostra preghiera al Padre chiedendo le vocazioni, come Gesù ci chiede, perché Egli chiami e mandi numerosi operai alla Sua messe, che siano santi, secondo il Suo cuore. Essi avranno la missione di guidare l’umanità che è disorientata e confusa a causa delle molteplici proposte del mondo, delle cose che non sono essenziali e che sono impregnate dello spirito del mondo. Essi saranno chiamati a guidarla verso l’unica meta che dà il vero senso al nostro pellegrinaggio sulla terra: la vita eterna in Dio. Lo Spirito Santo ispiri la nostra preghiera, le nostre scelte e ci aiuti a far nostra la passione di Gesù per il Regno di Dio.
"Gesù ha per noi un amore così incomprensibile da volere che noi prendiamo parte con Lui alla salvezza delle anime. Egli non vuol far nulla senza di noi. Il creatore dell'universo
aspetta la preghiera di una povera piccola anima per
salvare le altre anime riscattate come lei al prezzo di tutto il suo sangue".
Lettera 135 a Celina
Gv 6,51-58
Come quali mezzi preparo il mio cuore a ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo in ogni Messa?
Nella Solennità del Corpus Domini, la Chiesa celebra il Sacramento dell’Eucarestia. In questo divino sacramento è contenuto il mistero di Dio che si è fatto uomo, che è morto e risorto per noi, Gesù si fa Pane per nutrire noi, suoi figli, della Sua vita divina. Per questa festa, le strade dei nostri paesi e delle nostre città si riempiono di fiori dai molteplici colori e disegni, che fanno da tappeto durante le processioni del Santissimo Sacramento. Queste “strade fiorite” rappresentano bene ciò che vogliamo esprimere a Gesù, cioè che il nostro cuore desidera essere accogliente, preparato con cura, per ricevere degnamente il Divino Ospite. La comunione eucaristica ci aiuta a donarci completamente a Gesù.
Santa Teresa ha messo l’Eucarestia al centro della sua vita fin da bambina. Da religiosa, ella ha parlato spesso di Gesù-Ostia nei suoi scritti. Ella vi esprime il proprio desiderio di onorare sempre la presenza di Gesù prigioniero nel tabernacolo, affinché Egli sia onorato e amato per questo dono inestimabile. Ella vorrebbe che ogni anima fosse infiammata dall’amore per il Signore.
Consapevole, tuttavia, dei propri limiti e debolezze, Santa Teresa invoca spesso la Vergine Maria, perché Ella l’aiuti ad amare il Suo Figlio come l’ha amato Lei. In una delle sue poesie, utilizzando l’immagine del corporale, ella chiede alla Vergine che cambi il suo cuore perché diventi “un corporale puro e bello”, per poter accogliere il Signore nel modo più degno possibile. In altri suoi scritti, la nostra Santa dice che desidera diventare ella stessa un “ostensorio vivente” per portare sempre in sé la presenza di Gesù. L’amore infinito del Signore per le Sue creature l’ha sedotta. Egli ha mostrato il Suo grande amore per gli uomini fino ad incarnarsi.
Egli non ha cessato di farsi umile e povero attraverso la Sua passione e la Sua morte in croce, ma il colmo del Suo annientamento, come dice Santa Teresa, si è realizzato nell’Eucarestia. Nel divino mistero del Pane Eucaristico, il Signore non poteva scendere più in basso. Egli sceglie di farsi Cibo per donarsi a noi nel modo più semplice, affinché cresciamo nella vita spirituale. L’Eucarestia ci guarisce da tutto ciò che ci allontana da Dio e ci trasforma in Lui, al fine di prepararci all’eterna comunione con Lui, quella che vivremo in Cielo.
Santa Teresa si sente chiamata ad imitare il Suo Signore, in risposta all’Amore che riceve da Lui e, a sua volta, ad offrire tutta la sua vita come i “grani di frumento” che vengono macinati per diventare pane. Sant'Ignazio di Antiochia ne parla nei suoi scritti. Santa Teresa desidera questa unione con il Signore già qui su questa terra, nel Santissimo Sacramento dell’altare. Questo è ciò che ognuno deve chiedere e desiderare per sé stesso, ma anche per i nostri fratelli in umanità. Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria e di Santa Teresa, perché esse risveglino in noi desideri santi. Troppo spesso la nostra partecipazione alla Santa Messa è diventata un’abitudine, per alcuni è diventata una distrazione, un atto ordinario, mentre lo straordinario entra nella normalità della nostra vita.
Troppo spesso dimentichiamo di essere chiamati a partecipare alla vita di Dio, in Dio. Dobbiamo offrire noi stessi al Padre, uniti intimamente al Sacrificio di Gesù e grazie all’opera dello Spirito Santo. Questa partecipazione reale e attiva ad un mistero così grande ha il suo culmine nel momento in cui riceviamo l’Ostia Santa e alimenta e fa crescere la nostra vita spirituale.
L’Eucarestia ci fa crescere come figli di Dio e dilata il nostro cuore fino alla misura del Cuore di Cristo, secondo la nostra capacità di lasciarci plasmare. È questo ciò che i Santi hanno vissuto e vivono pienamente in Cielo! Questo è ciò che siamo chiamati a vivere fin da ora e in ogni sacramento, specialmente quello dell'Eucaristia. L’Eucarestia ci prepara per la vita eterna, purificando, modellando e trasformando sempre di più la nostra fragile umanità. Noi non siamo stati creati per la vita terrena, ma per la vita eterna, cioè la vita in Dio. Prepariamo bene i nostri cuori e teniamo fissi i nostri sguardi al Cielo, perché è solo in Dio che gusteremo quella gioia vera che non finirà mai.
"Cambia il mio cuore, o Vergine Maria, in un corporale puro e bello affinché possa ricevere la bianca ostia, nella quale
si nasconde il Dolce Agnello. Ah, che gioia! Io sono prescelta fra i grani di Frumento puro che perdono per Gesù la vita! ... Mio Amato, vieni a vivere in me, vieni, la tua
bellezza mi ha rapita. Degnati di trasformarmi in Te! ...
Poesia 25,4,8
Gv 3,16-18
Come mi lascio trasformare dall'amore del Signore
per divenire sempre più capace di amare come mi ama Lui?
In questa domenica, la Chiesa celebra la Solennità della Santissima Trinità. Siamo chiamati ad entrare in questo grande mistero con la preghiera, la contemplazione e l’amore, piuttosto che con la nostra intelligenza umana. Questo mistero è insondabile proprio perché le nostre parole umane sono troppo povere per poterlo spiegare e la nostra intelligenza è troppo limitata, dal momento che siamo creature ferite dal peccato, per poterlo comprendere in tutta la sua profondità e grandezza. Eppure, tale mistero non è estraneo a noi. È tutto il contrario, la relazione d’amore che intercorre fra le tre Persone Divine - il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – influenza o trasforma la nostra vita e tutto ciò che la riguarda nei minimi dettagli. Noi siamo uniti a Dio, perché, come dice l’autore degli Atti degli Apostoli: “In Lui viviamo, ci muoviamo, esistiamo” (At 17,28).
Questa solennità ci immerge nel cuore della nostra fede cristiana. Abbiamo un Dio che è Padre e Creatore. Gesù, il Figlio di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, ha dato la Sua vita per amore, per ciascuno di noi. Egli ci ha rivelato l’amore del Padre e l’ha diffuso nei nostri cuori, attraverso il dono dello Spirito Santo. La terza Persona della Santissima Trinità è lo Spirito Santo, che ci accompagna e ci guida in ogni istante. Egli ci fa partecipare, vivere, comunicare all'Amore stesso di Dio.
Santa Teresa, come tanti altri santi, ha profondamente compreso questo amore incondizionato che Dio ha per lei e a Lui si è donata con gioia e senza riserve. Questo ha provocato un cambiamento in lei. Il dono totale della sua persona a Dio è diventato più profondo e senza alcuna riserva da parte sua, senza alcun ripiegamento su se stessa. Ogni istante, Dio continua ad offrirci gratuitamente il Suo amore, se noi accettiamo di accoglierlo nelle nostre vite. Siamo invitati a seguirLo al fine di vivere una relazione più autentica e profonda con Lui. E se, purtroppo, facciamo la scelta di rifiutarLo, Egli, al contrario, continuerà ad amarci instancabilmente.
Fin dall’eternità il Signore desidera portare a compimento la salvezza dell’umanità, che ciascuno di noi sia salvato. Nei nostri rapporti quotidiani con gli altri, anche con coloro che ci sono più vicini, viviamo un tipo di relazione d'amore che spesso rischia di essere egoista e centrata su noi stessi. La Trinità ci insegna a vivere un amore che sia il più possibile simile all’amore divino: un amore che si dona, che si offre senza attendere nulla in cambio, che desidera il bene dell’altro e lo mette al di sopra del proprio bene. Se in qualcuno dei nostri legami, facciamo esperienza di un amore simile a questo, allora stiamo certi che, in quelle situazioni, è Dio in persona che agisce.
Santa Teresa aveva un grande desiderio di crescere nell’amore vero, ma si scontrava spesso con le proprie fragilità, i propri limiti. Ella ha capito e sperimentato che la soluzione per raggiungere il suo fine ultimo è amare gratuitamente e pienamente il suo Signore e il prossimo. Ella doveva mettere la propria debolezza nelle mani di Dio e offrirgli tutto per lasciarsi trasformare dall’Amore divino. Il Signore venne in soccorso della sua piccola creatura e riempì il cuore della Sua sposa con il Suo amore che è relazione. In seguito a questa esperienza trasformante, nata dalla sua relazione con Dio, Santa Teresa ottenne la grazia di poter riversare questo amore su tutti i fratelli e sorelle in umanità, sparsi nel mondo intero, fino ad oggi, grazie alla sua preghiera fiduciosa e restando nel suo piccolo convento.
Lo slancio missionario della piccola Teresa è nato dall’Amore che regna nel cuore della Trinità. È lì che ella ha scoperto e sperimentato di essere amata profondamente, intimamente e da tutta l’eternità da Dio. Anche noi, come lei, siamo piccole creature amate infinitamente e incondizionatamente dalla Santissima Trinità. Anche noi possiamo seguire la sua stessa via: mettere il nostro “niente”, le nostre fragilità, le nostre ferite, le nostre mancanze di amore … nelle mani del Buon Dio, con fiducia e abbandono e ricevere da Lui fiumi d’amore e di misericordia che ci riempiranno e ci faranno diventare discepoli del Signore. A nostra volta, noi potremo donare tutto ciò che abbiamo ricevuto ai nostri fratelli e sorelle.
"O mio Dio, Trinità Beata, io desidero Amarti e farti amare ... Poiché mi hai amata fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei
suoi meriti sono miei ed io te li offro con gioia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di Gesù e nel suo cuore ardente d'Amore".
"Offerta all'Amore Misericordioso" - Preghiera 6
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